Il sacerdote studioso che ha rivitalizzato la storia locale

Il lascito di don Antonio Chionna a San Vito dei Normanni invita ad imitare e non disperdere quella fatica

Le foto sono una gentile concessione del signor Ciccio De Leonardis

Antonio Chionna nel 1975 quando a San Vito dei Normanni nacque, tra le prime in Italia, una giunta comunale tra Cattolici democratici, Partito comunista italiano e Partito socialista italiano, concesse il suo appoggio morale, ma il credito di don Antonio verso i protagonisti della vita politica locale tuttavia non è mai stato incondizionato, e neppure esente da aspetti controversi. Ricordiamo questo, per sottolineare come pur non essendo un uomo di parte, non era neppure un immoto osservatore.

Il sacerdote scomparso oggi 13 aprile è stato anche insegnante, ma di lui sapevamo della passione per la storia e l’archeologia. Non va dimenticato che lascia alla sua città un’opera, “Beni culturali di San Vito dei Normanni”, edito da Schena nel 1988, che raccoglie, illustra e spiega, restituendogli perciò dignità e valore, ciò che resta del passato di un centro che negli ultimi decenni è diventato un anonimo dormitorio dell’area urbana di Brindisi. Ed è di ciò che vogliamo brevemente parlare, nel ricordare Antonio Chionna.

Non è stato l’unico, il sacerdote e studioso, a tentare di restituire a San Vito dei Normanni un ruolo nelle vicende sociali e nel mosaico delle risorse culturali della provincia di Brindisi. Strana situazione, quella di San Vito, territorialmente espropriata del proprio spazio storico da riassetti dell’agro di molti decenni fa, un esercizio di potere politico dell’epoca che la privò di sbocchi al mare e di territori dove pure si spese la fatica dei suoi braccianti e contadini.

don Antonio Chionna 2-2-2

È pertanto molto limitato il contenitore in cui la città può costruire e realizzare le proprie idee. Eppure i fatti dimostrano che si può essere ugualmente primi in qualcosa: dai servizi sociali ideati e attuati da Lorenzo Caiolo, al successo dell’investimento in cittadinanza attiva realizzato grazie al programma di Bollenti Spiriti, da cui è nato l’Ex Fadda, uno dei maggiori successi in Puglia di quell’idea del compianto assessore regionale Guglielmo Minervini.

I successi, anche nelle difficoltà, dipendono molto dalle persone. Ma non si deve mai ripiegare sul piano culturale, riducendosi a dare valore assoluto alle tradizioni rispetto alla ricerca storica documentata e soprattutto critica. E oggi bisogna anche avere la capacità di “industrializzare” l’identità del proprio territorio, perché divenga anche risorsa economica. 

La risposta agli eventi culturali, a San Vito, è sempre stata buona. È una strada che va perseguita e che deve trovare continuità e momenti di produzione e di ricerca nella città stessa, per proseguire quel lavoro sui beni culturali condotto anche da don Antonio Chionna, perché serve all’urbanistica, al turismo e al senso di appartenenza.

E se si trattasse di un impegno collettivo, non più gravante sulle spalle di una sola persona, sarebbe eccezionale. Antonio Chionna, nella presentazione del volume sui beni culturali di San Vito, scrisse: "Mi auguro - e la mia non sembri presunzione - che la lettura di queste pagine, ma soprattutto la riflessione su di esse, possano dare l'avvio ad una nuova stagione per i nostri beni culturali". 

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