Stabilizzazione dei precari della sanità: lettera della Cgil

"Trentasei mesi quale giusto riconoscimento a coloro che affrontano il rischio da pandemia senza una effettiva tutela per il futuro"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta del segretario provinciale della Fp Cgil, Pancrazio Tedesco, sulla questione riguardante la stabilizzazione dei lavoratori precari della sanità. 

Trentasei mesi quale giusto riconoscimento a coloro che affrontano il rischio da pandemia senza una effettiva tutela per il futuro. In questi ultimi mesi la pandemia ha fatto sì che emergesse la reale funzione sociale del personale sanitario per anni oggetto di ingiustificati tagli e mancate promesse. Fra il 2010 ed il 2019 c’è stato un progressivo de-finanziamento della sanità pubblica pari a circa 37 miliardi all’interno dei quali almeno il 50% dei tagli è stato “scaricato” sul personale dipendente e convenzionato riducendo di fatto i servizi per i cittadini. Con questo stato di fatto l’Italia, e nel caso che ci occupa la provincia di Brindisi, stanno affrontando una pandemia senza precedenti e con il personale sino ad oggi bistrattato ed ignorato, ridotto all’osso e costretto ad operare con mezzi di fortuna.

Adesso si pensa di stabilizzare il personale precario, è di questi giorni, infatti, la richiesta di ricognizione inoltrata dalla Regione Puglia, la quale chiede alle rispettive Aassl di compiere l’aggiornamento sugli stabilizzandi entro il 30 aprile A questo punto, in un apparente clima di risveglio delle coscienze, che altro non è se non la necessità concreta di poter avere maggiore personale di cui disporre, un quesito sorge spontaneo: quale riconoscimento verso coloro che la pandemia la stanno combattendo da precari, ma senza la prospettiva di una stabilizzazione?

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Perché la platea dei precari che ad oggi non hanno diritto ad essere stabilizzati, poiché non hanno raggiunto i 36 mesi di anzianità lavorativa di cui al D. Lgs 165/01, è vasta e comprende tantissime figure che spaziano dal personale infermieristico, tecnico, OSS ed ausiliari. A questo personale che combatte il nemico invisibile senza alcuna tutela per sè ed i suoi cari il Sistema sanitario nazionale deve riscontri. A parità d’impegno e di pericolo che ognuno di loro corre, il sistema di norme però riserva trattamenti differenti: coloro che hanno raggiunto i 36 mesi e sono nelle condizioni di cui all’art.20 co.1 L. Madia potranno godere della stabilizzazione – traguardo sacrosanto che la Cgil da sempre caldeggia - , mentre coloro che i 36 mesi non li hanno raggiunti non potranno far parte della schiera degli stabilizzandi, e dopo aver lavorato fianco a fianco con i colleghi e rischiato la vita alla pari di questi ultimi, torneranno a casa senza un lavoro. 

Ecco perché si chiede che venga superata questa discriminazione. Lungi da noi l’idea di richiedere di agire in deroga alla normativa (stabilizzare anche il personale con meno di 36 mesi lavorativi), anche se questo sarebbe l’unico gesto di riconoscenza verso quei lavoratori che si stanno spendendo senza tutele per il futuro loro e dei loro cari, ma un impegno può e deve essere assunto.
Portare tutti coloro che stanno vivendo questa fase di emergenza Covid 19, quali lavoratori senza futuro, al compimento dei 36 mesi utili alla stabilizzazione, e non importa se questo avvenga nell’immediato o in una fase successiva. La Regione in primis e la Asl Br quale datore di lavoro diretto devono a queste figure lavorative la giusta riconoscenza al loro sacrificio ed alla abnegazione mostrati anche senza una prospettiva di futuro.

La Fp Cgil ritiene doveroso premiare anche questa platea che ha “servito” e sta tutt’oggi sta servendo lo stato rischiando la vita. Pertanto, si invitano gli organi situazionali a cui la presente è inviata a rendere dinamica l’attuale normativa inerente alla stabilizzazione affinché tutto il personale precario attualmente in servizio venga stabilizzato al raggiungimento dei 36 mesi.  

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