“Tutta colpa di un uomo brizzolato”: intervista allo scrittore brindisino

Uscito lo scorso giugno l’ultimo lavoro letterario del giovane Francesco Di Giulio

Dopo un thriller medievale, "La libertà del pettirosso" (Edizioni Lettere Animate) e la successiva saga distopica in due volumi, “L’anello di HellCity. Rinascita” e “L’anello di HellCity 2. L’evasione” (Edizioni Il Seme Bianco) è uscito lo scorso giugno l’ultimo interessante lavoro letterario del giovane scrittore emergente brindisino Francesco Di Giulio, dal titolo “Tutta colpa di un uomo brizzolato” (Edizioni Scatole Parlanti). 

Per conoscere meglio l’autore e sapere qualcosa in più sul suo ultimo libro, BrindisiReport.it ha incontrato Francesco Di Giulio e gli ha posto qualche domanda. 

A che età ha lasciato Brindisi e dove ha vissuto in seguito? 

“Ho lasciato Brindisi con la mia famiglia quando avevo un mese di vita e poi dopo siamo ritornati qui fino all’età di sei anni. Però, in realtà, ovviamente ogni estate fino ai venti, diciannove anni, tre mesi tornavo qui. Quindi da giugno a settembre finché la scuola non ricominciava tornavo qui in vacanza e poi puntualmente per le feste comandate, Pasqua e Natale. È stato sempre un andirivieni tra Roma e questa città, Brindisi. C’è un legame forte con questa città: amicizie d’infanzia, esperienze giovanili. La conosco abbastanza per poter dire di appartenere e di sentirla questa città”. 

La copertina del libro-14-2

Quando nasce il suo amore per la scrittura?

“L’amore per la scrittura nasce da un incubo reale che ho avuto nel 2013. In quest’incubo c’era questo bambino che urlava senza voce. Era rinchiuso in una cella. Mi sono svegliato la mattina, era settembre, ero in vacanza in Toscana, e da lì ho iniziato a prendere gli appunti perché non volevo dimenticare quella sensazione di occlusione, di tristezza, di soffocamento che avevo. In realtà poi ho iniziato a fantasticare sul motivo, diciamo come se avessi voluto analizzare quella storia che avevo sognato nell’incubo. E ho dato un volto al bambino, ho dato una collocazione sia temporale che fisica, un’ambientazione. E quindi ho collocato questo bambino in una cella medievale del 1100 e ho fatto in modo che questo bambino che urlava senza voce in realtà vedesse le malefatte dei monaci dello stesso monastero. Quindi negli incubi di quel bambino protagonista del libro lui non vedeva altro che i segreti nascosti dei monaci. E quindi sono partito dal concetto che ogni uomo, ogni persona, ha un segreto nascosto che non rivelerebbe mai a nessuno e quindi da questa morale, da questo passaggio, ho voluto creare questo ambiente medievale che comunque ricorda il 1100, l’alto medioevo, ricorda tutto il periodo più oscuro forse della nostra storia. Diciamo che La libertà del pettirosso, il titolo del mio primo thriller pubblicato poi nel 2016  con una casa editrice di Lecce tra l’altro, quindi un po’ tutto torna, io ero già a Roma, ha segnato l’inizio di questa mia carriera”.

Chi è l’uomo brizzolato, il personaggio protagonista del suo ultimo libro? 

“Il mio ultimo libro, il quarto libro, uscito nel giugno del 2020, è appunto un uomo brizzolato, sulla cinquantina, che sta cenando da solo in un sushi restaurant di un’ignota città americana. Intorno a lui ci sono altri tavoli, c’è una coppia in crisi, ci sono tre amici che hanno fallito nella vita, c’è una cameriera che sta lavorando lì. Vedendo quest’uomo brizzolato non fanno altro che immaginare tre storie differenti su quest’uomo. Lui, in realtà, fa sempre la stessa cosa, perché sta cenando tranquillamente al suo tavolo mentre le persone che gli sono intorno inventano, immaginano, quale sia il suo passato e quale sia il suo presente. Quindi, in realtà, il gioco che ho voluto fare questa volta, in questo stile che è definito moderno, contemporaneo, è quello di dare una fotografia di un momento, è quello di definire l’uomo brizzolato come lo specchio delle nostre anime. Noi vediamo negli altri quello che in realtà abbiamo dentro: quindi la coppia in crisi che si tradisce vedrà in quell’uomo un traditore o un tradito, i tre amici che hanno fallito vedranno in quell’uomo una persona che ha fallito nella vita, mentre la cameriera che sogna un futuro migliore immagina quell’uomo come un uomo che è arrivato e ce l’ha fatta nella vita. Quindi è un po’ questo il concetto dell’uomo brizzolato. È lo specchio della nostra anima, è quello che noi abbiamo dentro che si riflette negli altri. Tante volte abbiamo rabbia, quindi vediamo tutti un po’ arrabbiati, abbiamo tristezza e vediamo tutti un po’ tristi. Un po’ il discorso del preconcetto, il discorso del pregiudizio, che in realtà è dentro di noi e viene dato sfogo sugli altri”.

