Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Alcune domande sui collegamenti con l’aeroporto di Brindisi 

Lettera aperta di Carmine Dipietrangelo, della società agricola Tenuta lu Spada, sulla realizzazione del raccordo ferroviario

Riceviamo e pubblichiamo una lettera a firma di Carmine Dipietrangelo, della società agricola Tenuta lu Spada, sulla realizzazione del raccordo ferroviario per collegare Lecce e Taranto con l’aeroporto. La missiva è stata inviata al ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al presidente della regione, all’assessore regionale ai trasporti, al sindaco di Brindisi. 

È stata attivata la procedura per la realizzazione del raccordo ferroviario per collegare Lecce e Taranto con l’aeroporto e della cui utilità almeno in parte non discuto. In qualità di amministratore e socio di una azienda agricola, interessata solo marginalmente per un intervento, tra l’altro aggiuntivo, sono venuto a conoscenza dell’intero progetto e ho attivato, assieme ad altri agricoltori, le iniziative per tutelare gli interessi aziendali e del territorio.  Per formazione, gli interessi generali li ho sempre considerati preminenti su quelli particolari. È proprio per rimanere fedele alla mia idea di interesse generale e di beni comuni che esprimo alcune perplessità sul progetto e soprattutto su una parte di esso con la speranza che non vengano male interpretate ma solo valutate come contributo ad un utile dibattito pubblico. Il collegamento con il nostro aeroporto ha del paradosso.  Brindisi è già beneficiaria da tempo di un finanziamento regionale di 40 milioni per la realizzazione attraverso un metrobus del collegamento aeroporto-ferrovia, denominato progetto Shuttle. Le opere sono solo da cantierizzare. C’è il finanziamento, c’è il progetto, c’è la ditta che deve realizzare i lavori e che a breve li inizierà con il vincolo di finirli nel 2023.

Per arrivare al progetto dello Shuttle, qualche anno fa, fu fatta una analisi costi benefici preliminare che scartava categoricamente la scelta di un collegamento ferrovia-aeroporto con linea dedicata,  per i costi di gestione troppo alti (il rapporto tra metrobus e ferrovia è di 1 a 3) e per la rigidità degli orari ferroviari difficilmente compatibili con quelli molto flessibili ed elastici degli aerei.
Cosa è cambiato rispetto ad allora?  Per qualsiasi opera, a Brindisi, che riguarda il mare e il porto si alzano barriere e se ne blocca la realizzazione mentre per il territorio e la campagna (altrettanto importanti quanto il mare) ci si adegua e in silenzio si subiscono scelte decise altrove come sono quelle regionali e quelle delle ferrovie! La salvaguardia ambientale ormai significa anche fare un bilancio economico esteso nel tempo sul ciclo vita delle opere, della loro utilità nel rapporto costi benefici e del consumo di suolo. È uno dei vincoli del Pnr.

O si fa il collegamento denominato Shuttle o si realizza una linea ferroviaria dedicata. Si rinunci allora allo Shuttle. Non ha alcun senso realizzarli entrambi. Tutto questo accadrebbe in un posto normale ed una amministrazione farebbe una scelta, assumendosene la responsabilità. Ma che cosa si fa a Brindisi? Si realizzano entrambi. Anzi nel progetto di Rfi si è aggiunta la realizzazione di una bretella per un ulteriore collegamento diretto, tra l’altro a binario unico, tra Taranto e l’Aeroporto, quando invece si potrebbe utilizzare, per quei pochi passeggeri provenienti da Taranto, il raccordo con la stazione insistente a ridosso dell’ospedale Perrino e distante meno di un chilometro da questa nuova e inutile infrastruttura.

Perché sprecare risorse per recuperare si e no due minuti a chi deve raggiungere da Taranto l’aeroporto? Con quali risorse la Regione, che sarà chiamata a finanziarne i costi di gestione, riuscirà a mantenere questi collegamenti? Costruire una infrastruttura è una cosa, gestirla è altro. È questo un modo corretto di utilizzare i finanziamenti dell’Europa per pensare al post pandemia?  Si spenderanno in totale 120 milioni di euro, quadruplicando i costi di gestione di un eventuale servizio di trasporto e sconquassando le campagne a ridosso dell’Oasi del Cillarese ipotecando qualsiasi futuro di sviluppo agricolo delle zone interessate, quello turistico della riserva faunistica e senza tener conto del valore archeologico della zona su cui insiste il vecchio tracciato della Appia antica.

E per quanto riguarda il collegamento ferroviario Taranto Aeroporto, che potrà interessare poche persone al giorno, non sarebbe molto più producente rivendicare e realizzare una linea a doppio binario Brindisi Taranto per unire i due mari,i due porti e le rispettive aree industriali con incluse Zes e zone franche? Sul serio qualcuno può pensare che realizzare un collegamento da Taranto all’aeroporto per qualche passeggero che vorrà avventurarsi a viaggiare a binario unico per prendere l’aereo possa costituire volano per l’economia e di sviluppo dello stesso aeroporto? Oppure qualcuno pensa che realizzando un collegamento ferroviario tra Taranto e l’aeroporto di Brindisi si blocchino i finanziamenti già destinati al potenziamento e alla fruizione civile dell’aeroporto di Grottaglie? Ma c’è qualcuno che è in grado di ragionare in termini di costi e benefici per il territorio e per l’ambiente (che non è solo quello da salvaguardare nella zona industriale o nel porto) oltre che per un uso razionale e rigoroso delle risorse pubbliche? Si parla tanto di turismo lento e di infrastrutture necessarie e utili per uno sviluppo ecosostenibile, a che serve allora realizzarne di inutili, costose e da pesante impatto ambientale per anticipare solo di qualche minuto il raggiungimento dell’aeroporto. E tutto questo è compatibile con i nuovi strumenti urbanistici a cui si sta pensando?  Aspettiamo risposte da chi in materia ha il compito, ai vari livelli ministeriali, regionali e locali, di  dire con coerenza e competenza qualche parola.

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