Sabato, 25 Settembre 2021
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Sedimenti, presentato il libro sull’erosione della costa nord di Brindisi

E' una pubblicazione autoprodotta dal fotografo brindisino Mario Capriotti, in edizione limitata di 25 copie numerate (prima edizione 2021) che saranno distribuite nei maggiori concorsi internazionali

BRINDISI - Nel corso dell’iniziativa culturale “Storie della nostra storia. XXIV Movimento. Sulla dialettica del mare e della costa”,  tenutasi martedì 22 giugno sulla piattaforma Google Meet, è stato presentato il libro del fotografo brindisino Mario Capriotti, del collettivo fotografico Polaroads, di Brindisi, dal titolo “Sedimenti” (Phaos Edizioni). La pregevole pubblicazione, un volume fotografico e documentario sull’erosione della costa nord di Brindisi, ha la curatela di uno dei più importanti e stimati fotografi italiani, Massimo Siragusa, ed è realizzato in collaborazione con il Laboratorio di Ingegneria Costiera di Valenzano del Politecnico di Bari Dicatech (Facoltà di Ingegneria Costiera) e il professor Michele Mossa, con la direzione artistica di Giuseppe Rosalia. 

Il libro

“Sedimenti”, che ha il patrocinio dell’Università di Ingegneria del Politecnico di Bari, è tra i finalisti del festival della fotografia Les Rencontres de la photographie, che si tiene ad Arles, in Francia, nella sezione dummy. Anche il precedente progetto del fotografo brindisino, dal titolo “42.334Nord,13.334Est”, un reportage fotografico con cui Capriotti ha documentato gli spazi  che la Protezione Civile occupò per allestire le aree di accoglienza e le tendopoli dopo il violento terremoto che colpì L’Aquila  e la sua provincia nell’aprile del 2009, aveva raggiunto lo stesso risultato nell’ultima edizione del festival. “Sedimenti” è una pubblicazione autoprodotta dall’autore ed è in edizione limitata di 25 copie numerate (I edizione 2021) che saranno distribuite nei maggiori concorsi internazionali. Un video di presentazione del progetto è presente sulla pagina Facebook dell’associazione Polaroads e sul sito dell’autore. 

La copertina del libro Sedimenti-2

La presentazione on line del volume, patrocinata dal Comune di Brindisi, è stata organizzata dall’associazione Polaroads con la sezione locale della Società di Storia Patria per la Puglia, la Fondazione “Di Giulio”, In-Chiostri, History Digital Library e Adriatic Music Culture, di Brindisi, ed è stata aperta e coordinata da Azzurra Peragine dell’associazione Polaroads. Sono intervenuti il presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, Giacomo Carito, la presidente della Fondazione “Di Giulio”, Raffaella Argentieri, il professore e scrittore,  Mimmo Tardio, il professore Giuseppe Marella della Società di Storia Patria per la Puglia, e attraverso un contributo sintetizzato dal professor Carito, il professor Antonio Mario Caputo, segretario della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia. 

In apertura dell’incontro on line Azzurra Peragine ha presentato il collettivo fotografico Polaroads: “Il collettivo di Brindisi propone la fotografia come linguaggio fotografico”- afferma. “Produciamo e divulghiamo l’utilizzo della fotografia come strumento anzitutto per la lettura del territorio, della realtà, si potrebbe dire dell’esistenza. E poi anche come esplorazione, indagine e scrittura”. 

