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"Il 76 per cento dei ragazzi consulta internet per il sesso"

Lo studio di Vito Brugnola: "La costante connessione su internet da parte dei nostri adolescenti ha fatto sì che venisse coniato il termine "generazione digitale" per descrivere un fenomeno mai visto nella breve età moderna"

La costante connessione su internet da parte dei nostri adolescenti ha fatto sì che venisse coniato il termine “generazione digitale” per descrivere un fenomeno mai visto nella breve età moderna. I rapporti sociali diretti vengono sempre più influenzati da quanto si vede sul web: se un tempo per strada il pallone era il mezzo principale di socializzazione, oggi non è raro vedere decine di ragazzi che si divertono a lanciare bottiglie d’acqua semi vuote, facendo a gara a chi riesce a farle cascare in piedi. Frutto di una moda scatenata da un video divenuto virale e capace così di influenzare i comportamenti di un’intera generazione al grido di “Andiamo a comandare”. Se la componente ludica può esser facilmente subordinata nell’analisi degli effetti del web, molta più attenzione merita il tema del cybersex, fenomeno ampiamente diffuso ma di cui conosciamo poco le conseguenze psicologiche su giovani e adulti.

Il cybersex è il processo tramite cui le persone simulano tramite mezzi informatici, di avere rapporti sessuali, con partner molto distanti geograficamente, o individui terzi senza alcun vincolo sentimentale.

I mezzi principali con cui vengono emesse certe condotte (non necessariamente patologiche) devono essere connessi a internet, quindi Pc, tablet e smartphone si prestano a questo utilizzo: dalla visione di filmati a chatline e webcam, fino al 'sexting' via telefonino, questi processi sono intrinsecamente legati alla rete.  Tracciare un confine tra ciò che è normale e ciò che è patologico è difficile ma, semplificando, possiamo dire che il cybersex diviene pericoloso quando è lo strumento prevalente per ottenere e raggiungere una gratificazione sessuale.

Dati questi elementi risulta di fondamentale importanza conoscere il livello di penetrazione dei mezzi tecnologici nella vita degli adolescenti, la fascia generazionale più esposta ai rischi di una possibile dipendenza o uso scorretto di smartphone, pc e tablet. Nello specifico, qual è il grado di esposizione alla visione di materiale pornografico o di scene sessuali? Questo materiale che percorsi segue e tramite quali strumenti compare agli occhi dei ragazzi? Difficilmente si possiede la risposta a questi quesiti: i tabù spesso rendono imbarazzante l’accesso a ciò che può essere anche quotidiano e di costume, non fornendoci la corretta dimensione della realtà.

Un sondaggio proposto ed effettuato dal dott. Vito Mauro Brugnola all’interno di un progetto scolastico, col consenso di un istituto professionale brindisino, ha fornito elementi interessanti sfatando alcuni tabù riguardo “l’ingenuità” dei nostri ragazzi.

Il sondaggio è finalizzato a conoscere alcuni elementi precursori dei cybersex, analizzando la diffusione, l’età d’accesso e l’uso che gli adolescenti fanno del materiale erotico o pornografico in cui si imbattono. In totale sono stati intervistati 110 ragazzi del biennio con un’età compresa tra i 14 e 16 anni, con una composizione prevalente maschile (84% del campione). Unendo i dati di studenti e studentesse, è emerso che il 76% dei ragazzi ha avuto accesso a materiale di natura sessuale sul proprio smartphone, mentre il 23% ha risposto negativamente e il restante 1% ha preferito non pronunciarsi.

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L’età in cui gli adolescenti si imbattono, o ricercano scene con contenuti sessuali, è abbastanza eterogenea verso la tarda fanciullezza (fase prepuberale) e la prima adolescenza.

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Quasi la metà degli studenti intervistati ha riferito di aver avuto accesso a questi contenuti tra i 13 e 15 anni, mentre il 45% sostiene di aver visualizzato determinate scene già dai 9 anni in poi. 

Le distribuzioni cambiano in base al sesso, infatti le ragazze, nonostante entrino nell’adolescenza anticipatamente rispetto ai maschi, vengono a contatto con certe immagini e video nell’ 88% dei casi, dai 13 anni in poi, differentemente rispetto ai ragazzi che nella metà dei casi anticipano questo fenomeno ampiamente già al di sotto dei 12 anni. Tra questi, solo 3% aspetta l’accesso nella piena adolescenza per visualizzare materiale sessuale, contrariamente alle ragazze che si attestano su un valore del 19%. E’ evidente come tra le studentesse sia presente più imbarazzo riguardo questo aspetto, viste le omissioni nelle risposte sei volte più alte rispetto i loro coetanei maschi.

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Come si arrivi alla visualizzazione del suddetto materiale è presto detto. 

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Nel 60% dei casi gli adolescenti visualizzano o ricercano siti vietati ai minori mentre i social network e le applicazioni di messaggeria coprono il 30% delle possibilità d’accesso. Il canale  “Youtube”, invece, risente degli efficaci filtri di censura, motivo per cui appare poco appetibile, per questo uso, da parte dei ragazzi.

L’utilizzo di applicazioni ampiamente diffuse, come Whatsapp e Facebook risulta stranamente marginale rispetto la consultazione di siti internet, fenomeno che potrebbe dipendere anche dall’utilizzo (intimo o di condivisione) che i ragazzi fanno del materiale adulto con cui entrano a contatto. Questi e altri aspetti verranno affrontati nella seconda parte dello studio.

  

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