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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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"Carenza di medici e posti letto, situazione drammatica nella sanità brindisina"

La denuncia del presidente dell'Ordine dei medici, Arturo Oliva: "Mancano più di 130 posti letto. Utenza privata dei servizi di Partoanalgesia e radiologia interventistica"

BRINDISI – Se un cittadino della provincia di Brindisi è colto da emorragia celebrale acuta, dovrà essere trasferito a Lecce o a Taranto, nella speranza di arrivarci vivo, poiché l’ospedale Perrino è sprovvisto del servizio di radiologia interventistica. Se si inserisce una spina nella sala parto dell’ospedale Camberlingo, c’è il rischio che l’impianto elettrico vada in cortocircuito, come accaduto nei giorni scorsi. Queste sono solo alcune delle criticità della sanità brindisina emerse nel corso di una conferenza stampa convocata stamattina (venerdì 12 novembre) dal presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Brindisi, Arturo Oliva, per fare il punto sullo stato dell’arte tra offerta virtuale e reale dei posti letto. I numeri snocciolati da Oliva raffigurano una situazione drammatica, fra carenze di posti letto e di medici. Si tratta in realtà di problematiche già note, più volte segnalate in passato dallo stesso Oliva, ma che in piena pandemia, con il rischio incombente di una nuova recrudescenza dei contagi, non possono non far suonare un campanello d’allarme. 

Carenze di posti letto reparto per reparto

I numeri, dunque, cristallizzano le lacune che affliggono numerosi reparti dell’ospedale Perrino di Brindisi. Prendendo come riferimento il piano ospedaliero previsto dalla tabella regionale del regolamento n.23 del 2019, che sarebbe dovuto entrare a regime entro dicembre 2019, il principale nosocomio della provincia è sguarnito di decine di posti letto. 

Questo il quadro reparto per reparto: Cardiologia, 25/26 posti letto attivi, a fronte di una previsione di 30; Chirurgia generale, 25/26 attivi (previsione di 32); Chirurgia plastica, 18+2 attivi (previsione di 20); Dermatologia, nessun posto letto (previsione di 4); Lungodegenza, 20 attivi allocati a San Pietro Vernotico (previsione di 40); Medicina interna, 30 attivi (previsione di 60); Gastroenterologia, nessun posto letto attivo (previsione di 10); Oncologia, 10 attivi (previsione di 20); Ostetricia e Ginecologia, 41 attivi (previsione di 50); Centro grandi ustionati, 6 attivi (previsione di 8). 

Importanti lacune vengono registrate anche al Camberlingo di Francavilla Fontana: Ginecologia, 22 posti letto attivi (previsione di 32); Oncologia, nessun posto letto (previsione di 12); Rianimazione, nessun posto letto (previsione di 8). 

Lavori a rilento in Rianimazione e Grandi ustionati

Il piano ospedaliero del 2019 è stato poi ritoccato al rialzo con un regolamento di riordino ospedaliero approvato nel 2020, dopo lo scoppio della pandemia, che entro il dicembre dello stesso doveva trovare attuazione. In particolare, sulla base delle nuove disposizioni, il reparto di Rianimazione del Perrino sarebbe dovuto passare da 16 a 55 posti letto. Proprio a proposito della Rianimazione, Oliva rimarca come da otto anni si attenda la fine dei lavori avviati sulla base di prescrizioni fornite dai carabinieri del Nas. Attualmente i 16 posti letto disponibili sono distribuiti fra il quinto e l’ottavo piano (8 per piano). “Se sono tutti e due pieni – spiega il presidente dell’Ordine – si è costretti a istituire due guardie: un lusso che non ci si può permettere. Se invece tutti i posti letto fossero sullo stesso piano, si opererebbe meglio”. Ma perché da ben 8 anni il cantiere è aperto? “Perché la potenza energetica impiegata al Perrino – spiega Oliva- non è probabilmente sufficiente neanche per attaccare un asciuga capelli”. Altro caso di lavori pachidermici è quello del Centro Grandi Ustioni. Basti pensare che qui il cantiere è attivo da ben 11 anni. Per questo, nella vecchia ala del reparto, i posti letto disponibili sono 6, a fronte di una previsione di 8 per una utenza di circa 5 milioni di persone che abbraccia l’intera Puglia e altre regioni del Centro-Sud. 

