I "giovedì di settembre", una tradizione che resiste

Più che una festa vera e propria si tratta di un'usanza ereditata dalle civiltà contadine del passato

CEGLIE MESSAPICA - Occasioni di convivio, festa, musica. Sono i "giovedì di settembre"radicati nella tradizione rurale di Ceglie Messapica. Una usanza, unica in tutta la provincia, ereditata, secondo fonti storiche, dalle civiltà contadine come pretesto per consumare il vino vecchio e svuotare i ‘capasoni’ per far posto al vino nuovo. Il primo documento scritto riguardo al giovedì di settembre risale al 1812: era l'occasione, per gli artigiani, di recarsi in campagna per festeggiare la vendemmia, vero momento goliardico accompagnato dal ballo della pizzica ma, soprattutto, un'occasione per gustare  alcune prelibatezze della tradizione gastronomica come i “marrett”, le testine di capretto, e gli spiedini arrosto.

Secondo le fonti storiche, il primo giovedì era dedicato alle donne, il secondo era dedicato agli amici accolti attorno a grandissime tavolate. Mentre il terzo giovedì era dedicato a tutti i contadini, durante il quale le donne “portavano la serenata” al padrone che, per dimostrare la sua benevolenza, regalava a tutti dei fichi e mezzo sacchetto di grano. Infine l’ultimo giovedì era il “giovedì delle promesse” durante il quale, con il clima di festa e di allegria, tutti promettevano di essere più disponibili verso gli altrisenza tenere conto delle varie differenze di classe sociale. Solo promesse, purtroppo, perchè tutto tornava come prima. Il tentativo di istituzionalizzare i festeggiamenti del giovedì di settembre si deve, nel 1897, all'allora sindaco Francesco Elia, con una delibera di giunta che, però, non andò a buon fine, insieme al suo mandato.

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Qualche anno dopo, sempre secondo fonti storiche, nel 1901, il nuovo sindaco Achille Lodedo organizzò la festa di settembre nel giardino di don Francesco Allegretti, nella zona di via Bottega di Nisco, nei pressi del centro storico. Una festa, però, non aperta a tutti, così gli artigiani e parte dei contadini organizzarono la loro festa, non molto distante, in via Porta di Giuso, con lo spettacolo del gioco della “cuccagna”. Ma durante la festa un ragazzo, Francesco Bellanova, dopo aver preso la cuccagna, cadde dall’albero e morì e da quel momento non sono mai stati più organizzati festeggiamenti istituzionali del giovedì di settembre. 

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