Cgil: "Ospedale Perrino mai indicato chiaramente come hub Covid-19"

Il sindacato segnala nuove criticità nella gestione dei pazienti affetti da Covid-19 e nella tutela del personale sanitario. Dubbi sulla collocazione del nuovo modulo di terapia intensiva

BRINDISI  - “Individuare e comunicare ufficialmente quale sia l’ospedale Hub Covid-19”; “istituire un’équipe medico-infermieristica specifica dedicata per l’esecuzione dei tamponi rino- ed orofaringeo in modo standardizzato a tutti gli operatori sanitari al fine di evitare pericolosi ‘fai da te’”; “adottare tutte le misure necessarie per poter ottenere una diagnosi di infezione Covid-19 in tempi ragionevoli per i pazienti e gli operatori sanitari”.

Queste le richieste avanzate dal segretario generale della Cgil Brindisi, Antonio Macchia, e dal segretario della Fp Cgil Brindisi, Pancrazio Tedesco, alla direzione dell’Asl Brindisi e alle direzioni del laboratorio di analisi, di Anestesia e Rianimazione, di Pneumologia, di Medicina Interna, di Risk Management dell’ospedale Perrino di Brindisi, attraverso una nota in cui vengono segnalate nuove, gravi, criticità nella gestione dei pazienti affetti da Covid-19 e delle misure di prevenzione adottate nei confronti del personale sanitario, 

"Sbagliata la collocazione del modulo di terapia intensiva"

I sindacalisti rimarcano come attualmente “siano ancora in stallo i lavori di restauro della rianimazione del quinto piano del Perrino e, contestualmente, pare che siano iniziati lavori di riconversione degli ambulatori di Malattie Infettive siti al quarto piano del presidio brindisino stesso in una rianimazione da destinarsi a pazienti Covid-19”.

Sulla scorta di tale considerazioni si chiede dunque quale sia l’utilità del modulo prefabbricato per posti letto di terapia che si sta realizzando nei pressi dell’obitorio. “Le domande – si legge nella nota del sindacato - sorgono spontanee: a cosa servirà questo modulo? Perché è stato collocato vicino l’obitorio e non, più utilmente, ad esempio, in prossimità del Pronto soccorso? dove potrebbe essere utilizzato, come questa organizzazione sindacale aveva suggerito con nota del 2 marzo 2020, per ‘un percorso paziente, nei pressi del Pronto Soccorso, dotato di: sala d'attesa, stanza triage, stanza isolamento e cabine di vestizione e svestizione, con bagno annesso (la cui valutazione sia a cura dell’Ufficio Tecnico), tramite ausilio di tende/container’? 

“Queste domande rimarranno sicuramente inevase  - sostengono Macchia e Tedesco - considerato che la confusione regna sovrana in codesta Asl come d’altra parte dimostra il perdurante equivoco per cui il Perrino è allo stesso tempo ospedale ‘No-Covid-19’, ‘Covid-19’ e ‘Covid -19 Stand by’: nonostante quanto affermato dal presidente Omceo Br sulla stampa locale odierna, la direzione strategica non ha mai indicato chiaramente che il Perrino è Hub Covid-19 e al suo interno non ha mai affisso cartellonistica adeguata a comunicare quali siano le procedure, i percorsi ed i reparti Covid -19”. 

Equivoco ospedale Perrino: "Covid o No-Covid"

Si tratta di un equivoco che a detta del sindacato “consente ad alcuni medici di evitare di svolgere la propria attività, negando in molti casi di eseguire consulenze specialistiche. Un equivoco lasciato tale da codesto organo monocratico che, con la sua inerzia ed assenza di strategia sanitaria, dimostratasi in tutta la sua drammaticità con la recente nomina di un ‘Coordinatore sanitario dei presidi ospedalieri per l’emergenza Covid -19’, si assume la responsabilità penale della diffusione del contagio da Sars-Cov-2 tra pazienti, tra pazienti ed operatori sanitari, tra operatori sanitari poiché quanto sembra logico in altre aziende, vedasi l’Asl Bari, cioè individuare ospedali Hub per i Covid-19 distinti da quelli No- Covid -19, magari Hub per le patologie oncologiche, in codesta Asl è semplicemente impensabile nonostante questa chiarezza consentirebbe quasi certamente una migliore allocazione di risorse umane e Dpi; poiché sottopone ad un’incomprensibile procedura di controllo burocratico la sorveglianza sanitaria degli operatori anziché predisporla automaticamente stratificando il rischio in base al profilo professionale ed all’attività con uno specifico nuovo documento di valutazione del rischio; poiché ha deliberato in estremo ritardo l’acquisto della tecnologia necessaria, tra l’altro ancora lungi dal poter essere disponibile, per una diagnosi tempestiva dell’infezione da Sars-Cov-2 col risultato che, attualmente, chi, operatore o paziente, debba essere sottoposto a tampone arriva ad aspettare il risultato oltre 48 ore: 48 ore di possibili contagi”. 

La Fiom Cgil chiede inoltre “che tipo di difesa dei lavoratori e della popolazione dalla pandemia in atto ha in mente una direzione strategica che nomina un coordinatore sanitario dei presidi ospedalieri quando la risposta corretta deve includere ed integrare il territorio all’ospedalità? Che tipo di organigramma e di catena di comando ha in mente il Direttore Generale con questa nomina? Che tipo di sanità medico-centrica ha in mente il Dmpo ‘A. Perrino’ quando chiede al Presidente Omceo l’istituzione di una task force medica? Ancora una volta, quanto appare logico ai più, cioè istituire un gruppo di studio o task force multidisciplinare, in codesta azienda risulta impensabile”. 

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