Il commento di Giacomo Carito

L’autore di “Sedimenti”, per lo storico Giacomo Carito, ha affrontato il tema di una nuova iconografia della città che non sia legata a immagini cartolina, ma che racconti ciò che oggi è Brindisi. “Ciò che oggi è Brindisi non è ciò che era cinquanta anni fa. È una città oggi priva di segni forti di aggregazione e di momenti visivi, di quella che si usa chiamare comunemente una memoria condivisa”. Carito ha evidenziato come Brindisi sia una città di mare o sul mare, ma che con il mare ha avuto sempre un rapporto molto complesso. Il professore si sofferma poi sulla storia di Brindisi degli ultimi cento anni. “È  stata la Brindisi della Valigia delle Indie, poi è stata la Brindisi della trionfale avanzata del vigneto, poi la Brindisi delle grandi angurie, la Brindisi sentinella dell’Adriatico, poi la Brindisi delle cattedrali industriali, poi la Brindisi del contrabbando, poi la Brindisi delle centrali. Ma in tutte queste Brindisi”- sottolinea- “c’è un elemento di continuità: è dato dal territorio dato in fitto di volta in volta a chi lo voleva utilizzare”. Serve allora, per Carito, una nuova iconografia della città, un nuovo centro che sia di aggregazione e, in questo senso, rivedere anche il nostro rapporto con il mare. “I brindisini da sempre hanno guardato il mare, ma hanno preferito in genere la terra, avendo un territorio molto fertile e da sempre esportatore netto di produzione vitivinicola ma anche olearia o granaria.” “Oggi il mare” -conclude- “forse è guardato finalmente in una maniera diversa e  si comprende che fa parte della città”. 

L'intervento di Raffaella Argentieri

La professoressa Raffaelle Argentieri ha evidenziato come Mario Capriotti conduca da anni una ricerca fotografica seria, animando la diffusione della cultura fotografica a Brindisi e nel Salento.  La presidente della Fondazione “Di Giulio” ha posto in risalto l’analisi dettagliata della costa svolta da Capriotti, ricordando poi l’importante lavoro di educazione ambientale svolto dagli anni Novanta, ogni anno, con le scuole, per lo studio della costa brindisina. Per la docente inoltre le foto di Capriotti analizzano in maniera particolare le caratteristiche topografiche, fisiche, biologiche, di tutta la zona. Nel suo intervento Raffaella Argentieri si è soffermata infine sull’importante relazione del professor Mossa racchiusa nel libro, nella quale il docente dell’Università di Bari ha analizzato il ruolo e l’importanza del mare, le risorse naturali in esso contenute, la sua influenza sul clima e sulle temperature, la pesca e il turismo. 

Mimmo Tardio: “Brindisi è mare”

“Lo dico da persona che viene dall’entroterra salentino” -afferma. “Questa città è soprattutto mare, poi il rapporto che ha anche con le altre sue componenti è chiaramente dialettico, si rifà anche alla normale dialettica che le varie possibilità di un territorio hanno”. Per Tardio il libro di Capriotti è estremamente interessante. Il docente ha evidenziato l’importanza del rapporto con le scuole, con il territorio, e come da parte dei giovani ci sia un forte interesse nei confronti del rapporto con la nostra identità. La fotografia è uno strumento straordinario per il professore ed è un’esperienza della quale il nostro territorio dovrebbe essere orgoglioso.  

Giuseppe Marella: "Testimonianza della trasformazione geomorfologica costiera"

Per il professore Giuseppe Marella il libro di Capriotti è splendido. Sulle fotografie dice: “Non appena le ho viste mi hanno fatto venire subito alla mente l’espressionismo astratto di metà del Novecento, con questo sfondo bianco che riesce a lavorare bene di contrappunto con l’esemplare liquido che viene poi rappresentato in molte fotografie. Così come nelle fotografie che illustrano tratti più estesi di costa. Questo gioco molto accorto di fasci luminosi che sottraggono poi l’esemplare dal buio della notte evocano suggestioni di cui si nutre un esperto o un cultore”. Per Marella, il libro di Capriotti si inserisce degnamente anche per una testimonianza della trasformazione della geomorfologia costiera dei geo siti pugliesi della costa nord di Brindisi che cambiano continuamente anno dopo anno. Il libro racchiude delle schede tecniche curate dallo staff tecnico e scientifico dell’Università di Bari e di Genova. “In queste schede c’è, è vero, un insieme di analisi dei dati geomorfologici della costa” - evidenzia Marella - “però al contempo si aprono anche all’interazione di questi elementi geomorfologici con insediamenti umani di età preistorica e protostorica”. “Quindi, in questo caso, questa interazione tra uomo e ambiente di età antica, di età preistorica, si è rivelato uno strumento utilissimo per capire anche le dinamiche insediative dei vari luoghi, in particolare quello di Apani”. 

