Il Pc di Carovigno: "Non chiudete la scuola di Serranova"

Vengono elencati i rischi di aggravio dei costi per le famiglie dei bambini residenti nella borgata e nelle campagne

CAROVIGNO – Si riapre la questione della chiusura della scuola della borgata di Serranova. Va all’attacco del Comune di Carovigno la sezione locale del partito comunista, con una nota del comitato direttivo. “L’attuale amministrazione comunale di Carovigno, come quelle precedenti, non è in grado di governare e di mettere al primo posto la scuola come priorità per la comunità carovignese. Lo storico chiodo fisso è la chiusura della scuola di Serranova, la motivazione è la solita: mancano i fondi”.

“L’amministrazione comunale considera l’istruzione come debito economico e non come risorsa di ricchezza per la nostra società, la scuola incomincia dall’infanzia. A proposito della mancanza di fondi, va fatta una accurata ricerca storica sul territorio per verificare quali sono stati gli sperperi economici e se hanno portato benefici privati per pochissimi, per poi farlo pagare alle tasche dei cittadini attraverso l’aumento di tasse e mancati servizi”, accusa il Pc.

“Oggi nel torchio della spremitura vogliono far finire le famiglie di Serranova e delle contrade limitrofe. La sezione del Partito Comunista di Carovigno non condivide tale scelta amministrativa e invita gli interessati alla mobilitazione e alla ribellione affinché si faciliti il buon svolgimento della scuola pubblica, il diritto all’istruzione è sancito dalla Costituzione”.

Secondo il Partico comunista è prevedibile che sarà a pagamento il trasporto con lo scuolabus (gratuito fino all’anno scorso) con un costo fino ad 80 euro a bambino, per 10 mesi fanno 800 euro; la chiusura della scuola dell’infanzia “Crispi”; la chiusura della mensa scolastica “Crispi”; che, nel caso rimanesse aperta la scuola di Serranova, sarebbe comunque prevista la chiusura della mensa, con il cibo trasportato eventualmente da Carovigno.

“Il costo a pasto per bambino, oltre ad una sorta di tessera di iscrizione di 50 euro, arriverà fino a 4,50 euro, poco meno del costo della mensa dei dipendenti di Montecitorio al ristorante interno, di cui l’ultimo dato del 2014, è di 5 euro a pasto; cibo non trasportato da altri siti ma cucinato in luogo con le dovute accortezze. Se questa sarà la scelta adottata creerà problemi occupazionali e non sarà condivisa da noi. Questi prezzi lasciano prevedere lo stimolo alla dispersione scolastica anche in tenera età”, sostiene il Pc di Carovigno.

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“Purtroppo le famiglie non hanno dalla loro parte, all’interno della scuola, un sindacato disponibile alla mobilitazione per la difesa dei diritti. L’appello che fa la sezione del Partito Comunista indirizzato all’amministrazione comunale è di non far pagare alle famiglie il danno economico causato da altri e di ricordare sempre che il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione Italiana. Alle famiglie diciamo di non arrendersi, noi stiamo dalla loro parte”, conclude la nota.

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