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Il motore della Grande Guerra dimenticato in un angolo del porto: "Va restaurato"

L'associazione "Italia nostra" sollecita il recupero della complessa macchina utilizzata per calare le reti anti sommergibile

BRINDISI - E’ un pezzo di archeologia industriale forse unico a livello nazionale, ma da anni giace abbandonato in un antro recondito del porto di Brindisi, lungo le sponde di Canale Pigonati. La sezione di Brindisi di Italia Nostra si sta attivando affinché non venga divorato da degrado e incuria il pregevole macchinario del “motore”, la complessa macchina che serviva per calare le reti metalliche anti-sommergibile per chiudere il porto, collocate a difesa delle navi ormeggiate all’interno. La presidente dell’associazione, Maria Ventricelli, ha scritto una lettera al comandante del presidio militare della Marina di Brindisi, al sindaco Riccardo Rossi e alla Soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio di Lecce. La richiesta è semplice: mettere al sicuro il motore, in attesa di restauro.

Motore Canale Pigonati-2

“Posto sul Canale Pigonati, sul lato a con la Base logistica delle Nazioni unite (Unlb) in area militare – si legge nella lettera – è alloggiato in una struttura muraria completamente collassata sul macchinario, coperto da un doppio strato di detriti e rifiuti di ogni genere. Il motore è quasi sicuramente riferibile al primo conflitto mondiale, tanto che gli studiosi ne parlano a proposito dello scoppio della corazzata “Benedetto Brin”, avvenuto il 27 settembre 1915: «… si era propagata la voce che lo scoppio fosse stato causato da un siluro lanciato da un sottomarino in agguato o da una mina vagante trascinata dalle correnti e penetrata accidentalmente nel porto. Malgrado tali ipotesi risultassero assurde, poiché l’unico varco di accesso al porto era ostruito con una rete metallica verticale tenuta tesa da galleggianti, le ostruzioni furono accuratamente esaminate da alcuni palombari, che accertarono l’integrità della rete» (G.T. Andriani, La base navale di Brindisi, 1993, pagina 129)”. 

Motore Canale Pigonati 3-2

“Italia Nostra - scrive ancora Maria Ventricelli - sostiene da anni la necessità di procedere a un recupero di questo importante esempio di archeologia industriale superstite in Italia. La sempre lamentata mancanza di risorse economiche e l’indifferenza verso la tutela del patrimonio culturale hanno impedito ogni azione concreta. Oggi chiediamo che almeno si provveda alla pulizia del sito, alla messa in sicurezza del motore, trasferendolo presso un deposito vigilato (sarebbe consigliabile collocarlo dove è alloggiato il faro con recinzione metallica di Forte a mare) in attesa di essere studiato e restaurato”.   “Una soluzione utopistica? Forse, ma il tempo è ormai poco. Altrimenti – conclude la presidente dell’associazione - ancora una volta discuteremo, a posteriori e con le dovute doglianze, di quello che si sarebbe potuto fare ma che nessuno ha fatto”.

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