Antonio Mario Caputo: "Foto che esprimono una situazione drammatica"

Il professore Carito ha quindi sintetizzato l’intervento del professore Antonio Mario Caputo, assente per un imprevisto. Per Caputo le foto di Capriotti sono una documentazione assolutamente impressionante e attraverso la bellezza esprimono però con chiarezza una situazione drammatica: l’eterna lotta tra il mare e la terra, una lotta che procede da secoli. Nel corso del tempo ci sono state grandi variazioni in relazione anche ai mutamenti climatici. La piccola glaciazione che a partire dalla metà del Trecento è arrivata fino ai primi del Settecento, determinando scarsità di piogge e inverni lunghi, scarsità di cibo, ha favorito poi il propagarsi delle pandemie di peste. Il livello del mare è cambiato notevolmente nei secoli, la linea di costa è cambiata nei secoli. Quello che noi dobbiamo fare è evitare di accelerare questi fenomeni con la noncuranza e l’insipienza e soprattutto con l’allontanamento dell’uomo dal mare. 

Il pensiero dell'autore

Il volume “Sedimenti” nasce da un progetto iniziato due anni fa in seguito ad una Masterclass organizzata dal collettivo fotografico Polaroads a Brindisi con il fotografo Massimo Siragusa. Dopo la Masterclass, Capriotti ha continuato la sua ricerca personale sulla costa brindisina. “È stato un lavoro di due anni ma soprattutto un lavoro non del singolo, di Mario, ma un lavoro di squadra, di un team progettuale” – afferma Mario Capriotti. “Questo lavoro nasce principalmente sì dall’amore che ho per la mia terra, ma soprattutto dalla necessità di capire alcuni fenomeni che avevano sempre creato in me degli interrogativi ai quali non ero mai riuscito a dare né ordine né risposta”. “Ho voluto raccontare il fenomeno dell’erosione costiera non pensando solo alla realtà pugliese, ma pensando a una realtà più estesa” -prosegue Capriotti. “Non è un problema della Puglia, è un problema dell’Italia, dell’Europa”. “Il risolvere questo problema è semplicemente cercare di mettersi nelle condizioni di ristabilire l’equilibrio che la natura ha bisogno di avere”. Capriotti prosegue evidenziando che : “Non serve solo mettere frangiflutti qui e là per frenare un’erosione della costa, perché se messi in maniera disorganizzata e non messi in maniera consapevole, il frangiflutto non fa altro che spostare il problema in altra zona. Ecco perché è importante oggi il supporto di un laboratorio di ingegneria costiera di Valenzano, che abbiamo noi in Puglia” -conclude - “perché chi ama questa terra può dare davvero tanto a questa terra. Quindi diventa importante coinvolgere l’ente, le università pugliesi nella gestione di questo ecosistema”. 

Il fotografo Pio Tarantini: "E' il lavoro più maturo di Capriotti"

Alla presentazione del volume è intervenuto anche il fotografo Pio Tarantini, che ha evidenziato come Capriotti sia fotograficamente e culturalmente un bene prezioso di Brindisi e come il gruppo Polaroads abbia fatto in questi anni un enorme lavoro di divulgazione della fotografia in quanto fatto culturale. Tarantini definisce il libro come il lavoro più maturo di Capriotti. “In questo volume in particolare viene fuori un aspetto per me molto interessante”-afferma-“perché oltre alle fotografie d’impianto descrittivo, analitico, ci sono delle fotografie che sono estremamente suggestive”. “Nel lavoro di Mario”- conclude Pio Tarantini- “c’è questa maturità espressiva per cui in un solo lavoro si è riusciti a concretizzare un aspetto di studio, un aspetto documentario, che è l’aspetto fondante della fotografia, con l’aspetto visivo”. 
 

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