Francesco Di Giulio-2

Quanto c’è di Brindisi nei suoi libri? 

“Questa è una domanda interessante. In realtà c’è molto delle mie esperienze nei libri. Quindi sicuramente quando parlo di situazioni, di fatti accaduti, di atteggiamenti di alcuni tipi di persone, sicuramente ci sono riferimenti sia nell’atteggiamento di un tipo di popolazione rispetto ad un’altra. Faccio un esempio. Ho notato vivendo anche ad Amsterdam e vivendo a Roma e vivendo anche la quotidianità di Brindisi che ci sono diversi atteggiamenti alle diverse situazioni che la vita ci impone o ci imposta. Quindi sicuramente nel voler evadere, per esempio nel libro, nella saga distopica L’anello di HellCity dove c’è la voglia di fuga, di evasione, un po’ ho richiamato anche l’aspetto di Brindisi, ovvero questa città bellissima, fantastica, amata e odiata, perché comunque tanta gente ama Brindisi ma la odia anche, perché comunque si potrebbe avere molto di più, si potrebbe fare molto di più. È una città dove tanti ragazzi, tanti giovani sono “evasi”, sono andati via, sono scappati, fuggiti per cercare quel futuro migliore, che poi futuro migliore forse tante volte non è, perché poi la malinconia, la mancanza, l’assenza di questa terra che ti richiama, che ti fa apprezzare anche un caffè in riva al porto, non si trova facilmente. Una città romana, una città che comunque ha la sua storia. E quindi c’è anche molto di Brindisi, c’è anche molto nella malinconia di voler lasciare un posto ma di voler tornare”. 

Il suo prossimo libro?

“Siccome “Tutta colpa di un uomo brizzolato” è un libro che ha avuto un discreto successo per il fatto che cambia un po’ lo stile che ho avuto fino adesso, ovvero del classico thriller e del classico genere distopico, che è quel genere dove praticamente l’utopia viene ribaltata, ovvero si sogna un futuro che futuro non è, un futuro in decadenza, ricordiamo i film Hunger Games, Io sono leggenda, è questo il genere distopico, o  1984 di Orwell, mi rifaccio molto a quello, “Tutta colpa di un uomo brizzolato”, è un genere definito contemporaneo, moderno, un po’ alla Bukowski, un po’ alla Miller, un po’ alla John Fante,  dove viene descritta la fotografia di un momento senza parlare di una storia, è solo vera presenza fotografica, solo momenti presenti, istantanee di una storia,  siccome sta avendo molto successo perché la gente, sto scoprendo che ama molto l’essere diretti, vedere le cose come stanno, qui ci sono molti argomenti un po’ duri, un po’ tosti, un po’ che mettono a crudo la realtà, questo nuovo libro che sto scrivendo e che penso uscirà nel 2021 è un libro dello stesso genere. Quindi è un libro anche questo contemporaneo e moderno ed è una storia di uno scrittore emergente che non sta riuscendo a farcela. E quindi tutte le sue vicissitudini e tutte le sue lotte per cercare di arrivare, perché dietro un grande talento bisogna trovare uno scopritore di talenti”. 

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Tutti i libri dell’autore, al quale è possibile chiedere informazioni e fare domande sul suo libro sulla sua pagina Instagram Francesco Di Giulio Writer,  si possono trovare negli store on-line e sono ordinabili in tutte le librerie d’Italia. 

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