Commercio piegato dalla pandemia: le proposte dell'Anci per la fase 2

Oreste Pinto fra i firmatari di un documento sottoscritto dagli assessori alle Attività produttive di tutti i capoluoghi italiani

L’assessore alle Attività produttive del Comune di Brindisi, Oreste Pinto, è fra i firmatari di un documento sottoscritto dagli assessori al ramo di tutti i capoluoghi italiani tramite il quale l’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), con il coordinamento del sindaco di Padova e delegato per l'Anci alle Attività produttive, Sergio Giordani, lancia al governo una serie di proposte per rilanciare il settore del commercio, messo in ginocchio dalla pandemia da coronavirus. 

“La nostra priorità - Lo dichiara il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, -  riaccendere le vetrine spente e garantire ai cittadini le misure di sicurezza per poter tornare a frequentare le attività commerciali. Abbiamo chiesto tanti sacrifici ai negozianti, ora dobbiamo sostenere la ripresa. Dobbiamo, prima di tutto, garantire alle attività commerciali risorse a fondo perduto che aiutino i tantissimi negozi che animano le strade delle nostre città a riaprire. Sono poi necessarie regole più elastiche sull'occupazione del suolo pubblico. Chiediamo al governo di avviare questa discussione. Porterò io stesso le chiavi che i gestori di locali commerciali hanno consegnato ai sindaci in tutta Italia, al governo. I sindaci sono schierati con le attività economiche: non basta il bonus partite Iva, bisogna aiutare i negozianti a pagare non solo le tasse, ma le bollette, l'affitto, i costi di sanificazione e le attrezzature di cui dovranno dotare i locali per rispettare le misure di distanziamento sociale”. 

"Il tessuto di attività commerciali e artigianali - afferma Giordani - rappresenta la vita delle nostre città. Preservare il loro ruolo in questo momento difficile non è solo necessario per tutelare imprese e lavoratori che sono seriamente a rischio, ma è anche l’unico modo per prepararci alla ripartenza assicurando la qualità della vita nei centri urbani”, rileva Giordani.
Si tratta di richieste rivolte al Governo e alle Regioni per supportare nell’immediato il mondo delle micro, piccole e medie imprese del commercio al dettaglio, dell’artigianato, del turismo, dell’agricoltura, della pesca, ma anche di proposte di intervento che i Comuni possono mettere in campo per supportare il rilancio dell’economia locale nella fase di riapertura. “Nella consapevolezza - prosegue Giordani - che i Comuni possono fare molto, ma non sarà abbastanza senza un’alleanza importante con tutti i livelli istituzionali a partire dal Governo.”

L'elenco delle richieste è il frutto del lavoro di confronto fra gli assessori comunali alle attività produttive e si basa sull'esigenza di fornire risposte concrete agli operatori, che non potranno arrivare finché non si avranno in tempi brevi certezze sul ristoro delle mancate entrate da tributi locali dovute alla chiusura forzata delle attività: si va dalla messa in campo di misure dirette di supporto al settore alla rapida definizione di protocolli di gestione dei flussi per le diverse tipologie di attività in vista della riapertura, fino alla definizione di semplificazioni amministrative per velocizzare la riconfigurazione dei locali pubblici ai fini del distanziamento sociale.

Diverse anche le proposte di intervento a gestione diretta dei Comuni, fra cui la concessione a titolo gratuito del titolo di occupazione del suolo pubblico per bar e ristoranti almeno nella stagione estiva, con contestuale ampliamento delle aree, la riduzione dell’IMU per i locali commerciali a fronte di una riduzione volontaria degli affitti da parte dei proprietari dei locali, la promozione di strumenti tecnologici di aggregazione e marketing territoriale, nella convinzione che l’artigianato e il commercio e i loro prodotti costituiscano una componente del patrimonio culturale di ogni singolo Comune. Infine, vengono proposte misure specifiche per la sopravvivenza del commercio al dettaglio nei piccoli Comuni a rischio spopolamento.

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A parere degli assessori alle attività produttive, dunque, vanno messi in campo interventi che, nel breve periodo, diano alle piccole realtà produttive l’ossigeno per resistere al periodo di chiusura forzata e di ripartenza con le regole di distanziamento sociale e, sul medio e lungo periodo, guardino a queste realtà come svolgenti una funzione pubblica fondamentale, prevedendo azioni e strumenti diversificati in base alla tipologia e alla dimensione comunale.

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