Sospetto Covid muore al Perrino: "Da sette giorni attendiamo l'esito del test"

Lo sfogo del parente di un anziano deceduto: "Vergognoso ritardo nell'analisi del tampone, famiglia nell'angoscia"

BRINDISI – Il 21 marzo è stato ricoverato e subito sottoposto a tampone. Tre giorni dopo (martedì 24 marzo) è morto. Fino a mezzogiorno di oggi (venerdì 27 marzo), i familiari di un brindisino di 78 anni che si è spento presso l’ospedale Perrino di Brindisi non avevano ancora ricevuto il risultato del test del coronavirus.

“Siamo molto preoccupati – dichiara Gino Petrachi, cognato del defunto – per mia cognata e per gli altri parenti che l'hanno confortata in questi difficilissimi giorni. E’ vergognoso che dopo sette giorni ancora non si sappia se mio cognato fosse positivo, o meno, al coronavirus. E’ inconcepibile questa situazione di incertezza, nel pieno di una pandemia”. Il 78enne era affetto da una seria patologia pregressa. “Il 21 marzo – spiega Petrachi – ha cominciato a manifestare tosse forte e qualche linea di febbre. Soccorso da personale del 118, è stato trasportato in ospedale, dove è stato ricoverato in isolamento e sottoposto a un tampone. Da quel giorno, non lo abbiamo più visto”.

Il 24 marzo, il tragico epilogo della vicenda.  “Mia cognata – prosegue Gino Petrachi – riceva la telefonata in cui le viene comunicato il decesso del marito e le viene chiesto di provvedere al ritiro della salma, tramite un’agenzia di pompe funebri”. La pensionata vive da sola (i figli risiedono in altre città). Alcuni parenti la aiutano nelle incombenze del caso. “Ieri mattina – spiega Petrachi – in forma strettamente privata, si è svolta la benedizione del feretro, che successivamente è stato trasportato in Calabria, per la cremazione. In questi giorni mia cognata è stata a contatto con altri parenti e con il sacerdote. Stamattina ho chiamato il reparto per chiedere se fosse arrivato il risultato del tampone. La capo sala, con garbo e gentilezza, mi ha riferito che ancora non si sapeva nulla. Ma è possibile – afferma ancora Petrachi – una cosa del genere? E’ accettabile che dopo 7 giorni dall'esecuzione del tampone, ancora non si sappia se una persona fosse positiva”.

La famiglia sta vivendo con profonda angoscia questa situazione. “Se mio cognato era affetto da Covid-19 – afferma Petrachi – anche la moglie potrebbe averlo contratto e di conseguenza potrebbe averlo trasmesso ad altre persone. Io ho pieno rispetto nei confronti dell’encomiabile lavoro svolto da medici, infermieri e operatori sanitari. Loro non hanno nessuna colpa. Anzi, anche loro, costretti a fronteggiare l’emergenza in modo precario, sono vittime di un sistema che sta mostrando gravissime lacune”.

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Sono decine, infatti, le famiglie che in tutta la provincia attendono, da giorni, gli esiti di tamponi. Il ritardo con cui arrivano i risultati, come noto, è dovuto al fatto che i campioni prelevati nel Brindisino vengono analizzati presso un laboratorio di Foggia. L’auspicio è che la situazione posa sbloccarsi nelle prossime ore, con l’attivazione del laboratorio analisi presso l’ex ospedale Di Summa, che opererà in sinergia con un laboratorio privato di Mesagne, analizzando complessivamente circa 90 tamponi al giorno. Ma nel frattempo, ci sono ancora tante, troppe, persone in sospeso. 

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