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Tampone prima di partire: positiva, non può tornare in Italia. Le feste sola in un hotel

Il racconto di Francesca Galizia, lontana dalla sua Ostuni per lavoro: "Ho fatto il test prima di rientrare dalla Svizzera per sicurezza, ma sono asintomatica. Così preservo i miei cari"

Francesca Galiza queste festività non le scorderà facilmente. Non solo ha scoperto di essere positiva al Covid-19, non solo non potrà tornare dai suoi cari a Ostuni, non solo rimarrà in isolamento in un hotel a Olten, nel cantone tedesco della Svizzera, ma dovrà anche saltare i suoi amati cenoni. E per lei, che è una buona forchetta, anche se non si direbbe per il suo aspetto atletico, questo è un problema. Ma Francesca, forte della giovinezza dei suoi 24 anni, non si butta giù. Cerca il lato positivo in questa vicenda. Facendo il tampone, sua sponte, prima di imbarcarsi per l'Italia, “ho evitato di infettare, tra virgolette, inconsapevolmente, i miei famigliari e i miei amici”. E così passa le giornate di festa in un una camera dell'hotel Astoria di Olten, completamente sola.

Francesca Galizia vive in Svizzera per lavoro. E' una ragazza alla pari. Si è trasferita lì poco più di un anno fa, nell'ottobre 2019. All'epoca il piccolo Maximilian, il bimbo che accudisce, aveva sei mesi. Damian e Antonella, i genitori del bambino, parlano italiano. Per fortuna di Francesca sono una coppia giovanile e amichevole. Hanno preferito, per sicurezza, che la 24enne ostunese passasse il periodo di isolamento – in Svizzera è di 10 giorni – in un albergo, per evitare contatti. A loro spese. Francesca ha insistito per pagare di tasca propria, ma non ne hanno voluto proprio sapere. La ragazza racconta la sua esperienza in Svizzera in una chiamata WhatsApp la vigilia di Natale 2020. E' un modo come un altro per avere un po' di compagnia, anche. 
Lei studia, è una studentessa di Scienze dell'educazione e della formazione presso l'Università di Bari. E' arrivata in Svizzera per lavorare, per fare un'esperienza all'estero. Ha trovato sì una famiglia accogliente, ma ha dovuto lasciare la sua Ostuni e il clima mite. Mentre chiacchiera al telefono qui nel Brindisino c'è un bel sole, invece il suo sguardo si posa oltre i vetri della finestra della sua stanza e si perde nel cielo rannuvolato della Svizzera.

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La sua camera d'albergo non è piccola, è spaziosa per una persona. Le vetrate sono coperte da tendaggi, che lei chiude durante la notte per dormire. Non c'è un frigo, non può entrare nessuno, le pulizie le fa da sé, Francesca. Ripensa alla primavera 2020, alla pandemia da Covid-19. In Svizzera le restrizioni non erano serrate come in Italia, ma comunque lei ha vissuto questa situazione distopica e angosciante senza l'affetto dei suoi famigliari, con la famiglia presso la quale lavora. “E' strano – spiega oggi guardandosi indietro – Ho dovuto trascorrere tutto quel tempo senza avere la mia intimità, i miei spazi. In estate non mi veniva spontaneo girare per casa in pantaloni corti e top come facevo a Ostuni, per esempio. Sembrano piccolezze, ma vi assicuro che hanno la loro influenza. Certo, loro sono carinissimi, davvero. Ma non è stato facile. Anche perché vedevo le immagini che venivano dall'Italia in televisione. Ero preoccupata. Sono riuscita a scendere qualche giorno questa estate, ho rivisto i miei cari, i miei amici. Scusi un attimo”...

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Qualcuno bussa alla porta. Si sente dal telefono una voce in tedesco. Le hanno portato il pranzo. Oggi, pollo. Francesca lo assaggia e poi riprende a parlare con la sua voce calma e fresca. Non c'è ansia nelle sue parole. Le giornate le trascorre studiando. C'è la televisione in camera, ma sono quasi tutti canali tedeschi. E lei il tedesco lo comprende, ma non lo conosce benissimo. Si vede Rai1, almeno un po' della sua Italia passa la sera sullo schermo. Fa palestra, si tiene in forma. “Almeno 5-6 ore le impiego in video-chiamate con l'Italia” spiega con un pizzico di divertimento nella voce. Certo, queste vacanze sono diverse. Il risultato del tampone al Covid – positivo – le è arrivato poco prima di partire per l'Italia. Niente ritorno. Ma non si è abbattuta. “Ho avuto dei sintomi a novembre, nulla di che. Credo che questi siano gli strascichi. Mi sento tutto sommato bene”. Da questo punto di vista, è fortunata. Il suo spirito di adattamento, ampiamente dimostrato, la aiuta. 

“I miei famigliari e i miei amici li sento spesso, grazie alla tecnologia. Mi mancano certamente, ma almeno così non mi sento completamente sola”. In attesa di guarire e di poter tornare in Italia, non si perde d'animo: questo è certo.

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