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Osvaldo Marangio, il contabile "salvato" dalla scrittura presenta il suo primo libro 

Martedì 5 ottobre prossimo nelle migliori librerie italiane uscirà “Il Gobbo dell’Orto”, romanzo  fantastico ambiento nel Salento dell'800

SAN PIETRO VERNOTICO - Nella scrittura ha trovato la forza per affrontare la morte prematura del padre, i pensieri riportati su fogli bianchi, talvolta anche solo pezzetti di carta, lo hanno aiutato a “salvarsi”. A uscire da una strada buia che sembrava essere senza luce. Da allora non ha più smesso di scrivere e oggi, dopo 35 anni, uno dei suoi libri è pronto per incontrare i lettori di tutta Italia. Martedì 5 ottobre prossimo nelle migliori librerie italiane uscirà “Il Gobbo dell’Orto”, romanzo  fantastico ambiento nel Salento dell'800 che intreccia magia e tradizione in oscure vicende tra nobiltà e mondo contadino. Osvaldo Marangio, 72 anni il 30 ottobre prossimo, ex contabile presso l’ospedale Ninetto Melli di San Pietro Vernotico, scrittore per passione, racconta questa sua nuova avventura. Insolita, se si tiene conto che se la carta e la penna lo hanno accompagnato per metà della sua vita, il libro che segna il suo esordio come scrittore arriva dopo la pensione, dopo essere diventato nonno. Sabato 9 ottobre prossimo alle 16.30, presso Villa Neviera in via Campi Salentina a Cellino San Marco, presenterà la sua opera.

L’incontro con la scrittura 

“Non ero pronto a perdere mio padre. La sua scomparsa per me fu traumatica. I primi tempi mi appartavo con la canna da pesca, in silenzio, davanti al mare, riflettevo sulla vita. Durante queste fughe solitarie dalla quotidianità pensai di scrivere la storia della mia famiglia, dall’innamoramento dei miei genitori alla nascita, fanciullezza e crescita di noi figli, il libro finisce con la morte di mio padre”. Fu stampato e consegnato ai familiari, ai suoi fratelli Raffaele e Massimo e alle loro famiglie, e nel suo piccolo riscosse un successo inaspettato. Aveva 35 anni, era padre di due figli, Chiara e Davide, nati dall’amore con Francesca, sua moglie e inseparabile compagna di vita. 

“In quel periodo capii che la scrittura mi avrebbe salvato. Potevo aiutarmi da solo, uscire da quel tunnel. Cominciai a ritagliarmi gli spazi per scrivere, appuntavo i pensieri su fogli di carta, pensieri che diversamente non avrei mai saputo esprimere. Pian piano scoprii che scrivere mi rilassava”.  E comporre presto diventò una droga, una specie di ossessione. In casa iniziarono a comparire fogli di carta con frasi, poesie, riflessioni. 

Il primo computer lo conobbe in ufficio. A lavoro. Lì i suoi scritti cominciarono a prendere forma. “Lavoravo sodo per sette ore, senza pause, senza alzare la testa dalla tastiera. L’ultima ora la dedicavo a trascrivere i miei componimenti, dovevo approfittare di quella opportunità”. Poesie, racconti brevi, storie, e libri. Di libri Osvaldo Marangio ne ha scritti sei. Tutti stampati e riposti nella libreria di casa prestati o donati a parenti e amici con il solo intento di diffondere i suoi pensieri, le sue riflessioni. Tra questi c’era anche “Il gobbo dell’orto”, un’opera nata direttamente dal titolo e scritta tutta d’un fiato. 

Il gobbo dell'orto1-3-2

Molti dei suoi personalissimi lettori lo hanno sempre incitato a pubblicare. “Ma io non ho mai voluto, non mi sono mai considerato scrittore, ho sempre pensato di non essere all’altezza e non ho mai preteso di insegnare qualcosa a qualcuno. Sono nato nelle storie e con le storie, mia madre era una bravissima affabulatrice, ci raccontava tante cose, di tutti i generi. Da piccolo mi fermavo con gli anziani del paese e restavo incantato dai loro racconti. Ho avuto sempre la passione per la letteratura e poi per la scrittura ma non sono mai stato attratto dalle ambizioni. A me bastava scrivere”. 

La pubblicazione del libro

Circa un anno fa la casa editrice “I Libri di Icaro” pubblicò un annuncio su Facebook: cercava scrittori esordienti. “Mia figlia Chiara mi mandò quel post, del progetto se ne occupava Andrea Martina, un giovane scrittore di Cellino San Marco. Ci mettemmo in contatto con lui, era arrivato per me il momento di provare questa esperienza, questa nuova avventura. Di mettermi in gioco. Gli consegnai due libri: questo e uno sulla storia dell’Albania scritto prendendo spunto da mio suocero e dalla sua prigionia in quella terra. “Il gobbo dell’orto” lo conquistò e cominciammo a lavorare insieme sul testo. Gli avevo chiesto di essere impietoso. Apportammo alcune piccole modifiche”. La copertina è stata ideata e realizzata dal fratello Massimo, artista, noto pittore e docente di Arte. 

A metà settembre scorso “Il Gobbo dell’orto”, nella sua nuova versione, ha lasciato la libreria di Osvaldo e si è materializzato in un libro, un libro vero che da martedì prossimo occuperà un posto nelle librerie d’Italia e in quelle virtuali. 

“L’emozione è tanta, ho letto il libro mettendomi nei panni di un lettore, io stesso ne sono rimasto affasciato, ma soprattutto stupito da me stesso. Questo romanzo è adatto a tutti, anche ai giovanissimi lettori. Ha una morale. E’ una storia antica, fantastica, di nobili e popolani che vivevano il bene e il male in un eterno dualismo umano di guerra e pace”.

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