Accompagnamento coattivo degli stranieri: le richieste del sindacato Unarma

Il sindacato chiede maggiori tutele per la salute e la sicurezza dei carabinieri impegnati nei servizi di accompagnamento di cittadini extracomunitari presso i centri di identificazione ed espulsione

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta del sindacato dei carabinieri Unarma al Gabinetto del ministero degli Interni, al Gabinetto del ministero della Salute e al Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, riguardo la sicurezza ed incolumità dei militari impiegati nei servizi di accompagnamento coattivo di  cittadini extracomunitari presso i centri di identificazione ed espulsione per il rimpatrio  nel paese di provenienza.

Unarma Associazione Sindacale Carabinieri, sollecitata dalle numerose lamentele ricevute, nell’ambito della propria attività, segnala la crescente preoccupazione che si sta diffondendo tra il personale dell’Arma dei Carabinieri, circa le difficoltà che lo stesso deve fronteggiare e i diversi rischi, anche ad agenti biologici, cui è esposto nel corso delle operazioni di assistenza, trasferimento e rimpatrio di cittadini extracomunitari migranti. 

In particolare, sembrerebbe che: le comunicazioni attuative del servizio, vengono partecipate solo qualche ora prima dall’esecuzione, e ciò, spesso, non consente di predisporre le necessarie ed idonee misure volte a tutelare la loro salute e sicurezza personale; a volte, non vengono portati a conoscenza sullo stato di salute in cui versa il cittadino extracomunitario da rimpatriare. Al riguardo appare che si siano verificati disservizi dipendenti proprio dallo stato di salute dei soggetti da rimpatriare che, risultati affetti da malattie infettive, non sarebbero stati trattenuti dalla struttura Cpr (rectius: centro di identificazione ed espulsione), poiché incompatibili e, di conseguenza, sarebbero stati lasciati liberi di circolare sul territorio nazionale previa notifica del provvedimento/ordine questorile di abbandonarlo (art. 14, co. 5 bis, T.U.); vengono muniti solo dei DPI (guanti e mascherine) e non di mezzi e strumenti idonei ad evitare il contagio in caso di contatto con soggetti infetti.  

Sovente vengono utilizzati veicoli non idonei allo scopo, atteso che le vetture in dotazione alle Stazioni distaccate sono prive di pannello separatore tra le parti anteriore e posteriore, tali da non garantire la giusta e necessaria sicurezza degli operanti. A tal riguardo, va altresì considerato che i soggetti da rimpatriare, non vengono ammanettati poiché non gravati da misure restrittive. 

Rilevato che la politica di rimpatrio per gli stranieri in posizione irregolare rappresenta una priorità nel contesto dell’Unione Europea e trova particolare riscontro oltre che nelle disposizioni obbligatorie dei trattati istitutivi (in particolare, gli artt. 77-80 del Tfue), anche in numerosi atti di indirizzo politico e strategico tra i quali si segnalano le recenti raccomandazioni denominate “Agende europee” in materia di sicurezza sulla migrazione, sarebbe auspicabile per il futuro: che il personale chiamato a svolgere tale particolare tipologia di servizio, venga istruito ed abilitato attraverso appositi corsi di formazione, propedeutici a promuovere una corretta informazione sul rischio biologico e sull’uso dei DPI (guanti e mascherine monouso con visiera atteso che anche gli occhi possono essere veicolo di contagio) e sottoposto a sorveglianza sanitaria; individuare dei mezzi di servizio idonei allo svolgimento di tali attività, che periodicamente devono essere sanificati; 

E poi: procedere ad una preventiva pianificazione dei servizi specificatamente mirati al fine di ottimizzare le risorse disponibili nel più ampio contesto delle esigenze operative a livello territoriale, ancorché di conoscere con congruo anticipo lo stato di salute del cittadino extracomunitario da accompagnare; informare il personale impegnato in tale attività che potrebbero essere soggetti non solo a rischi biologici ma anche ad altri rischi, tra cui quello da stress da lavoro correlato, che devono essere valutati e prevenuti e che, laddove le misure di prevenzione non riescano a evitare l’insorgenza di quadri patologici, sono previste forme di ristoro economico attraverso le procedure di riconoscimento della causa di servizio. 

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