Venerdì, 19 Luglio 2024
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Una carezza senza sbarre, i bambini abbracciano le mamme e i papà detenuti

Si è svolta ieri (13 giugno) a Brindisi "La partita con mamma e papà" organizzata da "Bambini senza sbarre Ets" e dalla cooperativa "Eridano". Nel cortile del carcere, sono stati messi a disposizione vari oggetti di gioco con l'intento di creare dei momenti di aggregazione, tali da rimanere impressi nella mente dei minori

BRINDISI - Che cos'è la libertà? Quanto vale? All'apparenza sembrerebbero due domande a cui parrebbe facile rispondere. In realtà, è tutto più complesso se si ruota la prospettiva e ci si mette nei panni di chi, solo passivamente, è protagonista di una determinata vicenda. 

In Italia, circa 100mila bambini (2,2 milioni in Europa) hanno la mamma o il papà in carcere, e per questo - spesso - sono emarginati. Si tratta di bambini che vivono in silenzio il loro segreto sul genitore recluso, nel tentativo di non essere stigmatizzati ed esclusi.

Queste, però, sono realtà presenti che condizionano la crescita dei piccoli di oggi (gli adulti di domani), così come incidono sul potenziale progressivo allontanamento del minore dalla figura del genitore detenuto. Un'eventualità, quest'ultima, che deve essere scongiurata ad ogni costo poiché contraria alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. 

Il padre detenuto gioca a 'nascondino' con la figlia-2

Proprio sull'onda di questi temi importanti, ieri pomeriggio (13 giugno), la Casa circondariale di Brindisi ha ospitato l'iniziativa intitolata La partita con mamma e papà. Protagoniste le famiglie di alcuni detenuti, che si sono potute riunire per trascorrere due ore di svago all'interno della struttura penitenziaria. 

L'evento, che si sta replicando in molti istituti penitenziari italiani, è stato organizzato dall’associazione Bambini senza sbarre Ets in collaborazione con il Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Insieme a "Carceri aperte" si inscrive nella campagna europea "Non un mio crimine ma una mia condanna" del network internazionale Cope (Children of prisoners europe). 

Per lo svolgimento dell'iniziativa è stato essenziale il lavoro svolto dalla cooperativa sociale Eridano, partner del progetto "Il carcere alla prova dei bambini e delle loro famiglie - applicazione della Carta dei diritti  dei figli di genitori detenuti", selezionato da "Con i bambini" nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

"La partita con mamma e papà": il carcere di Brindisi ospita i figli di alcuni detenuti (guarda il video)

Gesti semplici ma speciali

La giornata si è aperta con il saluto ai presenti della dirigente penitenziaria Valentina Meo Evoli, e ha visto la presenza della garante per i diritti dei detenuti brindisini, Valentina Farina.

Nel cortile del carcere, sono stati messi a disposizione due tavoli da ping pong, dei palloni, e vari oggetti di gioco che avevano l'intento di unire e creare dei momenti di aggregazione, che rimanessero impressi nella mente di bambini e bambine. I componenti delle famiglie, in questo modo, hanno potuto svolgere dei gesti apparentemente semplici ma significativi, come abbracciarsi, scambiarsi delle parole affettuose da vicino, o mangiare insieme un gelato (offerto dall'azienda Sammontana). 

"A Brindisi abbiamo avviato un sistema virtuoso - racconta Angela Corvino, referente territoriale di Bambini senza sbarre - nella Casa circondariale è stato predisposto lo spazio giallo, un'area di accoglienza destinata alle famiglie prima e dopo il colloquio con la persona detenuta. Qui avviene una fase di passaggio per metabolizzare il colloquio e per comprendere quali siano le esigenze fondamentali dei minori - L'evento appena svolto  - prosegue - è di particolare rilevanza perché per la prima volta i piccoli sono entrati all'interno del corpo centrale della struttura penitenziaria, e le famiglie si sono potute riunire". 

I detenuti e le famiglie in un corridoio della Casa circondariale-2

"Questo è il culmine di un percorso complesso, iniziato nel 2020 e proseguito con tante difficoltà anche durante l'emergenza covid - afferma Federica Esposito, referente per la cooperativa Eridano, che si è occupata del progetto insieme alla collega Tamara Pentassuglia - In totale, sono state coinvolte sedici famiglie - prosegue - In questo lasso di tempo, il sabato mattina, i padri detenuti hanno svolto delle attività di gruppo con noi per discutere su temi di importanza sociale". 

La giornata si è conclusa nel migliore dei modi, ed è stata un'occasione importante per contribuire al mantenimento del legame tra bambini e genitori detenuti. Un'occasione che ripercorre quanto prescritto dalla Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, un protocollo d'intesa che impegna il sistema penitenziario a trasformare gli aspetti di trattamento e di cura del detenuto, considerando il suo ruolo genitoriale, per una cultura dell'accoglienza consapevole della presenza del minorenne innocente e libero. 

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