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Sabato, 15 Giugno 2024
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Le libertà acquisite come antidoto per la paura della guerra

Se oggi assistiamo a qualcosa che prenderà il nome di conflitto mondiale è presto per dirlo, ma l'unica via che abbiamo è confidare nella nostra civiltà

Soffiano venti di guerra. Venti gelidi provenienti dall’estremo est, venti mai sentiti prima, letti soltanto nei libri di storia su pagine distaccate dalla nostra realtà, con caratteri stampati che non danno assolutamente l’idea di cosa possa essere una guerra all’interno della nostra casa comune: l’Europa. Forse risulterà ingeneroso e miope parlare ora di guerra: nel 2021 ci sono stati 12.500 episodi di conflitto e più di 50.000 vittime in tutto il mondo (dati Acled), scontri e morti mai raccontati perché lontani o ritenuti poco importanti ma, se permettete, questa guerra è diversa. Diversa perché è a casa nostra, diversa perché non avveniva qualcosa del genere dalla catastrofica Seconda guerra mondiale, preoccupante perché l’aggressore segue una linea comprensibile solamente in un’ottica di espansionismo che puzza di colonialismo mista a revanscismo. Angosciante perché oggi ci sono le bombe atomiche, a volontà.

Stiamo appena uscendo da una pandemia spaventosa, due anni di chiusure e bollettini medici, apprezziamo la difficile normalità che avanza, non senza costi sulla nostra psiche, ed ecco qualcosa che nessuno avrebbe immaginato. C’è da avere paura? E’ normale averne ma è necessario ragionare ed affidarsi a ciò che siamo, con tutte le nostre contraddizioni e imperfezioni. Una guerra è l’esasperazione di un conflitto: una situazione in cui si ricerca un nuovo equilibrio partendo da antagonismo e contrapposizione. Fondamentalmente siamo in conflitto tante volte durante la nostra vita, dalle piccole opinioni divergenti, alle scelte personali che allontanano o avvicinano persone ai nostri spazi. Talvolta il conflitto è interiore, con due pensieri in contrapposizione che gareggiano alla pari, altre volte il conflitto è esteriore e riguarda persone, gruppi o comunità. 

Questi processi mentali a volte sono adattativi e utili per un miglioramento, altre volte dannosi o distruttivi quando vi sono reazioni emotive che possono innescare comportamenti oppositivi e ostili. Dai tempi delle caverne l’uomo è stato costantemente accarezzato dall’adrenalina del conflitto: un tempo le cause erano il controllo della grotta o l’accesso al fuoco. Oggi le grotte sono diventati territori, il fuoco è una terra rara, il gas, l’accesso ad uno specchio d’acqua. Ritornando ai nostri libri di storia, pedagogicamente fondamentali ma costantemente sottovalutati in favore di attrattive illusioni liquide di una società improvvisamente senza certezze, essi insegnano che i conflitti e le guerre nascono con un pretesto, a volte desiderati da tutti, a volte solo da alcuni folli che la storia poi ribattezzerà come demoni. 

Se oggi assistiamo a qualcosa che prenderà il nome di guerra mondiale è presto per dirlo ma, davanti questo signore Putin capace di sorridere di fronte ad avvelenamenti e omicidi, così tranquillo nel dichiarare guerra ad una popolazione confinante, l’unica via che abbiamo è confidare nella nostra civiltà. Civiltà spesso minacciata anche in Italia dai ragli dei personaggi ambigui, bugiardi garantisti esclusivamente delle proprie ideologie di parte e dai nazionalismi che accrescono la diffidenza del vicino innescando l’allarme ingiustificato per il nostro giardino. Del resto non è questa la scusa di ogni guerra?

Ebbene, la nostra forza non è data dalla paranoia, ma è costituita dalle libertà acquisite, così forti che lasciano spazio anche a divertenti post antiscientifici o ad improbabili opinionisti. La nostra forza è data dal disgusto della violenza, il nostro valore è dato dal concedere a ciascun popolo la propria possibilità di autodeterminarsi, con lo stesso affetto con cui abbracceremmo un fratello. In questi giorni i colori della bandiera Ucraina sono macchiati dalle macerie, dai missili russi, da suoni sinistri e angoscianti. Se permettete, il suono che amiamo è quello dell’unità, di quell’Inno alla gioia di Beethoven che dal 1972 annuncia tutto ciò che ci unisce, geograficamente, storicamente e culturalmente.

Le paure spesso sono causate dal futuro che non riusciamo a capire, probabilmente credendo ancor di più nei valori europei di quelle stelle gialle stagliate sul blu, riusciremo a vedere un nuovo futuro oltre i fumi di questa sporca guerra. 

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