Venerdì, 18 Giugno 2021
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ll Natale di nonno Gino ai tempi della guerra e in era Covid

Il racconto del professore Luigi Camarda: "Adesso siamo costretti a stare in casa, allora neanche lì eravamo sicuri"

FRANCAVILLA FONTANA - “Non si possono fare paragoni, sono due situazioni completamente diverse. In comune c'è la paura. Adesso abbiamo la paura del contagio, allora c'era quella delle bombe: non eri tranquillo neanche in casa tua”. Quando si riferisce ad "allora", Luigi Camarda parla dei ricordi dei vari pranzi di Natale della sua infanzia. Lui, classe 1934, pensa alla tavola imbandita con meno pietanze e all'attesa. Pensa al timore che la guerra, il secondo conflitto mondiale, portava con sé. Cronaca attuale: il Natale appena trascorso resterà agli annali per il Covid-19, per la pandemia, per le restrizioni. A tavola Luigi Camarda, decano del basket francavillese e storico professore di francese ora in pensione, non vuole dare lezioni, ma si limita a mettere in fila i ricordi davanti ai parenti più stretti. Già, niente pranzi allargati quest'anno, lo impongono non tanto le regole del Governo, quanto il buonsenso e il rispetto per gli altri.

Cronaca passata: il Natale durante gli anni della guerra era, naturalmente, diverso rispetto al Natale prima dello scellerato annuncio di Mussolini con il quale l'Italia entra ufficialmente nel conflitto mondiale. La famiglia del piccolo Luigi Camarda non è benestante. La mamma – Maria Concetta Fedele – non lavora. A portare il pane e il denaro, che non basta mai, è Giovanni "la fanella". Il soprannome di famiglia lo deve al padre, Luigi, chiamato così perché aveva delle sorelle che invece di pronunciare "flanella", dicevano "fanella". In casa di Giovanni i figli sono quattro, Luigi compreso. Dopo la guerra la famiglia si allargherà. 

Tra una portata e l'altra – il primo è farfalle allo zafferano, poi c'è il polpettone – Luigi Camarda, seduto composto e con lo sguardo burbero, sciorina davanti alle figlie Tina e Paola i suoi ricordi. Da quando la sua amata Lenuccia è venuta a mancare, il professore Camarda – come lo conoscono a Francavilla – si tuffa malvolentieri nel passato. Ma nonno Gino – come lo chiamano in famiglia – dopo essersi lasciato un po' pregare, cede alle insistenze dei nipoti e racconta. Tiene a precisare di non essere uno storico, un esperto. Quello che esce dalla sua bocca sono solo ricordi. E così, un po' per digerire, un po' per dare ritmo al racconto, si alza in piedi, dritto come un fuso. E ricomincia: "A Natale c'era il primo, il secondo, le cartiddate, una volta la palomma. Erano portate più semplici, erano anni di miseria. Il giorno prima si digiunava. Non c'erano tutti questi doni, Babbo Natale era sì conosciuto, ma solo presso alcune famiglie. Da noi i regali arrivavano con l'Epifania".

Erano delle feste più povere, ma non per questo meno sentite. C'era la miseria e la paura delle bombe, che scendevano copiose su Brindisi e Taranto. E Francavilla Fontana è a metà strada tra le due città. All'epoca Luigi Camarda abitava in via Libertà, poco prima della porta con la quale termina via Regina Elena. "A causa dei bombardamenti molte notti le passavamo in campagna – ricorda – Rispetto al Covid la paura delle bombe è una paura diversa, più viscerale. La vedi e la senti, vedi i bagliori, senti il boato. La mia famiglia è stata praticamente risparmiata, per fortuna. Ma l'impatto della guerra si faceva sentire anche con la miseria. Per quattro figli, durante l'Epifania, un anno ci regalarono solo una bambola. In quattro! E se solo uno di noi faceva i capricci, allora la bambola veniva 'sequestrata' dai nostri genitori. E la punizione ricadeva su tutti i fratelli".

Questo Natale 2020 è stato sicuramente diverso, sotto molti punti di vista, rispetto alle feste degli altri anni. Le strade prima di pranzo, a Francavilla Fontana, traboccavano di macchine e la piazza vedeva giovani e meno giovani scambiarsi gli auguri. Mentre si spostava da casa sua a casa della figlia Tina, dove si è svolto il pranzo, il professore Camarda ha visto meno gente per strada, meno auto. Proprio come durante la sua infanzia: "Le strade non erano asfaltate, le macchine erano poche. Durante gli anni successivi alla guerra, abbiamo apprezzato il progresso, la miseria a poco a poco ha cominciato a lasciare il passo a un benessere più diffuso".

Sotto il cielo nuvoloso del 25 dicembre 2020 Luigi Camarda si incammina per tornare a casa propria, dopo aver pranzato in compagnia. Si sistema il nodo della cravatta e indossa il giaccone. Ripensa agli anni della sua infanzia e, prima di andarsene, si rivolge ai suoi nipoti: "All'epoca ero molto più piccolo di voi, ma capivo le bombe, sapevo quanto fossero pericolose. Capisco che questo Natale è diverso, ma per favore cercate di non lamentarvi troppo. Bisogna adeguarsi ai tempi. Qui, se rimaniamo in casa, siamo protetti. All'epoca non eravamo protetti neanche nelle nostre case". Il caffè non lo prende, il professore Camarda. Saluta e si incammina verso casa, pensando alla sua infanzia. Sì, le due paure non sono paragonabili.

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