rotate-mobile
Martedì, 7 Dicembre 2021
Attualità

La diplomazia pontificia e Dante, le relazioni del professore Teodoro De Giorgio

Doppio impegno accademico per lo storico dell’arte brindisino da pochi mesi entrato a far parte del dipartimento dei beni culturali dell’università degli studi di Padova in qualità di post doc Research Fellow

BRINDISI - Doppio impegno accademico per il professor Teodoro De Giorgio, storico dell’arte brindisino da pochi mesi entrato a far parte del dipartimento dei beni culturali dell’università degli studi di Padova in qualità di post doc Research Fellow. Lo studioso è stato invitato, infatti, nello scorso mese di ottobre, a partecipare come relatore a due importanti e prestigiosi convegni internazionali: il convegno organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana di Roma in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, dal titolo “Le arti e gli artisti nella rete della diplomazia pontificia” (15-16 ottobre); e il convegno organizzato dall’Università di Lione per i 700 anni dalla morte di Dante, dal titolo “Justice et miséricorde à l’époque de Dante. Réflexions, expressions, représentations et pratiques” (18-19 ottobre). 

Le giornate di studio dell’importante convegno internazionale della Pontificia Università Gregoriana hanno permesso di riflettere sul ruolo delle arti e degli artisti nell’ambito dei rapporti diplomatici che hanno avuto come centro propulsore la Curia pontificia. Il tema è stato indagato nei suoi molteplici aspetti e in relazione ai diversi contesti socio-politico-culturali. Attraverso interventi disseminati su un esteso arco cronologico e su un’ altrettanto vasta mappatura geografica, si è delineato un significativo panorama di casi di studio. La lettura complessiva di quest’ultimo ha portato a riflettere sui meccanismi e sulle tipologie del rapporto arte-diplomazia in ambito pontificio, considerando le trasformazioni e le continuità di questo fenomeno nel tempo. Nel suo intervento il professor Teodoro De Giorgio ha relazionato sulla rosa d’oro, il più prestigioso dono papale del Medioevo.

La rosa, realizzata dagli orafi papali in oro e pietre preziose, veniva donata a personalità e luoghi che il pontefice aveva particolarmente a cuore ed era connessa alla celebrazione della quarta domenica di Quaresima, detta "Laetare", ovvero "gioiosa", perché segnava una pausa nel cammino penitenziale della Quaresima, consentendo il ricorso al colore liturgico rosa al posto del viola. Fulcro dell'intervento dello studioso è stato il dono della rosa d'oro da parte del papa umanista Pio II Piccolomini (1458-1464) a Tommaso Paleologo, ultimo erede al trono di Bisanzio: un dono carico di significati religiosi, politici e simbolici.

Nel convegno internazionale organizzato dall’Università di Lione per i 700 anni dalla morte di Dante, il professor De Giorgio, introdotto dal professor Bruno Pinchard, presidente della Société Dantesque de France, è stato invitato invece, quale unico storico dell’arte, a relazionare sul raro tema iconografico tardo medievale della personificazione della Misericordia che trattiene la Giustizia dall’agire a danno degli uomini. Tale rappresentazione, poco nota agli stessi specialisti per via delle esigue testimonianze superstiti, trae origine dalle fonti scritturistiche, dai precetti evangelici e dalle riflessioni dei Padri della Chiesa. All’origine di questa iconografia c’erano le esigenze di giustizia e le istanze di misericordia del tempo, che in molti reputavano complementari nell’amministrazione del tessuto sociale. Giustizia e misericordia nella Bibbia caratterizzano Dio (specialmente nell’Antico Testamento) e sono esaltati dal Cristo come beatitudini (nel Discorso della montagna). Virtù umane - già in Cicerone - e, allo stesso tempo, attributi divini, i due componenti di questo binomio fondamentale nella teologia cristiana, e ben presente nello ius commune, svolgono un ruolo capitale nella strutturazione di un poema escatologico come la Commedia.

Quest’opera, infatti, è nata, almeno in parte, dalla sete di giustizia di un poeta e politico che aveva chiesto invano misericordia ai suoi concittadini (nella canzone Tre donne intorno al cor mi son venute e in alcune lettere perse ma ricordate da Leonardo Bruni) e che in essa costruisce (in quanto autore e giustiziere più o meno misericordioso e compassionevole) e realizza (in quanto personaggio principale) un percorso esemplare di conversione attestante la giustizia e la misericordia divine. Nel vasto campo pluridisciplinare costituito dalla ricerca su Dante e sull’epoca in cui visse, la letteratura, la filosofia, la teologia, la storia e la storia dell’arte, alle quali si è recentemente unito un rinnovato interesse per il diritto e la giurisprudenza, hanno offerto un prezioso apporto, da un lato, a una migliore conoscenza della sua formazione e della sua ricca e varia cultura, dall’altro a una maggiore comprensione della sua opera omnia, alla sua contestualizzazione, all’identificazione delle sue fonti e alla messa in luce del suo straordinario spessore «intertestuale» et "interdiscorsivo". 


 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La diplomazia pontificia e Dante, le relazioni del professore Teodoro De Giorgio

BrindisiReport è in caricamento