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A cura di Blog Collettivo

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Consorzi Asi ormai da sciogliere: la spending review è uguale per tutti

Mi auguro di non essere frainteso e di non toccare la suscettibilità degli interessati. La decisione da parte del consiglio provinciale di Brindisi e le considerazioni del presidente Maurizio Bruno relative al consorzio Asi e al ritiro delle quote della Provincia dalla compagine di questo ente, lasciano interdetti e devono preoccupare quanti hanno a cuore le sorti di questo territorio e delle politiche a sostegno dello sviluppo

Mi auguro di non essere frainteso e di non toccare la suscettibilità degli interessati. La decisione da parte del consiglio provinciale di Brindisi e le considerazioni del presidente Maurizio Bruno relative al consorzio Asi e al ritiro delle quote della Provincia dalla compagine di questo ente, lasciano interdetti e devono preoccupare quanti hanno a cuore le sorti di questo territorio e delle politiche a sostegno dello sviluppo. "Grande è la  confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente", diceva Mao Tse-Tung. E che di confusione e approssimazione si tratti è fin troppo evidente, purtroppo manca l'eccellenza.

I consorzi Asi sono enti pubblici economici e sono composti in prevalenza numerica da soggetti pubblici territoriali come la Provincia, i Comuni, la Camera di Commercio. A Brindisi la presenza di questi enti è totale e come tali ne determinano i programmi e gli indirizzi. Ogni ente associato partecipa alle attività istituzionali e amministrative con propri rappresentanti, aderisce in ragione del contributo annuo associativo e contribuisce a formare la compagine di amministrazione degli organi statutari (consiglio direttivo, nomina del presidente, ecc.).

Lo statuto del consorzio Asi di Brindisi e lo stesso richiamo  all’art. 11 (comma 3) della legge regionale n.2/2007  chiarisce che “ A ciascun socio spetta un numero di voti proporzionale al valore della rispettiva quota”.E non a caso prima di ogni votazione degli atti che si approvano negli organi è  espressamente scritto in delibera che “…si da atto che i soci con in regola con i rispettivi pagamenti delle quote associative”.

E non a caso lo Statuto, (art.9 punto 6) specifica “La partecipazione di ciascun componente, con ogni diritto di elettorato e di voto, agli Organi del Consorzio, presuppone che il soggetto di cui lo stesso è rappresentante abbia versato le quote annuali di partecipazione relative agli esercizi finanziari precedenti” e che sono: Provincia 37,04% - Comune di Brindisi 28,82% - Camera di Commercio 3,07% - Fasano 9,97% - Ostuni 10,74% - Francavilla Fontana 10,36%.

In virtù di tale disposizione della legge regionale e della direttiva fatta propria dallo statuto consortile, la partecipazione della Provincia risulta determinante ai fini della gestione del consorzio e decisiva nella composizione degli organi statutari in quanto il numero dei voti attribuiti al componente della provincia è prevalente fra quelle versate o da versare dagli enti consorziati.

Pertanto, se la Provincia (ammesso che ne abbia facoltà nella nuova veste giuridica di area vasta) ha deciso di non erogare il contributo finanziario del 2014 il suo rappresentante non avrà diritto a votare. Ed allora come potrà essere approvato il Programma triennale di attività del Consorzio ed il Piano annuale economico-finanziario attuativo del Programma triennale nel prossimo mese di ottobre?

E saranno legittime le delibere poste in essere in questo periodo? E’ certamente un caso unico, da approfondire ulteriormente. Personalmente non escludo che si possa parlare di vera e propria “decadenza” dall’incarico del rappresentante della Provincia. Viene meno il presupposto tecnico-giuridico, cioè la nomina e la percentuale del 37,04 per cento che dà diritto a rappresentare la Provincia in quanto legate esclusivamente all’apporto contributivo, non trattandosi di carica elettiva.

Resta anche da definire se attualmente la Provincia ha titolo a designare un proprio rappresentante in qualsiasi altro ente, sia pubblico che privato. Ma questa è un'altra cosa che richiede altro approfondimento. Restando sul consorzio asi e sulle decisioni della Provincia e sugli orientamenti espressi dal presidente Bruno di estendere eventualmente la partecipazione all'Asi a tutti i Comuni, è opportuno evidenziare e ricordare che quest'ultimi lo dovrebbero fare pro quota e attraverso relative contribuzioni.

