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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

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#IoSonoFemminista: risposta al trend di dirsi anti-feminist

Isabel Allende nel 2007 tenne una conferenza per TED sul femminismo in cui raccontava storie di donne che avevano fatto della lotta una necessità per la propria sopravvivenza. Parlava delle donne come di una comunità che non si riconosce più come un insieme

Isabel Allende nel 2007 tenne una conferenza per TED sul femminismo in cui raccontava storie di donne che avevano fatto della lotta una necessità per la propria sopravvivenza. Parlava delle donne come di una comunità che non si riconosce più come un insieme, che ha difficoltà nel tendersi le mani, dimentica dei problemi attuali, così come di quelli passati. Ho visto la registrazione di quella conferenza decine di volte ed è grazie a questa donna che mi sono sempre detta femminista.

Dite la verità, sapete dove sto andando a parare: anche a voi sono comparse, sulla home di Facebook, selfie di belle ragazze che spiegano su un foglietto, con una scrittura “tutta pallini sulle i”, il motivo per cui hanno deciso di dire no al femminismo. Peccato che questa sorta di blog (womenagainstfeminism.tumblr.com) conti sulla presenza di donne occidentali, alfabetizzate e che per loro fortuna, evidentemente, possono raccontare vite prive di soprusi.

Le assenti non possono dire la loro: molte non hanno internet, altre non sanno scrivere, altre ancora non potrebbero osare mai neanche pensare. Ma noi siamo dall’altra parte della barricata, giusto? Abbiamo Facebook e i nostri bei telefoni per immortalarci con il trucco ultimato o con il nuovo taglio di capelli. Eppure la lotte femministe  non erano portate avanti per permetterci di indossare una gonna inguinale (con gran dispiacere degli uomini), di assumere la pillola anticoncezionale (abbiamo liberato il maschietto anche dall’imbarazzo di posare delicatamente e con aria noncurante i preservativi sul bancone della farmacia) o di truccarci come drag queen ogni qual volta ne abbiamo voglia.

Avrebbero dovuto liberarci da catene che ci costringevano in stereotipi, in modelli da seguire, limitando la nostra creatività, la nostra forza di pensiero, la nostra volontà di essere; eppure eccoci qui a crearci complessi per due chili di troppo, un naso curvo o una ceretta imperfetta. Ci aggrappiamo a riviste di moda che mettono in copertina corpi photoshoppati, affiancando a fianchi scheletrici titoli del tipo: “Dieci segreti per avere una relazione duratura” (davvero, Cosmopolitan? Vuoi vendermi sul serio queste porcate al prezzo di 2 euro?).

Svuotiamo portafogli e conti in banca per estetiste e chirurghi plastici, ci ammazziamo di selfie  scattati “all’improvviso” dopo un’ora di trucco solo per ottenere consensi. Noi italiane, addirittura, viviamo in un Paese in cui l’ex premier rispettava le donne tanto da scegliere le più belle, sistemarle in un condominio e mantenerle a suon di Vuitton, in cambio di prestazioni sessuali travestite da infermiere sexy e poliziotte in shorts e autoreggenti.

Eppure ci crediamo libere. Abbiamo solo catene differenti, che neppure riusciamo a vedere, figurarsi liberarcene. Parliamoci chiaro: una donna”deve” essere bella. Quello estetico è il suo talento più apprezzato e riconosciuto. Occhi da gatta, labbra da bambola e culo da brasiliana: una sorta di Frankeinstein gradevole… o di Belen Rodriguez.

Per questo ragazze, dire no al femminismo dalla vostra cameretta, truccate come il sabato sera in discoteca è stupido. Perché neanche per noi, fortunate occidentali, è ancora finita. Sarà finita solo quando, dopo essere state assunte per una posizione lavorativa importante, i nostri colleghi non si urteranno ridacchiando, pensando a che tipo di “curriculum” abbiamo mostrato al capo, ma penseranno che probabilmente siamo effettivamente brave e ce lo siamo meritato. Potremo dirci vincitrici quando gli uomini smetteranno di essere “chef” e le donne solo “cuoche”.

Infine potremo agitare le nostre bandiere quando ci sentiremo pronte a postare foto di gambe e lati-b cellulitici senza rischiare di far cadere la nostra autostima verso il centro della terra. Donne, vi sfido. Se qualcuna fosse curiosa, ecco il link con la conferenza di TED:  http://www.ted.com/talks/isabel_allende_tells_tales_of_passion

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