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Mister Passiatore e le sue coppe ai più educati: quando la scuola calcio diventa scuola di vita

Ancora oggi, così come quasi 40 anni fa, l’ultimo giorno di scuola calcio si trasforma in una lezione di vita. E la coppa la riceve chi si è comportato bene, non in campo ma a casa, a scuola, con gli amici, con i familiari

SAN PIETRO VERNOTICO - Ancora oggi, così come quasi 40 anni fa, l’ultimo giorno di scuola calcio si trasforma in una lezione di vita. E la coppa la riceve chi si è comportato bene, non in campo ma a casa, a scuola, con gli amici, con i familiari. Chi entrando dice ‘buongiorno’ e andando via ‘buonasera’, chi chiede di andare in bagno con un ‘per favore’ e non lesina mai i ‘grazie’. Chi non dice parolacce. 

Perché per il mister sampietrano Angelo Passiatore, 68 anni, e una vita trascorsa in tuta, insegnare a giocare a calcio è l’ultimo dei suoi obiettivi. Il primo è formare uomini. Insegnare le buone maniere, quelle che non passano mai di moda. A costo di rinunciare a un ‘iscritto’: per chi persevera nell’indisciplina e maleducazione nella sua scuola calcio non c’è posto. 

Un momento della consegna delle medaglie

Ieri, sabato 1 giugno, a conclusione del percorso sportivo con una ventina di ragazzini di età compresa tra i 5 e 15 anni, non si è risparmiato nel ricordare ai suoi allievi l’importanza di comportarsi bene nella vita. C’erano medaglie per tutti, nonostante due squadre vincitrici nelle ultime partite (divise per categoria), ha ribadito che “Lì non perde nessuno”. Poi c’erano due coppe, qualcuno ha pensato, giustamente, al miglior giocatore. A un capocannoniere, a chi si è distinto in fatto di prestazioni insomma, e invece no: erano destinate ai due allievi, sempre di ogni categoria, che si erano distinti per disciplina, e non in campo ma nella vita. La buona educazione emerge anche durante un semplice allenamento. E Angelo Passiatore ha spiegato di come ha notato chi porta rispetto continuo per il prossimo. Nulla di fiscale ma l’ennesimo tentativo, per lui, di far capire, anche durante l’ultimo incontro della stagione, che nella vita vince chi si comporta bene, non chi gioca meglio. 

Della passione per il calcio ne ha fatto il suo lavoro, molti anni fa ormai rinunciò agli studi in Medicina per dedicarsi ai suoi allievi. Mentre studiava giocava a calcio e lo insegnava: “A un certo punto mi sono reso conto che nella vita volevo dedicarmi ai giovani atleti, utilizzare il ‘pallone’ per formare non solo bravi giocatori di ma bravi uomini, per trasmettere l’importanza dello sport e non della competizione”. Per anni ha allenato allo Sporting Club Jasmine, poi al campo sportivo Comunale, in cui ha investito patrimoni personali per ristrutturare i campi da calcio. La sua missione è sempre stata quella di dare a tutti la possibilità di giocare a questo sport, per questo per anni si è occupato personalmente del trasporto. Aveva un pulmino attraverso il quale prelevava personalmente i bambini da casa per poi riportarli indietro. Sempre prezzi modici, alla portata di tutti. Oggi questo servizio non lo offre più per i costi: “Io mi rivolgo soprattutto a famiglie che non possono permettersi grosse spese, il pulmino lo tengo ancora e ho smesso durante la pandemia ma non ho più ripreso perché i costi del carburante sono aumentati e dovrei aumentare di molto la retta, non tutti possono permetterselo e io preferisco che ci siano più bambini possibile in una scuola calcio che a casa magari davanti al telefonino”. 

Naturalmente ancora oggi, si offre come autista, purché si giochi a calcio. Quest’anno le lezioni si sono svolte nel tensostatico del campo sportivo, nei pressi del Cimitero, un luogo non facilmente raggiungibile per chi non ha l’auto (e non sono pochi coloro che non dispongono di un mezzo proprio). Il prossimo anno la sede dovrebbe essere nella palestra della scuola Dante Alighieri di recente ristrutturazione. 

“Io non ho mai chiesto a nessuno di iscrivere i figli alla mia scuola calcio, né mai lo farò. Chi mi conosce sa come la penso e sa quali sono le mie priorità”. Da anni i suoi allievi sono figli e nipoti di suoi ex allievi, di coloro in cui questo allenatore dagli occhi buoni che diventano lucidi quando racconta vecchi aneddoti, ha lasciato il segno. 

“Ho sempre ‘minacciato’ i miei ragazzi che se li avessi visti con la sigaretta in mano li avrei cacciati via dalla scuola calcio, oggi mi capita di incontrare qualcuno, ormai padre di famiglia, che se sta fumando nasconde la sigaretta. Ma a me interessava che non fumassero per la loro salute”. Racconta. 

“Anni fa se c’erano 100 iscritti acquistavo 100 coppe, tutti ricevevano il premio ma c’era sempre un trofeo più grande che andava a chi si era comportato bene in campo e nella vita: era la coppa disciplina”. Uomini di altri tempi, insomma, che per fortuna continuano ancora a seminare e pretendere le buone maniere. 

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