Il carbone per l'ex Ilva a Brindisi: Rossi si oppone a prescindere

Il sindaco dice no all'Autorità di sistema portuale, che ha convocato il Comune per venerdì. "Trentamila tonnellate al giorno? La città ha già dato". Le banchine di Taranto di Arcelor Mittal sotto sequestro dopo il crollo delle gru del 10 luglio scorso

nella foto di repertorio di alcuni anni fa, una carboniera Edipower a Costa Morena Est

BRINDISI – Sbarco del carbone per l’acciaieria Arcelor Mittal di Taranto (ex Ilva) nel porto di Brindisi? Dice subito no il sindaco Riccardo Rossi, di fronte alla comunicazione giunta dall’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale, che ha convocato per venerdì una riunione. Si tratterebbe di valutare ed accogliere una richiesta del colosso siderurgico indiano che dai giorni successivi al crollo in mare di una gru e alla caduta di altre due sul quarto sporgente del porto tarantino, riservato allo sbarco e alla movimentazione del carbone e dei minerali, tragedia avvenuta durante una bufera il 10 luglio scorso, con la morte di un operaio, si è vista sequestrare quelle banchine. Accanto al sindaco, subito anche Brindisi Bene Comune: "Manifestiamo forte la volontà che non vi sia ulteriore carbone che arrivi nel nostro porto e  transiti, attraverso il nostro territorio, su decine e decine di camion. La nostra visione di città è differente, e stiamo cercando di costruirla faticosamente", si legge in una nota di Bbc.

L’acciaieria senza banchine dopo crollo delle gru

Arcelor Mittal, dice Rossi, ha bisogno di sbarcare a Brindisi 30mila tonnellate al giorno di coke e materiale ferroso, che sarebbe trasportato poi all’acciaieria con i camion. Uno scenario già noto a Brindisi, anche dopo l’installazione al molo Enel di Costa Morena Est degli scaricatori automatici, dato che il traffico di camion continuò sia pure in maniera più ridotta, e dato che con quel sistema veniva alimentata anche la centrale Edipower, ora A2A, sino alla sua chiusura, con lo sbarco del carbone sull’altro sporgente. La dispersione di polveri di carbone era elevata.

Costa Morena Est già al servizio dell’operazione Tap

C’è anche un secondo aspetto della questione: l’Adsp del Mare Adriatico Meridionale di fatto utilizzerebbe il porto di Brindisi come sito di servizio per altre attività: non va dimenticato che sempre a Costa Morena Est da tre anni vengono sbarcati i segmenti di condotta per il gasdotto Tap, occupando aree che potrebbero essere impiegate per le merci; con il carbone per Arcelor Mittal, che non si riesce a collocare nel porto di Taranto, questa tendenza ne uscirebbe confermata, senza alcuna considerazione per i problemi ambientali di Brindisi.

A Taranto solo il quarto sporgente e il molo polisettoriale hanno fondali idonei per le grandi navi portarinfuse, ma il polisettoriale è stata decisa la concessione al gruppo turco Yilport, e la rimozione dei sigilli alle banchine del quarto sporgente è legata ai tempi delle indagini sul crollo delle gru e la morte dell’operaio. Probabilmente non è stato neppure risolutivo l’accordo tra Arcelor Mittal e un’altra società terminalista tarantina per l’uso di un altro sito portuale.

I dettagli dell'operazione

La richiesta all'autorithy è stata fatta dalla società Sir Servizi Industriali che già opera nel porto di Brindisi. Eccone le parti salienti: "Arcelor Mittal Italia Spa, stabilimento di Taranto, a seguito del sequestro delle banchine del Quarto Sporgente ha già appaltato ad altre imprese portuali tarantine lo sbarco di materie prime e ciò nonostante la capacità di sbarco giornaliera non è sufficiente ad assicurare livelli produttivi seppur ridotti dello stabilimento", scrive Sir.

"Considerato che lo stabilimento Arcelor Mittal ha rilevanza non solo nazionale, il committente ha rappresentato attraverso il proprio management la necessità inderogabile di assicurare allo stabilimento un rateo giornaliero di sbarco di materie prime (tra le quali carbone fossile, minerale di ferro, pellets ecc.) di almeno 30.000 tonnellate. In virtù di tali quantitativi l’Arcelor Mittal ha individuato anche il porto di Brindisi quale infrastruttura necessaria a conseguire tale obbiettivo minimo".

