"Lavoro tutti i giorni con la morte negli occhi: vi prego, state a casa"

Una lettera, semplice e drammatica, da un giovane di San Donaci che gira per i cimiteri del Nord

Nella foto, uno dei cimiteri del Bergamasco (Ansa)

Carissimi ragazzi di BrindisiReport, complimenti per il lavoro che fate: ci tenete sempre aggiornati sulla situazione attuale nella provincia e non solo. Sono un ragazzo di un piccolo paesino della provincia di Brindisi, san Donaci, che sino a pochi anni fa viveva giù. Poi, per motivi di lavoro, mi sono trasferito al Nord lasciando la più bella terra d’Italia, la Puglia, la famiglia, lasciando gli amici, la cucina il mare.

Da un po’ di tempo lavoro in una fabbrica che forse non conosce crisi, anzi ringrazio il direttore che ci sta facendo lavorare con le giuste accortezze e precauzioni come rimanere a distanza, usare le mascherine, sanificazione del luogo di lavoro e tante precauzioni che ora non sto qui a elencare.

Io lavoro come costruttore e manutentore di forni crematori e oggi come oggi nella situazione in cui si trova la nostra bella terra e tutto il resto del mondo la mia non è di certo tra le più belle occupazioni. Scrivo questa lettera per sensibilizzare tutte quelle persone che non stanno capendo l’importanza di quello che sta succedendo.

Tutte le mattine esco di casa alle 5 - 6 e rientro alle 19 - 20 se non più tardi. Tutti i giorni per prima cosa chiamo la mia ragazza che non vedo da circa 30 giorni e saluto i ragazzi di casa: sono fratelli, amici. Tutto quello che io vi sto per dire non è una fiaba ma fatti veri realmente accaduti che vedo ogni santissimo giorno, e quando esco da casa prego Dio di tornare sano e salvo, perché tutte le mattine faccio chilometri e chilometri passando di cimitero in cimitero.

La settimana scorsa mi sono trovato in alcune situazioni che non auguro a nessuno. Come tutte le mattine arrivato in fabbrica il direttore mi dice di andare a Perugia. Prendo il furgoncino e mi metto in strada. Da premettere che non c’era nessuno altro con me. Arrivato al cimitero monumentale di Perugia mi trovo una scena orribile: in fila 30 o 40 carri funebri. tutte persone morte di Covid-19.

Sulle bare non c’era nemmeno un fiore, non c’era nemmeno un familiare per dare l’ultimo saluto. Mentre ero lì il custode mi dice che aspettavano altro 130 feretri: era una vera e propria triste, drammatica catena di montaggio. L’indomani altra partenza per Mantova, Trento, Ferrara: arrivato al cimitero di Trento intravedo alcuni familiari che di nascosto davano un fiore al ragazzo dell’agenzia funebre, perché lo mettesse sulla bara di un loro caro.

Ho visto in altri cimiteri celle frigo dove all’interno c’erano 15 - 20 salme. Non mi sarei mai aspettato di trovarmi in queste situazioni: scene orribili, scene strazianti che ti fanno piangere anche se non conoscevi quei morti, e poi ci pensi: “E se capita a me e non posso salutare il mio caro?”. Quindi ragazzi più giovani e persone più adulte: restiamo a casa. Si sa che non è piacevole, ci annoiamo, ma la cosa migliore per uscire da questa situazione è restare a casa.

Non vorrei più vedere queste scene andando tutti i giorni in giro per cimiteri a fare manutenzioni ai crematori. A tutti quei ragazzi salentini, pugliesi che stanno tornando dal Nord verso le proprie famiglie, voglio dire di non farlo, di restare al Nord perché si sta creando solo danno e confusione, così facendo mandano in tilt tutto il sistema sanitario pugliese portando allo sfinimento delle forze i dottori, gli infermieri, gli operatori Oss, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco.

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Concludo dicendo a chi si trova a casa con i propri familiari: abbracciateli, perché io i miei genitori li vedo solo tramite un display di cellulare con videochiamata, e magari chissà se un domani io potrò rivedere loro, e loro rivedere me. Quindi facciamolo per il nostro bene, e per il bene dei nostri cari: restiamo a casa. (lettera firmata)

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