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I partigiani da riscoprire e il "derby" del ministro Salvini

Come ha ricordato il Presidente della Repubblica lo scorso anno, questo è il momento in cui l'Italia ha maggiore bisogno dei valori del 25 Aprile

BRINDISI – Arriva il 25 Aprile: per molti è solo un’occasione per un ponte lungo con l’1 Maggio. Per la politica, quest’anno, è scenario di divisioni tra i due partner di maggioranza. Matteo Salvini non festeggia e dichiara: “Il 25 aprile ci saranno i cortei, i partigiani e i contro-partigiani e i rossi e i neri e i verdi e i gialli. Siamo nel 2019 e mi interessa poco il derby fascisti-comunisti. Mi interessa il futuro del nostro paese”. Così il ministro dell’Interno, che ha giurato sulla Costituzione nata dalla Resistenza.

Mentre tale ostentato qualunquismo cela il complicatissimo e imbarazzante rapporto tra la Festa della Liberazione e il capo del Viminale, i neofascisti di Forza Nuova Puglia-Basilicata possono permettersi di diffondere un comunicato, giunto in tutte le redazioni, con questa conclusione: “25 aprile 2019, Forza Nuova, contro la psicosi e l'odio antifascisti, lancia il suo messaggio di libertà in nome della Patria. Non saranno Salvini e gli incerti populismi, responsabili dell’attuale inganno giallo-verde, a dare inizio al conflitto finale che avrà come esito, al termine della lotta, la vera Liberazione della Patria. Questa missione liberatrice appartiene a noi”.

Mostra Il militante e il dirigente-2Conflitto finale? Forse il ministro dovrebbe occuparsi di chiedere e far chiedere agli autori del messaggio cosa intendano, perché questo non è un derby, e fissare una data per lo scioglimento di Forza Nuova. Ecco perché in molte realtà la giornata di giovedì prossimo sarà un po' speciale, nel paese di “Bella Ciao”, una cosa dell’Italia che pare piaccia tanto agli altri, e non solo ai movimenti giovanili e progressisti di tutto il mondo, che l’hanno cantata nel corso della protesta a Wall Street e la cantano oggi nei Friday for Future, più che agli italiani del 2019. Con le dovute eccezioni: ancora i ragazzi, che la cantano nei loro cortei, e sono sempre più numerosi.

Forse bisognerebbe fare qualcosa di più, della tradizionale cerimonia davanti ai monumenti ai Caduti, e chiedersi anche perché i nomi dei partigiani del Sud non siano incisi su alcuna lapide nelle città e nei paesi dove sono nati. I loro nomi spesso li trovi solo dove hanno combattuto e sono morti. Brindisi ha dedicato tanti anni fa una lapide alla sua medaglia d’oro della Resistenza, Vincenzo Gigante, morto nella Risiera di San Sabba dopo essere stato segnalato da una spia ai nazi-fascisti.

Il_Cristo_Rosso_e_il_suo_Apostolo-2-2Ma, grazie al lavoro del professore Ippazio Antonio Luceri, che ha raccolto nelle 503 pagine del suo volume “Partigiani e antifascisti di Terra d’Otranto” (Giorgiani Editore, giugno 2012), abbiamo potuto sapere che nella sola San Vito dei Normanni, ad esempio, sono censiti 27 combattenti partigiani, molti dei quali militari passati alla Resistenza, due dei quali caduti in azione, come Francesco Colucci morto il 29 giugno del 1944 combattendo contro i tedeschi nelle Isole dell’Egeo, e Vito Masiello morto nell’aprile del 1945 nei pressi di Bologna, medaglia di bronzo alla memoria. C’è anche una donna, in questo elenco, Addolorata Tamborrino, che combatteva in una brigata di Giustizia e Libertà con il nome di battaglia Alda, deceduta a Torino nel 2013.

E tanti sono quelli che morirono nei lager nazisti perché rifiutarono di passare con l’esercito repubblichino di Rodolfo Graziani. Ce li ricorda il lavoro di ricerca storica di appassionati locali, come Elio Romano con il suo “Sovversivi a San Vito”, il prezioso lavoro dell’Archivio di Stato di Brindisi che ha dato alle stampe assieme all’Anpi locale “Sovversivi (1900-1943)” e “Antonio Vincenzo Gigante nelle carte dell’Archivio di Stato di Brindisi”, che raccolgono il materiale di due mostre importanti. 

E con questi, anche i due libri dedicati alla medaglia d’oro brindisina dalla casa editrice Hobos, la ristampa anastatica “Vincenzo Gigante, un eroico figlio del popolo”, e il focus sui retroscena della vita e della fine di Gigante, “Il Cristo rosso e il suo apostolo – Storie di confinati politici a Ustica” di Merita Sauku Bruci e Vittorio Bruno Stamerra. C’è anche un documentario: “Prima di tutto l’uomo”, di Elio Scarciglia. E altre pubblicazioni e ricerche che non citiamo per ragioni di spazio.

La nuova collocazione della lapide a Vincenzo Gigante

La Resistenza “ha ridato dignità all'Italia e va ricordata insieme ai suoi valori”, specie in un periodo in cui riaffiorano "rigurgiti di autoritarismo, di negazionismi, di indifferenza rispetto ai fondamentali diritti della persona, di antisemitismo". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo scorso anno, durante l’incontro al quirinale con l’Anpi e le associazioni combattentistiche e d’arma, ricordando il debito di riconoscenza con coloro che hanno "saputo ricostruire e offrire alle nuove generazioni una patria libera e pacificata".

A Brindisi, giovedì 25 aprile 2019, alle 10.30, celebrazione ufficiale in piazza Santa Teresa del 74° Anniversario della Liberazione, con il prefetto Umberto Guidato, le autorità civili, religiose e militari della città e della provincia di Brindisi. La manifestazione si concluderà in piazza Sottile De Falco con l’omaggio alla memoria, promosso dal comitato provinciale dell’Anpi, dei decorati al valore militare e dei caduti della Resistenza e della guerra di Liberazione, con una deposizione di fiori sotto le targhe che ricordano il partigiano Vincenzo Gigante e i finanzieri Tony Sottile e Alberto De Falco.

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