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Ucraina, un medico brindisino tra i volontari della Cri: “Diamo una possibilità a chi ha perso la speranza"

Si tratta di persone con disabilità fisiche che sono giunte a Leopoli affrontando lunghi e difficili viaggi. In queste ore un convoglio è in viaggio per portare 73 civili negli ospedali italiani

 BRINDISI – Oltre due mesi di guerra, di distruzione, di morte e dolore. Ma anche di grande speranza per i superstiti grazie alle centinaia di volontari che da 65 giorni si stanno prendendo cura di profughi e ammalati. La missione della Croce rossa italiana per evacuare i civili fragili ucraini è fra questi e non si ferma. L’ultimo convoglio composto da 26 mezzi tra ambulanze, pulmini, minibus, mezzi ad alto biocontenimento, macchine e furgoni per materiali vari, è giunto a Leopoli, città dell’Ucraina occidentale, il 25 aprile scorso. In queste ore è in viaggio per portare 73 civili negli ospedali italiani. Si tratta di persone con disabilità fisiche che sono giunte a Leopoli affrontando lunghi e difficili viaggi. Molte di loro fuggono dalle città più colpite (Charkiv, Cherson, Kiev) e non avrebbero possibilità di curarsi adeguatamente rimanendo in Ucraina. 

Nello staff del Comitato Regionale Puglia della Cri, c’è anche un medico della Asl di Brindisi, Raffaele Quarta originario di Cellino San Marco, un giovane medico dal cuore grande che ha fatto della sua professione una vera e propria missione. 

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“Non dobbiamo dimenticare mai che il vero dovere del medico è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, degli anziani, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. Ascoltare, essere attenti, consolare, perdonare, accompagnare, abbracciare, aiutare sono verbi che a volte dimentichiamo. Bisognerebbe scriverli su una parete accanto alla porta di casa, e leggerli ogni volta che usciamo nel mondo”, commenta mentre è in viaggio verso l’Italia tra bambini e anziani che attraverso i traduttori delle App installate sugli smartphone, non smettono di ringraziarli per lo spiraglio di luce e speranza regalato loro attraverso queste missioni umanitarie. C’è anche un bambino di pochi mesi che deve subire un intervento al palato, è sull’ambulanza insieme alla mamma, il papà è rimasto in Ucraina tra le lacrime, il dolore e la paura. Ma anche la serenità di sapere di aver lasciato i suoi amati in mani sicure. 

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“Questi pazienti sono tra gli ultimi, per loro l’accesso alle cure, di carattere specialistico in un paese in guerra, purtroppo non è possibile. Noi siamo qui per dare loro questa possibilità, in ogni missione ci si porta dietro un bagaglio di emozioni difficilmente spiegabili a parole. Rimane la soddisfazione di aver aiutato concretamente queste persone a stare meglio, a dare loro un futuro. Questa è la forza della croce Rossa. Dare speranza a chi speranza non ne ha più”.

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