"Un uomo che mi ha insegnato come le utopie servano a vivere"

Alessandra Amoruso racconta i suoi confronti e la sua amicizia con Vittorio Bruno Stamerra

Sento di doverti restituire, con queste mie parole, una parte almeno del valore che ha avuto per me conoscerti. Da qualche parte c’era scritto che dovevi esserci nella mia vita. Da quella benedetta campagna elettorale del 1996….doveva essere un semplice contributo il mio. Fu l’occasione del nostro incontro e l’inizio di legame, un legame forte, che avrei ritrovato in alcuni dei momenti più difficili della mia vita.

Devo parlarne con Vittorio… negli ultimi anni questo mi confortava, questo mi tranquillizzava parlare con te. Mi ascoltavi per minuti in silenzio, mentre io componevo per te le parole del mio disagio. A volte non mi rispondevi neanche subito. Quando lo facevi le tue parole mi riportavano indietro il senso, il significato della mia vicenda umana e mi indicavano, senza fragore, i migliori passi possibili. Con lucidità tracciavi per me l’interpretazione degli accadimenti. Ridando il giusto spessore a fatti e persone. Non hai mai cercato di compiacermi, o di alleggerirmi le pene. Non c’era consolazione nelle tue parole se non quella, importantissima, che veniva dalla stima e della grande fiducia che avevi in me.

E ogni volta mi lasciavi non solo acute analisi, le tue, ma anche, sempre, una speranza. La speranza nell’unica forma possibile di ribellione che tu mi abbia mai suggerito: la responsabilità personale. In questo mi ricordavi tantissimo mio padre. Etichettavi come utopie le mie riflessioni, ma allo stesso tempo, mi raccontavi che quelle utopie erano servite alla tua generazione a trovare la forza e la spinta che non trovavi più nelle nuove generazioni.  

E benedicevi la forza che avevo ancora di incazzarmi. Immaginandoti persino che io, proprio io, potessi essere protagonista di un’altra Brindisi. Quella che ti stava tanto a cuore. Non lo dimenticherò. Non ti dimenticherò. In un mondo di uomini in bella mostra, ciascuno con il proprio prezzo ben esposto sul petto, sei stato un grande esempio di coerenza e lealtà, di schiena dritta, per intenderci. Ho imparato da tempo a lasciar andare gli affetti più preziosi, trattenendo nel ricordo l’insegnamento lasciatomi da ogni persona che ho avuto la fortuna di amare.  Dunque ora devo salutare anche te. E un po’ questo mi fa incazzare.Tanto per cambiare, tanto solo per immaginarti sorridere. 

Ciao Vittorio. Ringrazio le tue preziose Ornella e Federica per aver accolto oggi, loro, il mio dolore. Del resto buon sangue non mente. Grazie alle loro affettuose parole che mi hanno confermato il gran bene che mi volevi. Anche io ti ho voluto un gran bene. Alessandra Amoruso

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