Rsa. Lettera a Fontana: "Se mia madre muore la riterrò responsabile"

La signora Rosa Sportelli, originaria di Ceglie Messapica ma a Milano da molti anni, scrive al governatore della Lombardia

MILANO - Contagiati ed uccisi dal Coronavirus nelle strutture di assistenza dove sono ospitati. La chiamano "morte silenziosa" quella che sta colpendo, soprattutto, le persone anziane all'interno delle Rsa, da Nord a Sud, come racconta la cronaca quotidiana. Questa che pubblichiamo è la lettera che ha scritto la signora Rosa Sportelli, originaria di Ceglie Messapica nel Brindisino ma residente a Milano da molti anni ed indirizzata al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. La sua mamma, a causa dell'Alzheimer, è ricoverata da più di un anno presso la Rsa "Il Naviglio" a Corsico, poco meno di 8 chilometri da Milano. In Lombardia si contano 1625 su 3045 morti nelle residenze per anziani e la Procura ha aperto un'inchiesta sul Pio Albergo Trivuzio. "Non credo avremo risposte, né noi né tutte le persone anziane e le loro famiglie - commenta la signora Sportelli - ma se mia madre non dovesse farcela, riterrò il signor Fontana responsabile della sua morte".

"Buongiorno signor Fontana,

Le scrivo senza sapere se Lei leggerà mai questa mia lettera, ma lo faccio ugualmente. Sono Sportelli Rosa, la figlia di una signora di 86 anni ricoverata presso la Rsa "Il Naviglio" di Corsico ( provincia di Milano) da 13 mesi e che non vedo dal 4 marzo 2020. La direzione della Rsa, da tale data, ha vietato, giustamente, l'ingresso ai parenti su indicazione di Ats Milano, senza però bloccare il servizio diurno.
Volevo farLe conoscere mia madre, una donna forte, gran lavoratrice e segnata da eventi sfortunati. Le basti sapere che è rimasta orfana di madre alla tenera età di 3 anni, ha vissuto e superato le conseguenze della seconda guerra mondiale, la povertà, la miseria. Si è trasferita al nord con mio padre, per lavorare e dare un futuro a noi figli.

Le assicuro, non ha avuto una vita facile, non si è mai persa d'animo, sempre pronta ad affrontare con coraggio e determinazione tutto ciò che il destino le riservava. Gli ultimi anni sono stati segnati dalla morte di mio padre nel 2000 e nel 2007 ha affrontato e superato un tumore all'intestino con la conseguente stomatizzazione. Nel 2010 le è stata asportata, con successo, una metastasi al fegato, ha superato il dolore della perdita di un giovane nipote, mio figlio, di 31 anni, alla fine del 2012, e la perdita del suo ultimo figlio, mio fratello, di 47 anni nel febbraio del 2013, una vita costellata di dolori.

Purtroppo l'Alzheimer, ci ha costretti a ricoverarla presso la Rsa dove ora si trova e dove è stata accolta e seguita nel migliore dei modi, con dei limiti certamente, ma sempre pronti al dialogo, al confronto e all'ascolto. Si starà chiedendo cosa interessa a Lei tutto questo, secondo me Le interessa eccome, perché Lei si è dimenticato dei nostri anziani, senza dare la possibilità di fare i tamponi a loro e ai lavoratori della struttura, però, per esempio, sono stati fatti alle squadre di calcio, per loro c'erano. Non ha tutelato i più deboli caro signor Fontana.

Pensi, che io, come altri parenti, quando siamo stati informati che la struttura era stata scelta dalla regione come possibile accettante di pazienti Covid-19, dimettibili dagli ospedali limitrofi, ci è sembrata una cosa positiva, ma ragionandoci, abbiamo invece capito che questo era come accendere un cerino in un deposito di esplosivi, era da incoscienti, da irragionevoli e incompetenti. Le ho raccontato tutto ciò perché voglio farle sapere che mia madre, due giorni fa ha avuto la febbre, la stanno curando con il protocollo previsto per i malati di Coronavirus, senza che io possa assisterla, starle accanto, rassicurarla, stringerle la mano, come dovrebbe fare una figlia e come vorrei fare.La dottoressa della struttura mi informa, giornalmente, con pazienza e gentilezza sulle sue condizioni.

Le ho scritto perché voglio che lei sappia che, se mia madre, malauguratamente, non dovesse superare anche questo, io, signor Fontana, la riterrò direttamente responsabile della sua morte e farò di tutto perché mia madre e tutte le persone come lei, abbiano giustizia e dignità. Non so se ha notato che non l'ho mai chiamata 'governatore' e le spiego il perché: nella sua accezione questa parola l'associo a ricordi di quando ero bambina, a quando a volte chiedevo dove fosse mio nonno, che aveva un piccolo gregge di pecore e capre. Si mio nonno era un pastore, mi veniva risposto che era a 'governare' il gregge, per me voleva dire che si stava occupando, stava accudendo, proteggendo e mettendo al sicuro le sue bestie, cosa che non mi sento di dire che abbia fatto Lei signor Fontana nei confronti dei nostri cari anziani. Li ha condannati e abbandonati. Chiudo dicendole che non mi aspetto una Sua risposta, che però sarebbe cortese ed educato ricevere".

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