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Il dottor Vincenzo Saponaro

Il dottor Vincenzo Saponaro

L'amico sceneggiatore: "Carovigno perde uno dei suoi figli migliori"

Lo scrittore Maurizio Braucci ha scritto per BrindisiReport un ricordo di Enzuccio Saponaro, stimato medico di base morto per un infarto la mattina di venerdì

Lo scrittore, giornalista e sceneggiatore Maurizio Braucci ha scritto per BrindisiReport un ricordo personale del dottor Vincenzo, conosciuto da tutti come Enzuccio, Saponaro, medico di base di Carovigno morto venerdì scorso (10 aprile), all'età di 59 anni, per un infarto. Nato a Napoli, Braucci è autore di romanzi e racconti lunghi. Nel 2008 ha collaborato alla sceneggiatura del film Gomorra di Matteo Garrone. Nel 2012, per lo stesso Garrone, ha scritto la sceneggiatura di Reality. Nel 2019, con La paranza dei bambini, ha vinto l’Orso d’argento insieme a Claudio Giovannesi e a Roberto Saviano al Festival internazionale del cinema di Berlino. In ambito giornalistico, Braucci collabora con la rivista Gli Asini e con i quotidiani Il Mattino e la Repubblica.

Il Dottor Vincenzo Saponaro è scomparso il 10 aprile scorso per infarto. Qualcuno ancora lo chiamava Enzuccio, perché apparteneva a una vecchia famiglia del borgo (suo nonno era stato maestro scalpellino e ancora si vedono delle balconate di pietra di sua fattura nel centro antico) e io sono obbligato a scrivere di lui perché gli devo tanto, davvero tanto. Non era solo un medico geniale, amici da varie parti d’Italia venivano a curarsi da lui, e qui a Napoli dove vivo ci sono almeno una ventina di persone che possono testimoniare la sua bravura.

Ma non era solo questo, era un grande intellettuale se questa parola ancora significa qualcuno che riesce a leggere la realtà intorno a lui. Se io non avessi avuto la sua consulenza non sarei riuscito a fare le cose buone che ho fatto nel cinema e nella letteratura, periodicamente lo sentivo per telefono, fino al giorno prima della sua scomparsa, per chiedergli di argomenti che riguardavano la mutazione culturale del nostro Paese. Aveva sempre parole preziose e precise per ogni cosa gli chiedessi. Se avete visto titoli come “Martin Eden” o “Bella e perduta”, sappiate che senza di lui non sarebbero stati quei film che sono per la regia di Pietro Marcello, anche lui amico di Enzo, e mi limito a parlare di questi.

Divoratore delle teorie di Adorno e della Scuola di Francoforte, aveva una visione chiara e purtroppo drammatica della situazione generale che poi ci ha portato a vivere l’emergenza in corso. Nessuno è profeta in patria e questo vale anche per lui ma è necessario sapere che Carovigno ha perso uno dei figli più validi della sua storia e spero che, soprattutto i più giovani lo prendano a modello. Amava la sua terra come pochi e soffriva di tante ingiustizie e brutture che vedeva perpetuate su di essa, fino al punto forse da morirne. Non era un uomo ambizioso, non cercava il successo, eppure avrebbe avuto tutte le carte per fare una carriera come medico o pensatore in qualunque parte d’Italia, ma aveva scelto di restare lì dov’era nato e servire il prossimo. Era un meridionalista, se questo termine ha ancora un senso, e amava anche la mia città, Napoli, come simbolo dei talenti e dei vizi del bellissimo e tormentato territorio del Sud.

Ora che non c’è più, io sento un vuoto incolmabile e purtroppo devo dire che un uomo così, di tanta bravura e insieme umiltà, nasce solo raramente. Devo ringraziare la madre per averlo messo al mondo e la sua terra per averlo nutrito, nel bene e nel male, per quanto la sua vita non sia stata lunga. Ma intensa sì, lo è stata e forse questo lo ha consumato prima del tempo, ma sono certo che anche nell’ultimo momento, rimasto solo, egli ha avuto quel coraggio che lo ha sempre caratterizzato insieme a una generosità incondizionata. I versi di Rainer Maria Rilke mi sembrano adatti a ricordare il mio caro amico “Il suo cuore, fragile torchio/di un vino agli uomini inarrestabile”. Addio Enzo, quello che hai lasciato germoglierà.

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