I veleni finiti anche nella rete pluviale, e forse anche nel porto medio

Sabato inquinate poche decine di metri della rete, ma la presenza di molte cisterne vuote lascia spazio a vari timori

BRINDISI – Oltre ai metri cubi di reflui tossici scaricati nel terreno attiguo, altrettanti potrebbero essere finiti in mare, e più precisamente nel porto medio di Brindisi attraverso due affluenti, Fiume Grande e Fiume Piccolo, cui è collegata la fogna pluviale della zona industriale. È questo lo scenario più grave che si sta presentando in queste ore, dopo la scoperta fatta dalla Squadra Mobile nel pomeriggio di sabato 16 maggio nel sito dismesso della Europlastic Sud Srl, quando sulla base di una segnalazione la polizia ha interrotto una operazione di sversamento di sostanze inquinanti in un terreno attiguo alla fabbrica ma anche in alcuni tombini nel piazzale interno, attorno al capannone in stato di abbandono.

Lo scarico della fabbrica dismessa nel dosso della fogna pluviale dell'Asi-2

Nell’immediatezza dei fatti, sul posto erano stati chiamati ad intervenire anche l’Arpa e il Nucleo Nbcr del comando provinciale dei Vigili del Fuoco. Ma da stamani anche il Consorzio dell’Area di sviluppo industriale ha svolto una sua ispezione. E sono stati i tecnici dell’Asi ad accertare che i tombini utilizzati per sversare i reflui altro non erano che le griglie di raccolta delle acque piovane, e non quelli della rete che originariamente era collegata all’impianto di trattamento dei rifiuti industriali di Termomeccanica, come ipotizzato in un primo momento. Quindi le sostanze inquinanti, su cui sta svolgendo le indagini di laboratorio Arpa, sono passate nei dossi che poi portano agli sbocchi di Fiume Piccolo e Fiume Grande nel porto medio.

L'ex capannone Europlastic posto sotto sequestro-2

Sabato però proprio l’interruzione delle operazioni di scarico ha evitato che i reflui finissero in mare. Il personale tecnico dell’Asi ha accertato che le scorie liquide avevano percorso solo poche decine di metri. Quindi basterà bonificare il tratto interessato. I dubbi riguardano ciò che potrebbe essere accaduto in occasioni precedenti. La Squadra mobile ha infatti rinvenuto nel piazzale numerose altre cisterne vuote e altre piene. Contenitori da una tonnellata, apparentemente pieni di oli di lavorazioni meccaniche, secondo una prima, parziale stima.

Il cartello di sequestro del capannone Europlastic-2

Sicuramente qualcuno pagherà. Una delle tre persone bloccate e denunciate dalla polizia pare fosse incaricata della custodia del sito industriale dismesso, che è di proprietà di una società dell’Italia Centrale. Era l’uomo che stava coordinando la movimentazione delle cisterne da parte di due muletti, quando sul posto sono arrivati gli investigatori. Sull’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Brindisi permane uno stretto riserbo, ma è chiaro che si sta ricostruendo il percorso delle cisterne con i reflui, ma anche il ruolo di altre persone, dai conferitori agli intermediari, e quindi la gerarchia delle responsabilità, inclusa quella che potrebbe ricadere in capo alla proprietà del lotto, una società per azioni toscana del settore della distribuzione di prodotti petrolchimici, per gli oneri delle bonifiche, oltre che dei responsabili materiali dell’attività di sversamento dei veleni nei terreni e nella rete pluviale. L'intero lotto è sottoposto a sequestro penale assieme alla cisterne.

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