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"Procedure di trasferimento inique": Unarma scrive al presidente Mattarella

Lettera aperta del sindacato dei carabinieri sulla circolare riguardante "la pianificazione delle procedure d’impiego e limiti di permanenza massima nei comparti di specialità”

Una circolare riguardante “la pianificazione delle procedure d’impiego e limiti di permanenza massima nei comparti di specialità” è al centro di una nuova iniziativa del sindacato Unarma, associazione sindacale carabinieri. Attraverso una lettera aperta inviata al presidente della Repubblica e ai ministri della Difesa, della Salute, dei Beni culturali, del Lavoro, dell’Ambiente e delle Politiche agricole, la segreteria nazionale del sindacato rimarca come tale circolare preveda un periodo di permanenza massima pari a 15 anni per i militari di alcuni reparti speciali dell’Arma (Tutela della Salute, Tutela del Patrimonio Culturale, la Tutela del Lavoro, Antifalsificazione Monetaria, Tutela Ambientale,Tutela Agroalimentare), mentre non prevede la stessa procedura di trasferimenti per gli altri reparti speciali (Raggruppamento Operativo Speciale; Raggruppamento Aeromobili Carabinieri; Comando Carabinieri Banca d'Italia; Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche). 

Unarma dunque ritiene che “la procedura, così come attuata, porterebbe ad una riduzione dei già scarni organici, alla depauperazione della professionalità dei militari impiegati in complessi compiti di polizia giudiziaria, nonché ad un aggravio di spesa pubblica costringendo a prevedere corsi di addestramento di nuovi militari che non saranno subito pronti a svolgere il proprio lavoro”. 

“La circolare stessa – si legge nella nota del sindacato - palesa la carenza di organico nei comparti di specialità ed invece di prevedere corsi per nuovo personale, indica il trasferimento ai reparti territoriali degli specializzati”.  Inoltre “il diverso trattamento riservato ai militari, con il trasferimento di alcuni specializzati dopo 15 anni di servizio, che non viene applicato né ai reparti di cui ai punti 7, 8, 9, e 10, sopra richiamati, né tanto meno agli altri militari dell’Arma territoriale, unitamente ad una “immunità” riconosciuta di chi si trova a meno di 5 anni dal collocamento in quiescenza, nonché alla possibilità del comandante di corpo di decidere se concedere una proroga annuale in piena discrezione e senza motivazione scritta, a parere degli scriventi, palesa una violazione dell’art. 3 della Costituzione”.

Poi viene denunciata “La mancanza di una vera motivazione andrebbe in contrasto con il dettame dell’art.3 della legge 241/1990, anche in considerazione del fatto che, i militari prorogabili al trasferimento dei 15 anni devono avere la massima qualifica caratteristica nell’ultimo quinquennio, mentre le interpellanze per l’accesso ai reparti speciali prevedono per gli aspiranti specializzandi una qualifica caratteristica minima di “nella media”. 

“Da quanto appreso inoltre nel personale serpeggia malcontento – si legge ancora nella lettera del sindacato - in quanto tale procedura di trasferimento è altamente squalificante, avvilente e demotivante e sta portando a situazioni lavorative stressanti che, anche in considerazione dei recenti avvenimenti di cronaca, solleciterebbero ulteriormente la psiche del personale che svolge un lavoro di per sé logorante. Si rammenta inoltre che, molto spesso i militari, per motivi di regolamento, vivono lontano dai propri familiari, con conseguenze anche economiche, atteso che il cambiamento degli orari di lavoro in molti casi potrebbe comportare il pagamento di persone addette all’accudimento dei propri figli”. 

Per quest’ultimo punto Unarma “chiede un intervento del Ministro del Lavoro, teso a verificare eventuali carenze dei datori di lavoro nella valutazione del rischio, previsto dall’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 e successive modifiche, ove si prevede, tra le altre cose, la valutazione del rischio da stress da lavoro correlato”.

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