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Lunedì, 24 Giugno 2024
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Pochi laureati e scarso impegno politico: la “questione giovanile” nel Brindisino

La provincia di Brindisi terzultima alla voce giovani, nella classifica sugli indici generazionali del Sole 24 ore. Non va molto meglio neanche per bambini e anziani. I dati più significativi

BRINDISI – Pochi laureati e pochi amministratori comunali under 40. E’ nella categoria giovani (18-35 anni) che la provincia di Brindisi fa registrare le peggiori performance, nell’edizione 2024 degli Indici generazionali del Sole 24 Ore. Lo studio (clicca qui), giunto alla quarta edizione, valuta una serie di indicatori sulla qualità della vita nelle 107 province italiane, suddivisi in fasce d’età: bambini (0-10 anni); giovani (18-35); anziani (over 65).

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Nella classifica dei giovani, Brindisi è terzultima (105°), seguita solo da Taranto e Sud Sardegna. Ma le cose non vanno benissimo neanche per bambini e anziani. In questi ambiti, la provincia di Brindisi è rispettivamente 84esima e 83esima.

Giovani

Nella classifica dei giovani, i piazzamenti migliori si registrano alle voci “quoziente di nuzialità” (16esimo posto) ed età media al parto (18esimo posto). Per quanto riguarda il quoziente di nuzialità, nel Brindisino si celebrano 3,2 matrimoni ogni mille abitanti. E’ pari a 32,5, invece, l’età media in cui le donne diventano mamme. 

L’intraprendenza di certo non manca, se si considera che la provincia è 38esima per imprenditorialità giovanile, con circa il 7 percento di imprese con titolare under 35, sul totale delle imprese registrate allo scorso 31 marzo (dati Infocamere). La disoccupazione (94° posto), però, si fa sentire: il 13,8 percento dei giovani è in cerca di lavoro (Istat, 2023). Altro dato precario è quello delle stabilizzazioni lavorative. Nel Brindisino si registrano solo 14.2 trasformazioni a tempo indeterminato (85°posto) ogni mille abitanti (da rapporti a termine, stagionali, in somministrazione, intermittenti e apprendistato, dati Inps/Istat 2023).

Una volta terminati gli studi superiori, un’esigua percentuale di brindisini coltiva con successo quelli universitari. Nella fascia 25-39 anni, i laureati sono appena il 27,1 percento della popolazione (101° posto). Gli amministratori comunali sotto i 40 anni sono circa il 26 percento, sul totale. Il fenomeno dell’emigrazione è ancora molto diffuso. Basti pensare che il Brindisino è penultimo per numero di residenti giovani.

Bambini

Un incentivo a lasciare la provincia deriva anche dalla carenza di strutture e servizi adeguati per i bambini. Basti pensare che la città i Brindisi è 101° per giardini scolastici, in termini di metri quadri per bambini. La provincia fa invece registrare un risultato virtuoso (quarto posto) per numero di delitti denunciati a danno di bambini, ogni 10mila minori.

Anziani

La scarsità di luoghi di incontro e di aggregazione affligge anche la terza età. Il capoluogo è nelle retrovie (99°) per orti urbani: appena 0,6 metri quadri ogni cento residenti con 65 anni e oltre). Va male anche per consumo di farmaci per malattie croniche (97°) e partecipazione civile (96° posto, con 10,3 dipendenti non profit con più di 50 anni, oltre ogni mille residenti della stessa età).

Ridotto, fortunatamente, il consumo di farmaci per depressione. In questa graduatoria, la provincia è quinta.

Il metodo

Ciascuno degli indici sintetici è calcolato su 12 parametri statistici, forniti da fonti certificate (tra cui Istat, Infocamere, Iqvia, Siae, ministero dell’Interno) in grado di raccontare il livello di benessere nei territori.

Tra i nuovi indicatori inseriti quest’anno ci sono gli utenti dei servizi sociali comunali e la partecipazione civile degli over 50, elaborato dal Centro Studi Tagliacarne, nell’indice dedicato agli anziani; le trasformazioni in contratti a tempo indeterminato di rapporti di lavoro in essere e l’imprenditorialità under 35 per l’indice dei giovani; il numero di progetti finanziati con fondi Pnrr nell’istruzione e i fruitori di servizi comunali all’infanzia per l’indice dei bambini.

Gli indici generazionali, al netto di alcuni exploit, restituiscono dinamiche ormai consolidate nella “distribuzione” del benessere territoriale in Italia. Quasi sempre, infatti, le province del Sud si trovano in coda alla classifica (che, va detto, nel caso degli anziani, è chiusa anche quest’anno da Lucca). In linea con le edizioni precedenti, poi, l’indagine per fasce di età fotografa performance medie, se non basse, delle grandi aree metropolitane.

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