Zona industriale, Tari al 100 per cento: "Esborso insopportabile per le imprese"

Le reazioni di Confindustria Brindisi e della Cna Brindisi alla decisione di applicare la tariffa Tari piena anche alle aziende che operano nella zona industriale, presa dal Comune di Brindisi

La decisione del Comune di applicare la Tari al 100 per cento anche alle imprese che si trovano nella zona industriale, alle quali invece veniva applicata una tariffa del 40 per cento, ha suscitato forte disappunto fra le associazioni di categoria. Confindustria Brindisi, tramite un intervento del presidente Patrick Marcucci, e la Cna Brindisi, attraverso una nota a firma del presidente Franco Gentile, paventano il rischio di ripercussioni economiche per le imprese. 

La nota del presidente di Confindustria

Siamo, onestamente, sconcertati nel constatare che l’Amministrazione comunale ritiene di affrontare un tema così delicato e importante come lo sviluppo economico del territorio, vessando con ulteriori balzelli le imprese locali già in grave difficoltà e, per giunta, in un’ottica in cui - anche con l’istituzione delle Zes - si dovrebbe, invece, favorire gli incentivi all’attività imprenditoriale e, dunque, la creazione di posti di lavoro. 

Nello specifico, siamo del parere che questo modello di comunicazione fatta a mezzo stampa dall’Amministrazione stessa, senza Patrick Marcucci-3consultare gli attori del territorio – e, sia consentito, con un mix di individualismo e superficialità – disattenda la volontà da più parti manifestata – in primis da Confindustria Brindisi – di privilegiare sempre, ai fini considerati, lo strumento risolutivo del tavolo di discussione fra tutti gli stakeholders per lo sviluppo economico.

Il tentativo velleitario e avulso dal contesto reale di promuovere l’economia della provincia attraverso il metodo del fare cassa con la tassazione sulle imprese appare, in verità, l’ennesima dimostrazione di improvvisazione dell’ Amministrazione comunale.

Confindustria Brindisi – unitamente ad altre Organizzazioni molto sensibili a questa problematica (consorzio Asi e Cna, soprattutto) – ha in diverse occasioni evidenziato che, nello scenario attuale, una modifica quantitativa del prelievo – già fissato con adozione dell’aliquota massima – risulterebbe di grave pregiudizio per le aziende ed esigerebbe passaggi che, al momento, non si è dimostrato di voler attuare.

Da un lato, infatti, per ciò che concerne gli aspetti più squisitamente giuridici dell’annosa questione - al fine di attuare correttamente il programma tracciato dagli amministratori -occorrerebbe una previa modifica del regolamento che disciplina la tassa sui rifiuti. Il capitolato che qualcuno ipotizza di considerare fonte normativa delle nuove modalità di prestazione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti rientra, in effetti, nel novero di quegli atti generali che definiscono i patti e le condizioni applicabili ai contratti di una certa tipologia, ma riteniamo che non sarebbe idoneo a fondare obblighi di natura tributaria nei confronti di parti estranee al rapporto contrattuale, vale a dire dell’ “utenza”.

Sussisterebbe, poi, un’altra controindicazione di natura giuridica alla realizzazione del progetto che si pensa di concretizzare. La maggior parte delle imprese potenzialmente interessate a questa innovazione molto “forte” ha già in corso di esecuzione contratti pluriennali, insuscettibili di risoluzione, stipulati con ditte che forniscono – a spese di tali aziende, insediate nella zona industriale – il servizio di raccolta/smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati. Si dovrebbero, quindi, prevedere adeguati meccanismi di prevenzione di possibili controversie, delle quali – in tutta franchezza – non si sente il bisogno.

Nel confidare di aver offerto spunti utili di riflessione, Confindustria Brindisi intende formulare ancora una volta l’auspicio che questioni suscettibili di implicare ricadute così penetranti anche sul tessuto socio/economico della provincia - con relativo aggravio di oneri per le imprese - siano preventivamente affrontate e discusse in sedi espressive di tutte le associazioni che rappresentano il mondo produttivo.

L’intervento del presidente della Cna

“L’Amministrazione Comunale di Brindisi si assumerà una gravissima responsabilità nel momento in cui dovesse ritenere definitivo l’aumento della Tari per le aziende della zona industriale. Portare la tariffa dal 40 al 100%, infatti, metterà in crisi decine e decine di imprese, costringendole ad un esborso insopportabile”.

