"Mio zio caduto in mare, dimenticato dalla storia e dagli uomini"

Francesco Donativo ricorda lo zio Francesco di Giulio, alla vigilia della commemorazione dei dispersi in mare di tutte le guerre

BRINDISI - Il suo sacrificio è finito nel dimenticatoio. Francesco Di Giulio morì a soli 19 anni, il 9 settembre 1943, a bordo del cacciatorpediniere Vivaldi. Le sue spoglie furono risucchiate nelle profondità del mar Mediterraneo, fra le Corsica e la Sardegna, insieme a quelle di altri 57 membri dell'equipaggio. Alla vigilia della “Giornata della Memoria dei marinai scomparsi in mare” che verrà celebrata domani (mercoledì 9 settembre 2020) presso il Monumento al marinaio, il nipote di Di Giulio, Francesco Donativo, ha scritto alla redazione di BrindisiReport per sottrarre all’oblio il ricordo di suo zio.

Riportiamo di seguito la sua lettera 

In ragione della commemorazione dei caduti del mare, sfogo malinconicamente, usando il vostro tramite, la mia delusione. Cruccio di mia madre e delle sue tre sorelle. Mio zio, fratello di mia madre, Francesco Di Giulio fu Giovanni, morì sul cacciatorpediniere Vivaldi nella tragica giornata che voi avete ricordato. Nonostante diversi tentativi di cogliere l'occasione di questa magnifica commemorazione, negli anni nessuno ha ascoltato la supplica della nostra famiglia affinché si dedicasse una parola a mio zio. 

Si chiedeva di dedicare una parola a chi era su una nave dimenticata, come le altre, in quanto affondata in una data vergognosa e infausta per il nostro paese. Aimè, mia madre e le sue sorelle non hanno potuto vedere commemorata la figura del fratello disperso in mare a 19 anni! Mitragliere imbarcato sul Vivaldi e morto dissanguato in seguito ad un attacco tedesco. Sarebbe stato bello per Brindisi avere un occhio amorevole per un suo figlio che non è più tornato. Quanto sopra per mia madre e le mie zie. Mia madre e due sue sorelle non ci sono più. Peccato, sono morte con il desiderio non esaudito di vedere riconosciuta dal mondo la morte del loro amato fratello e di tutti quei giovani che non sono tornati. Grazie Francesco Donativo

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