Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Femministe in corteo contro femminicidi e decreto Pillon

Manifestazione a Brindisi nel pomeriggio dell'8 Marzo organizzata dal movimento "Non una di meno"

BRINDISI - Contro la violenza di genere, contro i femminicidi e contro il decreto Pillon. Sarà un 8 Marzo di protesta quello del movimento "Non una di meno" a Brindisi, 
anzi uno "sciopero femminista globale: sospendiamo  ogni attività lavorativa, il lavoro domestico e di cura" dicono le organizzatrici. Aderiscono alla manifestazione anche Io Donna e la Collettiva transfemminista Queer. 

Il corteo partirà alle ore 17.30 da viale Togliatti (altezza Tribunale) e per un tratto del percorso sin dalla mattina  "potremo vedere delle sagome femminili  per evocare la presenza delle 106 donne uccise  dalla violenza maschile nel 2018, esposte davanti ad alcuni negozi, grazie alla collaborazione degli esercenti disponibili". La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Brindisi.

In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima della violenza di un uomo, quasi 7 milioni hanno subito violenza fisica e sessuale; a commettere le violenze più gravi sono stati partner o ex partner, responsabili anche del 62% degli stupri; 420 mila donne hanno subito molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro; ogni tre giorni una donna viene uccisa dal marito, da un fidanzato o da un ex, ricorda Non una di meno. 

"Scioperiamo contro ogni forma di violenza e discriminazione nei confronti delle donne, in famiglia, nei luoghi di lavoro, ovunque vi siano sfruttamento, ingiustizie, molestie, violazione dei nostri diritti. Per la salute riproduttiva e il diritto di scelta nella sessualità e maternità: per una piena applicazione della legge 194,  contro i consultori dimezzati e resi irrilevanti nell’offerta di servizi e della contraccezione poco conosciuta e costosa". 

"Vogliamo il ritiro immediato del disegno di legge Pillon che attacca  l’autodeterminazione della donna su separazione e affido dei figli, ricacciandola  in posizione  subalterna rispetto all’uomo e compromettendo  gravemente i diritti dei minori nelle relazioni affettive e nella  vita quotidiana", si legge nel documento a base della manifestazione.

"Inoltre, ci battiamo  per la tutela dei diritti umani delle donne migranti,  contro il decreto sicurezza, che attacca il diritto alla mobilità di ogni essere umano, con  discriminazioni razziste che ricadono doppiamente sulle donne colpite  con violenze e sfruttamento sessuale e lavorativo".v

Si lotta contro chi vuole “rimettere le donne al loro posto”, si chiedono  finanziamenti adeguati  per centri antiviolenza e  case rifugio, programmi per  prevenire la violenza con l’educazione scolastica e formazione del personale dei  servizi e delle istituzioni volta al rispetto della libertà della donna. "Vogliamo occupazione femminile senza discriminazioni salariali; più’ assistenza pubblica per non  lasciare il lavoro per maternità; servizi all’infanzia e agli anziani per socializzare il lavoro di cura" .

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