Vittorio Bruno Stamerra ci ha lasciati. Il nostro ricordo

E' spirato all'alba di oggi sabato 4 maggio nel reparto di Rianimazione del "Perrino" dopo settimane di ricovero. Brindisi perde un difensore intelligente, accanito, tuttavia mai indulgente

BRINDISI – Questa mattina alle 5,30 ci ha lasciati Vittorio Bruno Stamerra, giornalista, cittadino legato profondamente alla propria terra, cui continuava a dedicare un pensiero profondo e critico. Aveva 77 anni ed è spirato dopo alcune settimane di ricovero nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Antonio Perrino. I funerali si svolgeranno domani domenica 5 maggio alle 9, nella chiesa di San Paolo a Brindisi.

Le espressioni di cordoglio

Le sue due ultime sfide, la creazione di una casa editrice piccola ma molto apprezzata, la Hobos, e la scommessa di BrindisiReport che si è rivelata vincente. Vittorio Bruno Stamerra ha cominciato la sua lunga carriera nella redazione di Brindisi de La Gazzetta del Mezzogiorno, poi è stato inviato della sede Rai di Bari, ed infine dal dicembre del 1981 al 1996 direttore del Quotidiano di Brindisi, Lecce e Taranto di cui negli ultimi periodi fu anche editore di riferimento.

"Gli amici albanesi di Vittorio inviano a me le condoglianze"

Vittorio Bruno Stamerra-2Abbiamo seguito con ansia e dolore l’ultima battaglia di Vittorio contro la patologia che lo accompagnava da lunghissimo tempo, che lui ha sempre considerato una compagna scomoda senza tuttavia mai cederle un passo, e non le ha consentito, sino a che ha potuto, di impedirgli di lavorare, di osservare, di riflettere e di scrivere. Anzi, aveva allargato la propria attività anche ai libri e alla ricerca storica, restituendo dignità e rilievo a figure e fatti della Brindisi degli ultimi duecento anni.

Una dedica di Giulia Cesaria Maltinti

Giornalista sino alla fine, Vittorio Bruno Stamerra (che per un breve periodo fu anche amministratore comunale della sua città, e non fu eletto al Senato per pochissimi voti nel 1996) ci lascia non solo un patrimonio di scritti, di riflessioni e di idee, ma anche un esempio di attaccamento agli ideali: socialista, uomo della sinistra critica e avulsa da condizionamenti, ha utilizzato tale visione del mondo non per escludere, confinare, sovrastare i principi altrui, ma come metodo di lettura dei fatti.

L'amicizia e il dolore di Alessandra Amoruso

I giornalisti di BrindisiReport lo vogliono ricordare così. Siamo vicini alla famiglia di Vittorio, alla moglie Marida, alle figlie, Ornella e Federica, al genero Giovanni Rubaltelli e al nipotino Gabriele al quale era molto legato. Sarà sempre uno dei nostri. (La Redazione di BrindisiReport)

Il ricordo del direttore, Marcello Orlandini

Ci sono state tre telefonate importanti nel mio lungo rapporto di lavoro e di amicizia con Vittorio Bruno Stamerra. La prima nel febbraio del 1982, quando mi confermò che potevo cominciare il periodo di praticantato al settore interni di Quotidiano di Brindisi, Lecce e Taranto. La seconda il 10 novembre 1992 quando mi comunicò che la sua casa estiva di Monticelli era stata distrutta poco prima da una bomba. La terza, quella della notizia della sua morte. Avevamo sperato per giorni che Vittorio riuscisse a superare anche questa crisi, la peggiore, inattesa, repentina. Ma il destino questa volta non gli aveva concesso nessuna buona carta da giocare.

Ciò che ci lascia, debitamente confezionato dal velo della sua ironia, ognuno di noi lo vive e ne avrà memoria secondo la propria sensibilità. Il dolore esteriore non può spiegare tutto, e quello interiore non va necessariamente narrato. Ma dei percorsi si può parlare. Ho conosciuto Vittorio nel 1972 e il terreno era quello della politica, delle lotte giovanili di quegli anni di miti tutt’altro che falsi, perché alla fine hanno cambiato la storia di intere aree geografiche e dei diritti di tante popolazioni. Lui pensava già al giornalismo, io no.

Ma è stato quel filo che nel dicembre del 1981 si è riannodato, e lui approfittando di un incontro casuale a Brindisi (in quei mesi lavoravo a Bologna in una fabbrica di impianti di illuminazione con tanto di contratto da metalmeccanico, perché non mi andava di stare con le mani in mano mentre cercavo altro) mi propose di seguire le due pagine di economia e borsa del giornale che era stato appena chiamato a dirigere e che lui aveva già cominciato a cambiare. Ovviamente accettai.

Alessandra Amoruso e Vittorio Bruno Stamerra

Sugli anni che seguirono voglio dire soprattutto una cosa (nel frattempo ero passato alla redazione di Brindisi di Quotidiano per occuparmi di cronaca giudiziaria e di tutto ciò che in quel periodo si riversò sulla città, crisi albanese inclusa). Non mi ha mai chiamato per chiedermi di nascondere una notizia o di non fare un nome. Mai. Era il prototipo del direttore che non rappresentava solo gli interessi aziendali al cospetto della redazione, come è richiesto dal ruolo, ma che difendeva i suoi giornalisti da ogni attacco e pressione a prescindere.

