Domenica, 24 Ottobre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Decarbonizzazione: "Ora si realizzino i progetti per il territorio"

Il piano presentato da Enel al Ministero della Transizione Ecologia prevede, entro in 31 dicembre 2025, la cessazione conclusiva dell’utilizzo del carbone per i tre gruppi ancora in funzione della Centrale Termoelettrica Federico II

Il piano presentato da Enel al Ministero della Transizione Ecologia che prevede, entro in 31 dicembre 2025, la cessazione conclusiva dell’utilizzo del carbone per i tre gruppi ancora in funzione della Centrale Termoelettrica Federico II, come previsto dalla più recente revisione dell’Autorizzazione Integrata ambientale, deve prevedere ulteriori interventi per essere considerato un vero e proprio investimento sul futuro. Ciò significa che occorre rapidamente implementare e/o costruire scelte, iniziative e progetti, mediante la pianificazione partecipata, in grado di facilitare il processo di transizione energetica sia in relazione all’impatto ambientale che in relazione alle conseguenze economiche – sociali.

È necessario indirizzare la “Phase out 2025” determinando un sistema organico e governato di politiche industriali e di sviluppo per dare risposte concrete al mondo del lavoro, ai bisogni delle persone, dell’ambiente e del territorio. Per fare questo occorre una matrice comune, chiara e condivisa: un piano di investimenti adeguato a finanziarie importanti progetti in grado di salvaguardare tutti i livelli occupazionali e garantire nuova occupazione in quanto elementi non transigibili per la Cgil. Ma in questo momento non si comprende quali progetti saranno finanziati con il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr) e se le risorse del Just Transition Fund riguarderanno anche l’area di Brindisi direttamente interessata alla decarbonizzazione o solo quella di Taranto come ad oggi previsto.

Certamente la decarbonizzazione è una realtà dalla quale non si può tornare indietro e, per questo motivo, serve una “Road Map” che porti al migliore degli esiti possibili, per evitare che il processo di decarbonizzazione lo debbano pagare solo i lavoratori. 

In questi mesi, le Parti Sociali hanno proposto una serie di progetti tra cui lo sviluppo di attività innovative sull’accumulo, sul fotovoltaico, l’eolico, rinnovabili di ultima generazione e l’insediamento di una sede strutturata di rilevanza nazionale di Enel Green Power, per fare di Brindisi un sito pilota per la Transizione Energetica. Tuttavia riteniamo che per avere una transizione davvero epocale, definitiva e sostenibile, un “Green New Deal” per Brindisi, deve realizzarsi un progetto pilota per la produzione di idrogeno verde in coerenza con gli indirizzi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec). 

È evidente che tali proposte non devono rappresentare solo una sommatoria di progetti, ma un’occasione per progettare uno sviluppo armonico tra cui un Polo Tecnologico, di rilevanza Universitaria, nella Cittadella della Ricerca, per la sperimentazione e realizzazione di filiere produttive in linea con gli investimenti sopra richiamati.

A questo si aggiunge che Enel deve programmare lo “smontaggio” della struttura in questione nel momento in cui non sarà più utilizzabile e la bonifica del sito interessato i cui risultati determinerebbero una pluralità di effetti positivi per la tutela dell’ambiente e per la salvaguardia dei posti di lavoro.

Non agire ora, guardando alle opportunità che il Next Generation New si portano appresso, sarebbe un peccato mortale che condannerebbe il nostro territorio a un peggioramento continuo, inesorabile e irreversibile che non ci possiamo permettere. 

In definitiva, le nostre speranze di rinascita devono essere orientate ad una trasformazione verso un nuovo paradigma tecnico – economico green, a condizione che la transizione energetica venga percepita da tutti come un beneficio e non come un cambiamento che avvantaggia alcuni e danneggia altri.

Non c’è più tempo da perdere: il Pnrr deve prevedere la coesione territoriale. E coessione territoriale vuol significare ridurre i divari e le diseguaglianze, a partire da quelle nella distribuzione primaria del reddito (salario, profitti e rendite). 

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