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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Il Piano della costa va bene, ma senza l'equivoco delle ipotesi di variante

Ci risiamo. Si discute male e poco. La proposta del piano comunale della costa ha sollevato perplessità sul metodo e sulle scelte. L'amministrazione comunale ha previsto per le prossime settimane un confronto con la città. Alcuni partiti e movimenti cittadini hanno attivato confronti che rischiano però di creare qualche confusione

Ci risiamo. Si discute male e poco. La proposta del piano comunale della costa ha sollevato perplessità sul metodo e sulle scelte. L'amministrazione comunale ha previsto per le prossime settimane un confronto con la città. Alcuni partiti e movimenti cittadini hanno attivato confronti che rischiano però di creare qualche confusione, un clima di rivalsa a difesa di presunti interessi particolari o generali che essi siano. Le precisazioni fatte l'altra sera dall'assessore regionale Angela Barbanente alla festa di Sviluppo e Lavoro, fanno chiarezza e aiutano a trovare la strada di un confronto costruttivo e utile soprattutto per dare ai brindisini finalmente il piano della costa e una accelerata al piano urbanistico generale.

Quando ci si avventura, però, a discutere senza conoscere leggi e senza aver letto i provvedimenti e su cui ci si accapiglia sulla base del sentito dire, le incomprensioni e  i danni sono certi. Ma molte volte questo clima si determina a causa di ambiguità e di doppiezze volute per tenere assieme consensi e interessi. E' il caso proprio della proposta del piano comunale della costa che il comune di Brindisi meritoriamente è riuscito a definire e a proporre. Va detto che il piano comunale della costa non deve far altro che rispettare le norme, i criteri, le procedure di una legge regionale e del piano regionale.

La proposta del piano comunale della costa è ben costruita e argomentata. In essa però è contenuta una ipotesi che secondo me ha creato più di qualche perplessità e preoccupazione, mi riferisco al "si riserva" da parte dell'amministrazione comunale di adottare, con specifico provvedimento, la variante al vigente piano regolatore generale finalizzata alla pianificazione del territorio costiero escluso dal piano comunale.

L'aver voluto estendere gli indirizzi generali della normativa regionale all'intero territorio costiero del comune di Brindisi inteso come una fascia di profondità di 300 metri a partire dalla linea di costa e comprendente il demanio marittimo, l'area litoranea e la relativa area annessa, se da una parte rende omogeneo e organico l'intervento per la fruizione e lo sviluppo delle attività turistiche balneari, dall'altra però travalica quanto previsto dalla stessa normativa regionale e interferisce con la discussione in atto del nuovo piano urbanistico generale in fase, speriamo, di definizione.

Crolli della falesia nella zona tra Apani e Torre GuacetoL'aver esteso quindi alla fascia dei 300 metri è stato un "di più" che ha creato qualche equivoco e qualche dietrologia. Certamente per regolamentare e pianificare nei 300 metri c'è bisogno di uno strumento urbanistico che non può essere assolutamente il piano comunale della costa. La variante al vecchio piano regolatore generale non è solo impraticabile nel contesto di un piano legato ad una normativa e pianificazione regionale che può intervenire solo sul demanio marittimo e sulla sua fruibilità, ma è anche incompatibile con la fase aperta dalla procedura attivata dalla definizione del Pug (Nella foto a destra, la falesia di Apani).

Rendere credibile la disciplina della tutela e dell'uso della costa a nord di Brindisi anche con interventi sulla fascia dei 300 metri dalla linea di costa è giusto e necessario ma questo deve trovare soluzione non in una improbabile variante al vecchio piano regolatore ma solo nelle scelte del redigendo piano urbanistico generale. Si tratta allora di pulire la proposta di piano comunale della costa da questi equivoci e rimettere l'intervento sui 300 metri assieme a quanto previsto nel "di più" alla discussione sul Pug eliminando qualsiasi riferimento a varianti al vecchio Prg.

Insomma dal piano comunale della costa vanno eliminati tutti i riferimenti a varianti e contestualizzare invece nel nuovo Pug le questioni poste dalla esigenza di rendere più organico, più omogeneo e più attrattivo lo stesso piano comunale (gli interventi sui 300 metri e non solo, o come quelli anche necessari per recuperare Acque Chiare, o quelli per il recupero e la valorizzazione delle torri costiere). Questo è l'unico modo per non creare aspettative non legittime, eliminare e contrastare promesse e pretese, non sottostare a ricatti, fugare la dietrologia degli interessi, e tagliare le unghie a vecchi o nuovi potenziali speculatori.

Ed è il modo per dare ai cittadini e agli imprenditori brindisini, in tempi certi e celeri, il piano comunale costiero mettendo ordine all'esistente, organizzando in maniera trasparente le ulteriori concessioni ancora disponibili e far fruire a tutti le bellezze della nostra costa che va comunque riqualificata e attrezzata per renderla più attrattiva, raggiungibile e accogliente. Ed è infine, data l'attenzione creatasi, un'altra spinta verso la definizione del Pug che è condizione indispensabile sia per la città di domani e sia per predisporre e programmare i conseguenti piani e strumenti strategici attuativi.

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