Poi, se ciò era necessario, ti parlava per spiegarti quali errori non bisognava commettere, ma lo faceva raccontandoti cosa era accaduto a lui in circostanze simili. E si avvaleva, pur in un regime di dialettica costante tra i due data la pasta di cui erano fatti, dell’apporto di Antonio Maglio, giornalista di grandissima esperienza e intuizione, il suo vice, per governare un giornale che non pochi settori della società ionico-salentina consideravano fatto da rompiscatole, perché molti uomini al centro della vita pubblica non erano abituati alle inchieste e alle domande. In effetti, a pensarci bene, nessuno di noi era un soggetto facile.

Ma Vittorio ci aveva spiegato tutti i giorni che quello non era un difetto. Infatti il primo nella graduatoria era lui, che si era impegnato in verità a intrattenere cordiali e civili rapporti con la borghesia leccese, ma cambiava giacca non appena metteva piede al giornale, in viale degli Studenti, e non faceva sconti. Carattere non facile. Ti lasciava, come già detto, le briglie sul collo, ma pretendeva che ciò che aveva chiesto fosse fatto e non era semplice fargli cambiare idea sulle persone.

da sinistra, Francesco Spada, Vittorio Bruno Stamerra, Antonio Maglio, Carmelo Bene e Massimo Melillo-3Tutto ciò imponeva che ogni superficialità venisse messa al bando. Alla fine, però, di fronte a prove inconfutabili finiva anche per darti ragione. Ma bisognava lottare. È rimasto così sino alla fine. Oggi mi chiedo perché tutti quelli che tra noi impugnarono l’arma del ricorso alla legge di fronte all’arrivo di un nuovo editore, vincendo alla fine ma pagando un alto prezzo, costretti quasi tutti ad andar via, non lottammo anche per lui quando un anno e mezzo prima, tra il 1996 e il 1997, fu vergognosamente allontanato dal giornale che nel 1982 aveva salvato dalla chiusura (nella foto a destra, Carmelo Bene in visita a Quotidiano con Stamerra e Maglio, Francesco Spada e Massimo Melillo).

"Non fu solo una vicenda giudiziaria, ma soprattutto umana"

Forse non pensavamo che quella era solo un’avvisaglia di ciò che accadde dopo. Ma non può essere questo a giustificare la separazione delle strade di tutti noi. Il tempo e le circostanze, e comunque la consapevolezza di essere finiti poi tutti in quell’area dove non si riesce capire se sei un vincitore perché non ti sei piegato e hai vinto in tribunale, o uno sconfitto perché comunque sono riusciti a mandarti via, ci hanno fatto ritrovare, e siamo tornati ad essere i suoi ragazzi. Se non fosse stato così, non avremmo progettato alla fine del 2009 BrindisiReport, oggi integrato nel Gruppo Citynews.

Scrivendo per questo giornale telematico, Vittorio ha ritrovato quel campo libero che era riuscito a costruirsi e a difendere ai tempi in cui faceva l’inviato per la sede Rai di Bari, che lasciò per l’avventura di Quotidiano. E noi aspettavamo i suoi articoli che erano anche editoriali, e insieme inchieste. Non ve li racconto, li avete letti. Un giornalista che si preoccupa di essere simpatico a tutti e di non avere nemici penso non abbia capito che gli unici limiti che deve imporsi sono ben altri, sia nella professione che nella vita.

L'intervento di Vittorio Stamerra

Nel lavoro, Vittorio non si è fatto mancare nulla. Ma si è preso scarsa cura di se stesso ai tempi in cui avrebbe dovuto. Ne era consapevole, a volte ci scherzava su, ma sapeva che col passare degli anni la situazione si sarebbe fatta più difficile. Ha sempre continuato a lavorare, dedicandosi alla sua piccola ma importante casa editrice, la Hobos, un altro regalo alla sua città, lui che era nato a Tuturano.

Il lavoro lo aiutava a non cedere terreno. Da tempo aveva ricominciato a scrivere, un editoriale la settimana per il suo primo giornale, La Gazzetta del Mezzogiorno. Curava e scriveva per i libri pubblicati dalla Hobos, tutti contributi alla storia di Brindisi, partecipava ad eventi culturali, l’estate la trascorreva con i suoi cari a Monticelli, ma non sopportava l’inattività prolungata. I suoi amici più cari non lo hanno mai lasciato solo, ed erano la sua altra grande risorsa, oltre alla famiglia e al lavoro.

Adesso ci mancherai. Siamo sempre i tuoi ragazzi, ma con i capelli grigi, le nostre grane, i nostri momenti neri, le nostre storie, i nostri affanni di uomini e donne normali, e un tantino di rabbia dentro perché avremmo voluto raccontare una società diversa, quella che avevamo immaginato tanti anni fa. Ma delusi no. Chi racconta ogni giorno la vita non può essere deluso, ma consapevole. Un caro abbraccio da tutti noi.

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