Pronto Soccorso

“Il piano regionale – rimarca Oliva – deve essere completamente esigibile”. Da questa sofferenza scaturiscono i problemi della extralocazione dei pazienti da un reparto all’altro e delle lunghe attese che quasi quotidianamente si registrano in Pronto soccorso, afflitto da “carenze organizzative – afferma Oliva – e da una dotazione organica largamente insufficiente, che fra un po’ diventerà drammatica”. In Pronto soccorso operano infatti dei medici “che non hanno i requisiti richiesti dalla legge - dichiara il presidente dell’Ordine - per accedere alla dipendenza, ossia la specializzazione”. E da gennaio 2021, quando sette medici non ci saranno più, “l’organico sarà risicatissimo”. Il Perrino resta dunque poco attrattivo per gli specialisti: “I pochi colleghi che ci stanno – ammette – sono costretti a turni massacranti e a non avere vita sociale”. Non c’è da stupirsi, quindi, se in Pneumologia, reparto in prima linea nell’emergenza Covid, vi siano solo 6 medici in servizio, mentre in Malattie infettive operino appena 7 medici più il dirigente, rispetto all'assetto di 5+1 che si registrava a inizio pandemia. 

Servizi mancanti 

Oliva ha rimarcato anche l’assenza di un servizio fondamentale per la popolazione femminile, com’è quello della Partoanalgesia. “Le donne di Brindisi – afferma il presidente – dovrebbe insorgere perché questa è l’unica provincia pugliese in cui la Partoanalgesia non esiste. Quello che dovrebbe essere un diritto, a Brindisi viene negato. Non parte perché, al di là delle carenze d’organico anestesiologiche che forse avremmo potuto fronteggiare, manca il requisito strutturale, sia al Camberligno che al Perrino, della sala operatoria allo stesso piano della sala parto”. Oliva definisce “offensiva” la dichiarazione di un “autorevole rappresentante dell’Asl che enfaticamente ha detto: ‘partiremo’. Lo smentisco pubblicamente. Basta con gli annunci. Noi abbiamo bisogno di fatti e ad oggi non abbiamo i requisiti”.

Estremamente grave anche la mancanza del servizio di radiologia interventistica. “Un paziente con emorragia cerebrale acuta – spiega Oliva – deve essere trasferito a Lecce o a Taranto. Alla fine, se il malcapitato muore, è il medico a prendersi un avviso di garanzia. L’apparecchio è bloccato – spiega il presidente dell’Ordine – perché non c’è un impegno energetico tale da garantire l’attivazione”. 

Vengono sollevate, insomma, anche delle problematiche strutturali di una certa rilevanza. “Stamattina – dichiara Oliva – ho ricevuto una segnalazione su un cortocircuito con mancanza di energia elettrica per due ore nella sala parto dell’ospedale Camberlingo verificatosi lo scorso 6 novembre, dopo che un operatore ha inserito una spina. Altre segnalazioni analoghe erano già state fatte in passato”. 

I rappresentanti dei sindacati 

Nella sala conferenza della sede dell’Ordine sono presenti anche i primari Eugenio Sabato, dirigente di Pneumologia, in qualità di esponente della Cgil, e Salvatore Minniti, dirigente di Malattie Infettive, nelle vesti di rappresentante del sindacato Anao, oltre all’anestesista Fabrizio Picoco, del sindacato Aaroi-emac.

I medici in sala-2

 “A disturbare più di tutto è il fatto che agli occhi della cittadinanza – dichiara Minniti (Malattie infettive) - è il medico che rappresenta la sanità. Al di là degli annunci, noi lavoriamo da sempre in carenze di organico croniche. L’Asl Brindisi è come una porta girevole: facciamo decine di concorsi, ma i nuovi professionisti che vengono a Brindisi quasi mai si fermano, per il fatto che strutturalmente e tecnologicamente non siamo all’avanguardia. Anche quando abbiamo strumentazioni, non siamo in grado di utilizzarle”.

L’anestesista Fabrizio Picoco parla di una “situazione drammatica”: “Siamo rimasti fermi a quelli che siamo adesso (24-25 medici, inclusi 4 anestesisti specializzandi, a fronte di una previsione di 60, ndr). Abbiamo dovuto coprire sia la Rianimazione Covid che no Covid. Non chiediamo la luna. Vogliamo solo il minimo per lavorare come si deve”. Tale carenza è particolarmente grave se si considera che in caso di riattivazione del prefabbricato di terapia intensiva Covid realizzato all’esterno dell’ospedale, inevitabilmente si sottrarranno risorse alle sale operatorie. 

“L’Ordine – conclude Oliva – è stanco della sanità annunciata. Oggi abbiamo sentito la necessità di intervenire per le ripetute sollecitazioni da parte dei cittadini/utenti. Già da un po’ di tempo avevamo acceso un faro sulla situazione sanitaria nella provincia di Brindisi. La cosa che allarma è che rispetto a quanto previsto dal regolamento del riordino ospedaliero n.23 del 2019, mancano oltre 130 posti letto: l’equivalente di un ospedale di primo livello. Noi capiamo le difficoltà ma siamo fermamente convinti che da qualche parte una responsabilità c’è e va cercata”. 

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