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Di Rocco: "Così abbiamo riorganizzato la biblioteca in piena pandemia"

Cultura, diritti, politica, salute: le idee delle donne per il 2021. Primo appuntamento con la direttrice della biblioteca arcivescovile “Annibale De Leo” di Brindisi

BRINDISI - Nel 2020 che resterà marchiato dalla storia come l'anno della pandemia, quali sono gli auspici per questo nuovo 2021 da poco iniziato? Lo abbiamo chiesto ad un gruppo di donne della provincia di Brindisi impegnate nella cultura, imprenditoria, nello sport, nell'arte, nel sociale e nella medicina. Abbiamo chiesto loro di immaginare il 2021 che vorrebbero per Brindisi, la Puglia e tutti noi. Diviso in più puntate, per il primo appuntamento ospitiamo la "voce" di Katiuscia Di Rocco, direttrice della biblioteca arcivescovile “Annibale De Leo” di Brindisi. 

Come è stato organizzato il lavoro di un luogo come quello della biblioteca alla luce di tutto quanto accaduto nel 2020?

Con il dpcm dei primi di novembre si è respirata quasi l'aria di una 'profezia dell'estinzione'. In biblioteca tra le persone, le telefonate e le mail che andavano e venivano si respirava una strana aria, come se dall'indomani si dovesse ritornare a leggere solo le stelle. Bisognava far tutto e subito perché 'del doman non c'è certezza'. Così abbiamo pensato ad organizzare la 'Biblioteca a domicilio' in bicicletta tenendo in mente il principio per il quale una biblioteca è un presidio della mutazione, una presa di coscienza, una nemica dell’immobilità, come un gioco di prospettiva contro qualsiasi falso movimento prodotto da illusioni ottiche.

Una pandemia che ha "rivoluzionato" tutta la nostra vita

Non abbiamo atteso il verdetto dal sapore marcatamente catastrofista e come un 'cuentacuentos' (parola meravigliosa) abbiamo continuato a raccontare la storia di questi secoli. Si lavora da mesi in una strana atmosfera fatta di ansie, paure, caccia all'untore, timori più o meno razionali. Una sensazione di troppa lunga sospensione e confusione. E' crollata l'illusione del controllo della realtà e la fame dell'altro si è fatta paura. Sono completamente cambiati i ritmi della quotidianità familiare e lavorativa e quest'epidemia pare un grande esperimento sociale che ci dirà attraverso i social chi in realtà siamo.

Come possiamo uscire da questa sospensione e ritornare alla normalità?

Solo l'unità di intenti e il principio di solidarietà possono salvare i rapporti umani e far sì che possiamo uscirne ancora bene da questo dramma. Le mail scambiate con i colleghi in lunghi mesi per richiedere libri o scansioni o informazioni o quelle degli utenti confortati e sollevati iniziano diversamente con un 'carissima' e terminano con 'al più presto stai tranquilla' oppure 'grazie di cuore' e tu non li hai mai visti. Perché siamo individui in una collettività e cresciamo insieme non come singoli, ma con gli altri. Solo così salviamo e costruiamo la nostra memoria, superiamo la condizione dell'esilio e della solitudine emotiva e possiamo guardare con minore inquietudine al futuro.

Come immagini si possa costruire questo 2021?

Possiamo continuare a costruire il nostro futuro solo partendo dal presupposto che la competenza non è autorità. I luoghi della cultura devono essere luoghi di dialogo, di conversazione evitando la pesca a strascico. Non esiste un'identità culturale, ma esiste iniziare ad accorciare le distanze nel rispetto delle differenze.

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