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Impianti nel sito ex Edipower, qualche dubbio sul progetto di A2A

Le domande di Left: "Perché sul porto? Da dove arriverà il materiale da trattare che, viste le notevoli quantità, non potrà essere solo locale"?

"Siamo contrari a impianti di incenerimento dei rifiuti, sia civili che industriali, e alla proposta di A2A di realizzare nel sito di Costa Morena un impianto di compostaggio. Tale sito deve invece essere utilizzato per lo sviluppo delle attività portuali e retroportuali, e della istituenda Zes (Zona Economica Speciale)".
Così recitava il programma della coalizione che vinse le elezioni e rese possibile che Riccardo Rossi diventasse sindaco. Sappiamo purtroppo che il programma ormai è un lontano ricordo  e vedendo ciò che è stato realizzato in questi anni, se dovesse essere valutato come un manager aziendale in base agli obiettivi raggiunti, sarebbe stato licenziato in malo modo.

Rimane a galla invece, solido e compatto nella sua capacità di soddisfare i bisogni di potere del gruppo rimasto a sostenerlo. Non siamo contrari agli interventi industriali proposti da A2A, ma vi sono tante cose di cui si potrebbe discutere in un discorso aperto e trasparente con l’azienda, la cittadinanza e tutti i soggetti a vario titolo  coinvolti, in nome di quella partecipazione che non è stata mai attuata. Gli impianti proposti da A2A sull'area ex Enel Nord sono rivolti, si dice, alla sostenibilità ambientale. E' dato sapere che  si tratteranno rifiuti provenienti dallo spazzamento stradale e dalla pulizia degli arenili di una vasta area, stando alle portate previste (11 ton/ora). Pochissime emissioni nel sito pare, ma ci sarà un gran numero di camion in ingresso ed uscita dalla zona industriale per il trasporto del  materiale e qualche unità lavorativa impiegata nella gestione. 

E' anche vero che si tratta di un investimento su un'area privata, ma data la rilevanza dell'area in questione, a ridosso del porto, forse qualche iniziativa varrebbe la pena prenderla e qualche domanda in più sul ciclo di lavorazione occorrerebbe porsela. Per esempio, ci domandiamo: perché sul porto? Da dove arriverà il materiale da trattare che viste le notevoli quantità non potrà essere solo locale? E che ne sarà del materiale lavorato, soprattutto dei fanghi residui?
Si è certi che, cominciando con il trattare rifiuti,  non sia  un modo per raggiungere pian piano gli obiettivi iniziali dell'azienda che erano quelli di realizzare un inceneritore? E se così fosse, e noi non saremmo contrari in linea di principio, perché però non proporre altre aree per l'investimento? Perché non proporre una perequazione urbanistica o altro strumento che consenta all’azienda di costruire gli impianti ma in altra zona? 

Si potrebbe cercare di svegliare l’Asi dal torpore per esempio (di cui Comune e Provincia detengono il 66 percento del capitale) per proporre terreni su cui l'investimento avrebbe minore impatto ambientale e logistico per il futuro economico cittadino data la rilevanza strategica di quei terreni per il porto. Di fronte sorge il Castello Alfonsino e a nostro avviso limitare l'impatto visivo dell'area sarebbe importantissimo per il monumento e per il suo rilancio in chiave turistica.  
La città da tempo a gran forza e compatta chiede di riappropriarsi dei terreni. Nel Dpp approvato con Mennitti sindaco era previsto un uso diverso del sito e a questo sono susseguiti altri ordini del giorno del consiglio comunale sia con Consales che con la Carlucci in cui era riportato lo stesso intendimento. Liberare i terreni (dove per anni la ex centrale di Brindisi Nord ha prodotto energia da fossili) e restituirli alla città è stato il primo punto della campagna elettorale di molti di noi  che con la lista di Liberi e Uguali hanno  sostenuto l'elezione di Riccardo Rossi. 

E poi, anche scaramanticamente, non è un'area che ha portato bene ai politici brindisini negli ultimi decenni. Una Amministrazione attenta agli obiettivi del proprio mandato e con un briciolo di visione, siamo convinti che si muoverebbe in tal senso. Leggiamo in questi giorni di metodi per la ripresa. Quello di Brindisi e quello di Bari. Nella città capoluogo di regione il protagonista è il Comune mentre a Brindisi si passa da Confindustria ai sindacati, alla camera di commercio. 
Intorno ad un tavolo a Bari ci sono tutte le istituzioni, gli industriali, i sindacati ed il sindaco fa da traino per tutti come una locomotiva. C'è coesione, si guarda a un unico obiettivo e ognuno fa la sua parte, questa è la forza. La sensazione per noi invece è quella di essere a bordo di un calesse sgangherato che il primo che passa, ma che abbia sede tra Milano e Brescia e rappresentato da vecchie conoscenze, porta a passeggio.

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