Gentile Franco orizzontale-2Lo afferma il Presidente della Cna della provincia di Brindisi Franco Gentile, il quale ritiene utile fare alcune importanti precisazioni. “Il Sindaco Riccardo Rossi – aggiunge – anche attraverso le sue pagine social, fa intendere che fino ad oggi le aziende hanno goduto di una situazione di privilegio, pagando ‘solo’ il 40%. Non è così! Il primo cittadino, infatti, sa bene che quel 40% è stato versato nelle casse comunali a fronte di nessun servizio ottenuto, visto che ogni impresa è costretta ad affidare a terzi lo smaltimento di rifiuti speciali (comprese la carta e la plastica). Applicare la tariffa piena significherà determinare dei veri e propri salassi che renderanno ancora meno competitive le nostre aziende".

"E non è vero neanche il fatto che penalizzando chi opera nella zona industriale si favoriscono le famiglie brindisine. Non risulta in alcun modo, infatti, che l’Amministrazione Comunale ha in animo di applicare delle riduzioni per i cittadini grazie ai maggiori introiti rivenienti dall’aumento per le imprese. Si dica, piuttosto, che queste risorse verranno impiegate per coprire delle falle presenti nel bilancio comunale e per non far lievitare ulteriormente la tariffa".

"Questa vicenda, poi, induce a pensare che i tanti impegni assunti in campagna elettorale – conclude Gentile – non troveranno alcun riscontro. Ci saremmo aspettati, invece – sempre in riferimento alla Tari – che il sindaco si impegnasse a ridurla al 40% anche per le aziende localizzate in altre aree della città e non solo nella zona industriale. Ed invece, si è pensato di penalizzare tutti". 

"La questione Tari va ad aggiungersi ai tanti ‘no’ che vengono pronunciati a Palazzo di Città in riferimento alla nascita di nuove attività industriali e ad un inaccettabile allungamento dei tempi impiegati dalla macchina comunale per rilascio di permessi e autorizzazioni. Ciò nonostante, ancora una volta rilanciamo la strada del dialogo con l'ente locale brindisino - ovviamente esteso a tutte le organizzazioni di categoria interessate - affinché si possa raggiungere una intesa che scongiuri il rischio di una così manifesta penalizzazione nei confronti delle imprese della zona industriale e dell'intero sistema produttivo".

Le reazioni politiche

Anche in ambito politico si registrano prese di posizione polemiche rispetto all’aumento della Tari. I

l capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia, Massimiliano Oggiano, ha presentato una richiesta di  “convocazione urgente della conferenza massimiliano oggiano-3-3dei capigruppo”. “L’ipotesi avanzata dal sindaco di Brindisi di aumentare dal 40% al 100% la Tari alle aziende presenti all’interno della zona industriale di Brindisi – si legge nella lettera inviata al presidente del consiglio comunale, Giuseppe Cellie - costituisce un argomento che non può non essere discusso all’interno degli organismi consiliari”. 

“E’ di tutta evidenza che le precarie condizioni economico finanziarie del bilancio comunale portano l’attuale Amministrazione a dover intervenire con gli strumenti propri dell’aumento della tassazione  locale in questo caso la Tari, non potendo far leva sulle aliquote Tasi ed addizionale comunale Irpef già al massimo consentito”.

“Ma andare a vessare ulteriormente il tessuto produttivo locale, già abbondantemente tartassato ed in crisi, rappresenterebbe l’ennesimo autogol. Tra l’altro le aziende locali pagano attualmente un servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani (che non c’è) al 40%, pagando aziende esterne per il servizio in questione, con l’aggravante di dover corrispondere il tributo anche per le cosiddette aree scoperte per una non corretta interpretazione dell’art. 18 del Regolamento comunale Tari, la maggior parte delle quali non producono rifiuti urbani o assimilabili  essendo aree manovra o parcheggio”. 

“Per non parlare della istituenda Zes che prevede un “kit localizzativo” all’interno del quale il Comune dovrebbe incentivare le Pmi di nuovo insediamento come quelle esistenti con tutta una serie di incentivazioni e agevolazioni, anche di natura tributaria, che di fatto verrebbero vanificate con il presunto aumento al 100% della Tari  paventato dal sindaco”.

“Diventa pertanto indispensabile ed improcrastinabile che la conferenza dei capigruppo, la commissione statuto e regolamenti e successivamente il consiglio comunale si esprimano sulla necessità di modificare/integrare il Regolamento comunale Tari con statuizioni che sanciscano forme di agevolazione chiare ed inequivocabili per le fasce più deboli della popolazione e per  il tessuto produttivo locale”.
    
 

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