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Il Pd post referendum: aria nuova, umiltà e ricollocazione a sinistra

A Brindisi nei quartieri popolari il No ha ottenuto percentuali superiori al 72. Al quartiere Paradiso in qualche seggio il No ha raggiunto l'83 per cento.  Non credo che lì sia andato qualcuno a parlare di referendum. O si capiscono queste ragioni oppure come si dice "si andrà a sbattere". E, per piacere, non chiamate questo populismo

Dopo il referendum del 4 dicembre, sondaggisti e istituti di analisi dei flussi elettorali hanno fornito valutazioni molto chiare sul voto. Manipolare i dati è solo un'opera truffaldina e politicamente disperata così come appropriarsi dei risultati non contribuisce a dare una lettura adeguata al voto.Malgrado la chiarezza e l'entità di questo voto, ho letto in questi giorni, anche sulla stampa locale e sui social, considerazioni strampalate, ancora cariche di rancori  e tese solo a rimuovere la sconfitta da parte dei sostenitori del Si. È' l'ulteriore  dimostrazione della loro lontananza dalla realtà e dal Paese reale.

Al referendum del 4 dicembre i NO alle modifiche della costituzione hanno ottenuto in Italia il 60 per cento, in Puglia il 67 per cento,a Brindisi quasi il 72. A votare sono andati più elettori di precedenti elezioni regionali e comunali,quando in campo ci sono stati centinaia di candidati. A Brindisi soprattutto. È tornato a votare il popolo di sinistra, sono tornati  tanti giovani, anche quelli che da tempo non andavano a votare e che  non ritengono  i 5stelle un movimento credibile a cui affidare il proprio voto. Elettori che non sentono più il Pd come il loro partito e che dalle beghe interne al partito si sentono non solo lontani, ma anche infastiditi. Nelle iniziative e nei volantinaggi nei quartieri e nelle piazze a cui ho partecipato, assieme agli altri componenti del comitato Scelgo No,ne ho ho incontrati molti.

Ma il Pd continua a non capire.  Non riesce a discutere e a riflettere.  Si aspetta quello che dice e fa Renzi. A livello territoriale neanche un minimo di autocritica, ma rancori e ritorsioni. Tra proclami egocentrici e contraddittori di Renzi e una crisi di governo da lui procurata si è proceduto a mettere su un governo quasi fotocopia e con qualche riconferma che appare provocatoria e strafottente delle stesse funzioni governative e che mina la credibilità e serietà istituzionale dello stesso Nuovo presidente del Consiglio. Il Pd continua a dare l'impressione di non aver capito il risultato o, se lo ha capito, non gliene importa nulla. Senza una seria riflessione, a tutti i livelli, sui risultati referendari e senza una consapevole e responsabile autocritica (parola fuori moda) non si può procedere come se non fosse successo nulla. Certo, un dibattito congressuale è necessario, ma non si può fare del congresso un altro plebiscito per dire un sì o un  no a Renzi.

Quale è il progetto di Paese? Quali devono essere i contenuti e gli obiettivi di una nuova sinistra in grado di fare i conti con la globalizzazione e le vecchie categorie della democrazia liberale? Con quali regole e con quale organizzazione si vuole ri/definire e ri/costruire il Pd in Italia? Un partito personale o un partito di contenuti e di comunità che discute e lavora assieme per cambiare l'Italia per ridurne  le forti e crescenti disuguaglianze sociali? Dovrebbero essere questi gli argomenti per un confronto interno e aperto alla società alla base di un congresso vero e che non può essere vissuto e gestito come  l'occasione per  una rivincita e per un ennesimo plebiscito. Peggio ancora sarebbe se a prevalere fosse una conta costruita su un tesseramento forzato e "spintaneo" o con primarie organizzate senza regole o come si dice aperte anche a chi non voterebbe mai il pd.

Se si va di questo passo si confermerà l'inutilità di questo partito per i giovani,per consistenti fasce popolari e di ceto medio impoverito. In un partito così la sinistra non può starci. O il Pd diventa un partito - società oppure sarà sempre più un partito che rinnegherà la sua stessa origine e natura. Si rifletta assieme e si interrompa la corsa alla contesa, alla sfida personale. Ci si rispetti e si discuta meno di numeri e di percentuali e più dei problemi del paese. Si abbondonino termini come rottamare, asfaltare, blindare e si costruiscano nuovi spazi di dialogo e di confronto su idee ,analisi, sintesi di punti di vista diversi.

Si mettano al centro non se stessi e le proprie carriere, ma i problemi del Paese. Altrimenti la mediocrità e l'opportunismo la faranno da padroni e declineranno un futuro peggiore del presente.  Dal voto emerge una domanda di partecipazione a cui si può rispondere solo con l'ascolto e la messa in circolo di nuove idee e proposte. Anche le diversità esistenti ed emerse nel pd se non vengono utilizzate per costruire carriere e posizionamenti di potere e di gestione dello stesso o per difendere interessi consolidati di gruppi e di lobby, sono una ricchezza da salvaguardare.

Ma tornando ai risultati del referendum non ci vuole molto per capire che per la maggioranza degli italiani è stata l'occasione per dare una proiezione politica al proprio disagio, al proprio malessere, alla propria sofferenza. La narrazione governativa non ha convinto. Milioni di giovani,di meridionali, di ceto medio impoverito, di precari, di disoccupati, di esclusi hanno deciso di votare no per bocciare le modifiche alla costituzione (per molti una certezza... e meno male), ma anche per reagire alle scelte di governo in materia di lavoro, di scuola, di sanità. Il racconto che sarebbe bastato un sì per cambiare l'Italia e per continuare con le riforme non ha convinto la maggioranza degli italiani. La coincidenza tra partito e istituzioni, tra segretario e presidente del consiglio non aiutano ne' il partito e ne' il governo.

C'è stato, come da qualcuno è stato definito, anche un No sociale che si è incontrato con il No politico e democratico a difesa della costituzione. A Brindisi nei quartieri popolari il No ha ottenuto percentuali superiori al 72 per cento. Al quartiere Paradiso addirittura in qualche seggio il No ha raggiunto l'83 per cento.  Non credo che in quel quartiere sia andato qualcuno a parlare di referendum, eppure sono andati in tanti a votare no. O si capiscono queste ragioni oppure come si dice "si andrà a sbattere". E siccome in politica non ci sono vuoti, altri intercetteranno queste domande e questi bisogni.  E, per piacere, non chiamate questo populismo.

Se posso permettermi un consiglio ai giovani o vecchi dirigenti del Pd che vengono dalla mia stessa storia e che vogliono prendersi cura di questo partito: leggessero meglio la società mettendosi dalla parte di chi sta peggio per portare nelle istituzioni le loro istanze e con una buona dose di umiltà superassero le beghe paesane con un coraggioso spirito unitario. La sinistra ha un futuro solo se si unisce e unisce.

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