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Anche in provincia di Brindisi la giornata mondiale dei malati di lebbra

Domenica 31 gennaio i volontari Aifo distribuiranno il “Miele della solidarietà” e altri prodotti eco-solidali ad Ostuni, Brindisi, San Michele Salentino e Francavilla Fontana

BRINDISI - Domenica 31 gennaio Aifo celebra la 68esima giornata mondiale dei malati di lebbra. In provincia di Brindisi, i volontari distribuiranno anche quest'anno il “Miele della solidarietà” e altri prodotti eco-solidali in Ostuni, Brindisi, San Michele Salentino, Francavilla Fontana, in particolare davanti alle chiese locali, ma anche attraverso catene umane solidali attivate via telefono e social media.
La giornata si svolge dal 1954 nell’ultima domenica di gennaio, su iniziativa di Raoul Follereau, benefattore e profeta dei malati di lebbra, per denunciare l’emarginazione in cui vivevano milioni di persone. Oggi la lebbra è stata ridimensionata, grazie ai progressi della medicina, ma colpisce ancora oltre 200 mila persone all’anno, lasciando in molte di loro i segni della disabilità (circa 3 milioni secondo l’Oms) e il rischio di essere emarginate da paure e pregiudizi che non sono stati ancora del tutto sconfitti.

"La lebbra, benché oggi sia perfettamente curabile, si sviluppa ancora in regioni povere e dove è carente la sanità di base in grado di prevenire il contagio e l’insorgere della malattia - spiega il referente Aifo Puglia, il dottore Francesco Colizzi - non a caso India e Brasile, che da soli rappresentano il 70 percento dei casi di lebbra nel mondo, sono anche i due paesi che, dopo gli Stati Uniti, hanno più casi e decessi a causa del Covid19. Aifo, da sessant’anni attiva nella cooperazione socio sanitaria nel mondo, ha imparato molto dalla lebbra, impegnandosi nella cura delle persone, nel promuovere la medicina di base, nel rafforzare le comunità affinché possano prendere in mano il proprio destino." L’obiettivo è l’inclusione sociale delle persone emarginate, anche a causa di una disabilità, o minacciate di violenze (ad esempio le donne, i gruppi minoritari o discriminati) attraverso pratiche economiche (come i gruppi di auto aiuto) e sociali (come l’educazione e la formazione professionale).

I progetti Aifo nel mondo si ispirano al principio dello “Sviluppo inclusivo su base comunitaria” perché la salute, il benessere e la felicità non possono che essere trovati e condivisi all’interno delle comunità locali, dai villaggi ai quartieri delle città. Come diceva il nostro fondatore Raoul Follereau (1903-1977) “Nessuno può essere felice da solo”. Ispirati da questo principio abbiamo curato milioni di persone e abbiamo consentito loro di ritrovare la dignità e il rispetto dei propri diritti fondamentali. Non a caso nei paesi dove è presente, con l’insorgere della pandemia, Aifo si è trovata subito in prima linea per fare informazione, per diffondere i mezzi di prevenzione e per sostenere materialmente le persone più fragili davanti allo sconvolgimento delle condizioni economiche provocate dalle misure per contenere i contagi.

Aifo prosegue in questo modo il lavoro che l’ha vista impegnata in altre emergenze sanitarie, come l’ebola, al sostegno della fondamentale sanità di base. Aifo gestisce in questo momento 52 progetti di aiuto sanitario. Ogni anno cura più di 320 mila ammalati, dei quali oltre 250 mila colpiti dalla lebbra.

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