"L’impiego delle banchine sarà di circa 4/5 giorni a nave con un numero di circa 4 navi al mese. Durante la sosta delle navi da crociera le operazioni di discarica verranno interrotte. Si rappresenta che la scrivente è stata inoltre interessata per lo sbarco oltre che di alcune navi con minerale ferrosi, anche del probabile sbarco, nel prossimo periodo di 6 – 8 mesi, di alcune navi con carico di carbone fossile. All’uopo, ci preme precisare che tutte le attività di sbarco avverranno in linea con gru, tramogge, direttamente su camion dotati di sistema di copertura retrattile integrale, e a tenuta stagna, che si dirigeranno direttamente allo stabilimento in questione".

Per lo sbarco del carbone, Sir chiede all'Autorità di sistema portuale "di poter valutare con cortese massima urgenza la possibilità di consentire presso la banchina di Costa Morena Est e Costa Morena Testata Nord con la scrupolosa osservazione delle prescrizioni di cui all’ordinanza 05/2005, lo sbarco della merce in questione che come detto sarà sbarcata in linea senza alcuna sosta o deposito intermedio in porto".

L’opposizione netta del sindaco

“A seguito del sequestro di alcune banchine del porto di Taranto, la Arcelor Mittal ha chiesto la possibilità di sbarcare nel porto di Brindisi fino a 30mila tonnellate al giorno di carbone e materiale ferroso che verrebbero poi trasportate con camion a Taranto. Questa comunicazione è giunta al Comune di Brindisi dall’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Meridionale che ha convocato per venerdì una riunione”, annuncia il sindaco Riccardo Rossi.

“Anticipiamo pubblicamente che siamo assolutamente contrari - dichiara Rossi - all’uso del nostro porto per lo scarico di altro carbone necessario ad alimentare l’ex Ilva. Brindisi ha già pagato un prezzo altissimo ed ha avviato una fase di decarbonizzazione che non vogliamo si fermi. Non pensiamo che si debba riaprire un’altra stagione in cui il carbone sia protagonista”.

Rapporti –Comune-Authority a rischio

Si rischia quindi un aggravamento dei rapporti tra Comune di Brindisi e Autorità di sistema portuale, già freddi per la questione del molo a briccole destinato alle navi ro-ro a Costa Morena Ovest. Ma questa volta di mezzo ci sono questioni ben diverse: “Non ci sembra neppure che sia accettabile, per una città che vuole puntare su passeggeri, crocieristi e merci pulite, far scaricare il carbone proprio dove dovranno sbarcare i turisti. Senza contare l’inquinamento e le condizioni ambientali che potrebbero provocare centinaia di camion che da Brindisi dovranno raggiungere Taranto ogni giorno”.

Quindi Rossi è già sul piede di guerra, e se l’authority vorrà forzare la mano insorgeranno tensioni a non finire. Nel porto di Brindisi negli ultimi anni oltre al calo netto della movimentazione del carbone dato il ridimensionamento della produzione della centrale di Cerano, si sta manifestano un calo anche nelle merci in colli e di altri prodotti. I temi da affrontare dunque sono altri – incluso quello del molo a briccole per rafforzare la sicurezza degli ormeggi dei traghetti – e il progetto di sbarcare a cielo aperto il carbone per Arcelor Mittal sconvolge ogni trattativa in corso.

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Insomma, non si può imporre questa operazione alla città e poi convocare incontri come quello delle ore 16 del 9 settembre, dove l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale terrà un “incontro-dibattito aperto agli stakeholders, agli operatori portuali e alla cittadinanza, organizzato dall’Ente portuale di concerto con l’Istituto Troisi Ricerche, nell’ambito del processo di consultazione avviato per la redazione del Documento di Pianificazione Strategica di Sistema Portuale (Dpssp) e del Documento di Pianificazione Energetica Ambientale di Sistema Portuale (Dpeasp)”, in cui si chiede che “entrambi i lavori risultino quanto più condivisi possibile e fortemente rispondenti alle esigenze del territorio”.

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