Con quali risorse e per quali interessi? Non  si capisce per quali motivi vi dovrebbero aderire dal momento che non più tardi di qualche anno, tutti i Comuni , tranne quelli interessati ai vecchi nuclei industriali di Francavilla, Ostuni, Fasano, decisero di uscirne? Ed anche questi tre Comuni, tra l'altro e giustamente, da tempo denunciano l’inutilità di farne parte.

Come associazione Left, partecipando alla sagra del programma del candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, Michele Emiliano, abbiamo avanzato una proposta di legge regionale per l'abolizione dei Consorzi Asi trasferendo ai Comuni che ne fanno parte, personale, funzioni, poteri, gestione delle aree e patrimonio.

Il patrimonio dei consorzi è costituito dai beni immobili e mobili di proprietà degli stessi nonché dai conferimenti iniziali e successivi dei partecipanti associati. I principi stabiliti da questa legge di abolizione dei Consorzi Asi presumono, pertanto, che il patrimonio consortile venga trasferito e distribuito fra il Comune di Brindisi ed i comuni sedi di agglomerati industriali. Così come vanno trasferite  le competenze specifiche e relative alla pianificazione urbanistica ed edilizia su tutti i territori classificati come zone industriali per ricomprenderle nei rispettivi Pug.

In questa ipotesi sarebbero trasferiti ai Comuni il personale dipendente e dirigente, tutte le infrastrutture industriali, la gestione degli impianti, i beni mobili ed immobili già realizzati con finanziamenti pubblici nei territori dei comuni sedi di agglomerati industriali. Funzioni che rientrerebbero così nell'amministrazione diretta ed ordinaria dei comuni facendo saltare un livello di governo intermedio, deresponsabilizzato, costoso e ormai inutile.

I Consorzi avevano un senso quando furono pensati e realizzati per la vecchia industrializzazione e dall'intervento straordinario per il Mezzogiorno. I Comuni allora erano impreparati e c'era bisogno di livelli più pronti a garantire un processo di industrializzazione veloce e innovativo per quei tempi e per questi territori. Oggi bisogna puntare sull'autogoverno e su governance responsabilizzate e orientate a dar conto ai cittadini contribuenti.

Sono diventati un passaggio inutile, soggetti di interferenza inopportuna, sono lontani dalle imprese, quasi un ostacolo alla semplificazione, partecipano alla sovrapposizione tra enti (basti pensare a Brindisi a ciò che succede tra Asi, Autorità Portuale, Comune). Enti dove è possibile, attraverso forzature di interpretazione normativa, sfuggire a controlli e alla trasparenza degli atti, delle assunzioni, degli incarichi.

Le nuove politiche industriali mal si conciliano con questa vecchia strumentazione di servizio e di sostegno. Ci sono i distretti industriali per le imprese, ci sono le Regioni per  i finanziamenti e i fondi pubblici, ci sono i Comuni per il governo dei propri territori (tutti), e mentre si stanno abolendo le Province e si  stanno accorpando le Camere di Commercio e le Autorità Portuali, molti si chiedono a che cosa servono ancora i consorzi Asi.

La spending review non può valere per le Province, le Regioni, i Comuni, le Camere di Commercio  e relativi lavoratori, per poi fermarsi davanti alla porta dei consorzi Asi, dove si pagano ancora compensi e attività di consigli di amministrazione ormai inutili e pletorici e si definiscono piante organiche che non hanno più senso. La Provincia e i Comuni hanno un'occasione importante per ripensarsi e ripensare il territorio,per partecipare ad un processo di innovazione coraggiosa,per definire nuovi strumenti e soggetti di sostegno allo sviluppo.

Si tratta di avere coraggio, di studiare e di progettare un futuro credibile, uscendo dalle vecchie logiche di gestione basate su equilibri necessari più alla spartizione del potere che ad offrire servizi ai cittadini e al territorio. "Todo cambia" dice la bella canzone di Mercedes Sosa nel film di Moretti "Habemus Papam". E a Brindisi quando? Non si può essere innovatori a Roma e conservatori a Brindisi difendendo i vecchi assetti e i relativi consunti vantaggi. Lo dico con modestia e umiltà soprattutto a tutti quelli che credono nelle riforme di  Renzi e del suo governo. Todo cambia e per tutti.

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