Lavoratori Abaco: "Noi gli unici a pagare lo stato di pre dissesto"

I dipendenti dell'agenzia chiedono il ritiro della delibera che prevede la parziale internalizzazione del servizio di riscossione

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dei dipendenti dellìagenza di Brindisi della ditta Abaco, azienda appaltatrice del servizio di riscossione dei tributi comunli, riguardo all'internalizzazione parziale del servizio. 

I lavoratori dipendenti della società di riscossione ed accertamento dei tributi comunali, oggi Abaco S.p.A., esprimono il loro forte disappunto per la reiterata volontà dell’Amministrazione comunale in essere di realizzare un progetto di parziale internalizzazione dei servizi relativi ai tributi locali che, al solo scopo di risparmiare una modesta cifra tutt’oggi indefinibile quale aggio sulle riscossioni spontanee dei tributi, avrà come sicuro effetto quello della perdita del posto di lavoro di un numero rilevante di dipendenti del settore.

Ad oggi non è stato realizzato né si prevede di realizzare a breve, alcuno dei tagli preannunciati ovvero nuove entrate che costituiscono l’unica garanzia capace di mantenere in piedi il riequilibrio previsto dalla normativa – art. 243-bis, co 5, TUEL -  cui l’ente ha aderito con l’approvazione in Consiglio Comunale in data 09/01/2020.

Chiediamo quindi  un passo indietro rispetto ad un progetto che al momento vede come unica certezza la perdita di posti di lavoro  in questo settore. Da quanto risulta ad oggi: Nulla è stato realizzato per la vendita del patrimonio immobiliare né è rilevabile alcun interessamento per immobili che già da anni sono sul mercato, senza raggiungere mai l’esito sperato; nulla è stato realizzato né risulta alcun timido approccio nei riguardi della vendita delle piscine comunali; nulla è stato realizzato né risultano interessamenti all’acquisto delle farmacie comunali; nessuno evidente risparmio dal piano di efficientamento delle partecipate; nessun risparmio proposto per i settori a supporto dell’azione amministrativa e/o rinuncia o ribasso degli emolumenti di presenza.

Prendiamo atto del giusto dietro-front rispetto agli aumenti deliberati per tickets mensa ed asili nido, nonché dell’ipotesi iniziale di terziarizzazione dei nido comunali. Pertanto ad oggi,  venendo meno le ingenti somme previste in entrata dalla vendita del Patrimonio, l’unica certezza deliberata che rimane in campo è quella della parziale internalizzazione dei servizi di riscossione.

Di fronte a questa amara constatazione, rimaniamo convinti che la nostra strenua difesa di tutti i posti di lavoro non sia dovuta ad un mero attaccamento, se pur legittimo al “proprio orticello”, come qualcuno ha dichiarato: la difesa del proprio posto di lavoro è sempre sacrosanta e legittima in quanto costituzionalmente garantita. 

Non desisteremo dalla convinzione, supportata dai dati realizzati in termini di entrate comunali in crescita, che l’organizzazione prevista per questo settore  realizzerà una sicura inversione di tendenza, tale da assorbire l’eventuale risparmio e superarlo in termini di decrescita.

Convinti come siamo, che il bene comune per la città non si realizzi né con le politiche di dequalificazione dei servizi, né con le politiche da “macelleria sociale”, chiediamo con forza il ritiro della delibera e conseguentemente l’inserimento della clausola sociale per i lavoratori del settore, così come previsto nei pubblici appalti di servizi da tutte le amministrazioni che hanno a cuore le sorti dei propri cittadini; ciò al fine di evitare che gli unici a pagare siano i lavoratori di questo settore, mentre il riequilibrio di bilancio rimane solo un’ ipotesi che al momento è sempre più lontana dall’essere realizzabile.

Non sia questa amministrazione, nella quale tanti cittadini avevano intravisto una possibilità di riscatto per le classi più deboli, a farsi carico di un grave atto nei confronti di numerose famiglie che rimarrebbero senza alcuna sicurezza economica e sociale. Per il bene della cittadinanza una amministrazione coerente con i programmi elettorali dovrebbe creare le condizioni per nuova occupazione e non certo tagliare quella esistente, consolidata ed efficiente.

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