Caporalato, Hyso Telharaj: il vino che ora sa di giustizia

L’aguzzino del 22enne albanese, Luan Vrapi, è stato finalmente catturato e portato nel carcere di Bari

MESAGNE- Luan Vrapi, l’assassino di Hyso Telharaj, è stato estradato questa mattina: scendendo dall’aereo a Fiumicino, scortato da personale dello Scip (Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della direzione centrale della polizia criminale), il 47enne albanese latinante da più di 20 anni ha messo la parola fine al calvario di chi ha atteso per così tanto tempo la giustizia.

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E oggi, 9 luglio 2020, il killer di Hyso, che secondo gli inquirenti è membro di un’organizzazione di caporalato, è stato trasferito nel carcere di Bari per dare esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Foggia il 24 novembre 1999. A Hyso Telharaj, partito dall’Albania con il sogno di studiare e diventare geometra, la Cooperativa Terre di Puglia- Libera Terra ha dedicato il primo vino prodotto sui terreni nel brindisino confiscati alla Sacra corona unita: un vino rosso del coraggio che non si piega ai caporali.

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Perché Hyso Telharaj, arrivato in Puglia all’età di 22 anni, aveva iniziato a lavorare alla raccolta dei pomodori tra Cerignola e Borgo Incoronata, senza sapere che la vita dei braccianti agricoli pugliesi è afflitta da una forma di schiavitù moderna che fa paura e che uccide, il caporalato. Ma Hyso voleva mettere da parte i soldi per studiare non per pagare il pizzo ai caporali: la sera del 5 settembre 1999 venne avvisato che qualcuno lo stava cercando perché ha avuto il coraggio di pronunciare un no e dal casolare in cui viveva, nelle campagne vicino a Borgo Incoronata, non uscì mai più vivo perché i suoi aguzzini, caporali albanesi aiutati da un italiano, gli spararono, lasciandolo agonizzante per tre giorni.

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“La notizia ci ha dato speranza perché la storia di Hyso è emblematica, racconta Sasy Spinelli, referente provinciale di Libera Foggia e membro della Cooperativa Terre di Puglia, incontrato nella sede di Mesagne. “E’ la storia della vita di un ragazzo di 22 anni che viene in Italia dall’Albania per realizzare i suoi sogni e incontra una piaga che oggi miete vittime come il caporalato. La nostra reazione è stata anche di forza perché tante vittime innocenti delle mafie della nostra regione ancora oggi non conoscono verità”.

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Il nome di Hyso è diventato un simbolo della ribellione contro l’odiosa piaga del caporalato, ma anche di riscatto e rinascita, ricordato spesso dall’associazione Libera che per il ventennale della morte, a settembre 2019, ha promosso tre giorni di memoria e impegno dal titolo “Il dolce sorriso di Hyso Telharaj”. E, dunque, il giovane Hyso, con la consegna dell’ex latitante al personale della Polizia Penitenziaria di Bari, suo aguzzino, sorriderà dall’alto perché giustizia è finalmente fatta.

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