Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Ecco tutto il 2014: anno di Renzi, e annus horribilis

La sua discesa in campo venne annunciata al suono di fanfare e con grandi aspettative. Non quella del ex Cavaliere, ma quella del 2014, l’anno che sta per scorrere salutandoci amaramente

La sua discesa in campo venne annunciata al suono di fanfare e con grandi aspettative. Non quella del ex Cavaliere, ma quella del 2014, l’anno che sta per scorrere salutandoci amaramente. In realtà più che di fanfare annunciatrici si trattò di un vero e proprio sciame sismico di natura politica. All’apparenza smottamenti considerati normali in ambito politico, fu regolarmente sottovalutato, lo sciame, il quale, invece, si è manifestato in tutta la sua gravità man mano che si insediava sul trono del tempo corrente: l’anno domini 2014.

E così con le primarie dell’otto dicembre 2013, il cui risultato venne ribadito durante l’assemblea del Pd il successivo 15 dicembre, Renzi si insedia alla segreteria del Partito Democratico, a tutto oggi, in verità, l’unica aggregazione politica con un minimo di conformazione partitica.

Il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale con una nota di comunicazione anticipa la decisione della sentenza n. 1 del prossimo 2014 che sancirà la dichiarazione di incostituzionalità della vigente, ancora oggi, legge elettorale denominata porcellum. Se c’è spazio vedremo cosa è residuato di quella legge e se da solo quel residuato potrebbe garantire nuove elezioni.

Il 27 novembre viene dichiarata la decadenza di Berlusconi dal Senato. Ciò non solo non sancirà l’uscita dal campo politico del Cavaliere, come in altra circostanza profeticamente avevamo sostenuto, (il famoso o famigerato patto del Nazareno lo accetterà infatti come legittimo contraddittore di Renzi), ma costituirà straordinaria vetrina di visibilità del presidente della commissione parlamentare competente, l’ottimo Stefàno, il quale già importante assessore vendoliano della giunta regionale della Puglia, si giocherà, invano, la partita delle primarie di Puglia appena conclusesi a favore di Emiliano.

L’11 dicembre 2013 il parlamento ribadisce la già concessa, in precedenza, fiducia al presidente Letta per il quale ancora oggi risuona mefistofelica la famosa (o famigerata) assicurazione di Renzi, già segretario del PD, “stai sereno Enrico”.

A monte di tutto ciò le elezioni del 24/25 febbraio con il noto risultato elettorale (siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto disse Bersani) e la rielezione di Napolitano Presidente della Repubblica, fatto unico nella storia repubblicana dell’Itala. Notte fonda sulle riforme istituzionali che il 2014 fresco arrivato si impegnava ad albeggiare.

La crisi economica mieteva le sue vittime e, sempre il 2014, avrebbe dovuto invertire una tendenza che per tutto il 2013 aveva affossato le famiglie italiane. L’anno è trascorso e l’Italia non riesce a scrollarsi di dosso l’immagine di essere in perenne ricostruzione, che sia sempre da fare. Abbiamo sotto gli occhi i dati statistici sulla disoccupazione generale e su quella giovanile in particolare.

Il 2014 è stato l’anno di Renzi. Divenuto segretario del PD lancia la sfida alla politica dei grandi vecchi e la vince: diventa presidente del Consiglio. Una scalata compiuta con un occhio all’Europa in coincidenza del semestre europeo che vuole il turno italiano alla presidenza.

Le elezioni europee consacrano Renzi con un risultato elettorale davvero significativo. E’ indubbiamente il suo anno e quello delle sue promesse che assomigliano a quelle cambiali in scadenza che vengono sempre rinnovate e mai onorate.

La nuova legge elettorale, sempre data per fatta, è invece ancora in alto mare e se sarà varata, dovrebbe restare congelata sino al 2016. Le riforme istituzionali sono impantanate nelle sabbie mobili dei palazzi della politica e registrano, notizie di questi giorni, le prime bocciature del governo nelle commissioni parlamentari.

Durante il 2014 si rinnovano alcuni consigli regionali e quelle elezioni registrano il più alto tasso di astensione al voto mai avuto in Italia: oltre il 60% degli italiani non si reca a votare. Questo risultato manifesta tutta la protesta, ancora civile, degli italiani alla politica che a tutto oggi non si monda della pervasiva corruzione.

Frotte di consiglieri regionali indagati, alcuni già condannati, per le famose spese pazze, quelle delle “mutande” verdi per fare un esempio; lo scandalo di Expo 2015 a Milano e quello del Mose di Venezia. Ora Mafia Capitale mette una pietra tombale sui residui resti di credibilità: “buon anno pieno di monnezza e di sfollati” ha detto un indagato intercettato. E noi, amaramente, auguriamo “buon anno...vecchio” pensando al prossimo 2015. Auguri e buone cose a tutti.

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