Lunedì, 2 Agosto 2021
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Ex Ilva e castello di Oria, Ance: "Fondamentale il ruolo degli investitori privati"

Il presidente di Ance Brindisi: "Nei processi di ripresa economica serve una riconversione culturale"

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Angelo Contessa, presidente Ance Brindisi (Associazione Nazionale Costruttori Edili)

Le cronache delle ultime ore ci restituiscono due questioni che coinvolgono direttamente la comunità pugliese: la sentenza del Consiglio di Stato riguardante il funzionamento degli impianti del Siderurgico di Taranto e il tentativo del Consiglio regionale della Puglia di rendere fruibile il Castello Svevo di Oria. Si tratta di questioni apparentemente distanti tra loro, ma che sono legate da un filo comune che riguarda la nostra economia ed il ruolo che i privati possono avere nello sviluppo economico del territorio.
Per quanto riguarda Taranto, i giudici romani hanno rettificato le decisioni assunte dai colleghi del Tar ed hanno dichiarato, sostanzialmente, che gli impianti possono continuare a funzionare perché la normativa ambientale consente di rimediare al potenziale pericolo sanitario e sulla sicurezza dell’impianto stesso, in sostanza. Per tantissimi – al di là di molte dichiarazioni, rispettabili, filo-ambientaliste – questa decisione è stata una boccata di ossigeno perché è evidente che l’Italia ha bisogno del più grande polo di produzione di acciaio per continuare ad occupare posti al sole nella classifica delle nazioni più potenti del mondo. E’ chiaro, quindi, che l’obiettivo prioritario da oggi in poi dovrà essere la riconversione industriale nel rispetto della salute pubblica e della sicurezza dei lavoratori.

Ad Oria, invece, c’è un Castello che nessuno degli enti pubblici preposti ha voluto comprare, che è stato tirato fuori dall’abbandono e dal rischio di crollo da un privato che in quel maniero ha investito milioni e milioni di euro. Adesso quel bene “privato” lo si vorrebbe restituire al territorio, rendendolo fruibile e quindi trasformandolo in un attrattore turistico, non facendolo utilizzare al proprietario ai fini economici. Insomma, una sorta di esproprio proletario!

Qual è il collegamento tra queste due storie apparentemente così distanti tra loro? Il tutto è riassumibile in una sola parola: riconversione culturale! A Taranto la tanto criticata decisione del Governo di affiancare Arcelor Mittal nella proprietà del Siderurgico alla fine potrebbe risultare strategica per guardare, come prospettiva immediata, ad una riconversione ambientale degli impianti nell’ambito dell’ormai avviato processo di transizione energetica. Si tratta di non avere timori nel prevedere che l’Italia investa, insieme ai privati di Arcelor Mittal, ingenti risorse per cancellare i guasti ambientali del passato e per continuare ad assicurare un futuro allo stabilimento siderurgico più importante della nazione. Il rischio di chiusura (ed il ridimensionamento del ruolo dell’Italia tra le potenze industriali del mondo) si evita solo con scelte coraggiose e immediate. 

Ed occorrerà coraggio anche ad Oria per assicurare un futuro diverso dai lucchetti ai cancelli per il Castello Svevo. La politica che oggi urla a gran voce la necessità di riaprirlo al pubblico non dimentichi neanche per un istante che quel bene è stato sottratto al degrado solo grazie ai privati che hanno investito ingenti capitali. Il tutto, mentre il “pubblico” si è guardato bene dall’intervenire per acquisire il Castello al proprio patrimonio. 

Adesso, si facciano scelte coraggiose, si raggiunga una intesa con i proprietari per consentire la sua fruizione, ma si consenta – allo stesso tempo – di utilizzarlo anche per il business che fa reggere il piano economico per il quale il privato aveva deciso di investire milioni di euro. Gli imprenditori non hanno paura di investire con capitali propri ed aiutare il paese ad uscire dalla grave crisi economica in cui siamo, ma hanno bisogno di certezze legislative e soprattutto di un cambio culturale: l’investimento privato deve reggere e dare i giusti utili nell’ambito del “Business Plan” e la politica deve trovare il modo di stimolarli, prima, e tutelarli dopo. E’ così che l’Italia potrà tornare ad essere competitiva ed appetibile. Noi imprenditori siamo pronti!

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