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Nella foto in basso, Vito Brugnola

Nella foto in basso, Vito Brugnola

Dalle scie chimiche alle teorie complottistiche: perché ci facciamo abbindolare dalle fake news

Cosa lega la figura di Zeus, dio degli dei e degli uomini, la divinità egizia Taweret, la dea Kalì, dedita al cannibalismo, alle molte informazioni che leggiamo su Pc e smartphone?. Semplice, le Fake News

Cosa lega la figura di Zeus, dio degli dei e degli uomini, la divinità egizia Taweret (testa di ippopotamo, coda di coccodrillo e arti di leone), la dea Kalì, dedita al cannibalismo, alle molte informazioni che leggiamo su Pc e smartphone?

Semplice, le Fake News. Che siano prodotti culturali di grandi civiltà passate, o racconti di tribù dai contenuti culturali per noi bislacchi, l'essere umano ha sempre avuto il bisogno di credere in qualcosa. Non importa se giusto o sbagliato, coerente o ai limiti dell'intelligenza: i nostri processi cognitivi di comprensione effettuano collegamenti di conoscenze di ogni tipo. 

Gli psicologi riconoscono che questi processi possono essere influenzati dalla logica, dall'emozione o da pregiudizi che escludono ogni Vito Brugnola-3ragionamento pur di arrivare alla soluzione desiderata. Se fino a qualche decennio fa il cervello incontrava poche informazioni sociali, non esistendo una copertura così globale dei mass-media, oggi le notifiche imperversano nella nostra vita, con contenuti che, è bene dirlo, ci sono sfuggiti di mano Scie chimiche, ordini di potere nascosti nel mondo, vaccini alla base dell'autismo, indici di terremoti ridotti al fine di evitare risarcimenti e dubbi su alcuni eventi sismici causati da trivellazioni sono solo alcune delle fake news poste recentemente alla nostra attenzione.

Quanto più sembrano create da bontemponi, tanto più richiamano "adepti" ed aumentano di volume nel web … ma come mai questo processo di credenze? Studi recenti descrivono il cervello come un organo capace di generare sistemi di pensiero: Il primo è un sistema automatico, molto veloce ma poco preciso, utile per prendere decisioni rapide come la fuga; il secondo è invece un sistema riflessivo, molto accurato ma relativamente lento e “pigro”, deputato al controllo delle informazioni e dispendioso di risorse. Nella maggior parte dei casi i due sistemi lavorano in sinergia ed in modo ottimale. Le informazioni in entrata vengono rapidamente elaborate dal sistema rapido e occasionalmente dal quello successivo, più elaborato.

Quando ci si basa troppo sul primo sistema si possono creare errori di ragionamento, scelte distorte chiamate "bias". Questi bias vedono una serie di risposte "facili", ignorando possibili alternative ben più veritiere e faticose da raggiungere, in quanto richiedono una rielaborazione di processi di significato maggiormente difficile da accettare.

Il risultato finale è credere in ciò che si vuole credere, anche a costo di prendere clamorose cantonate: il rifugio in una grotta di false verità appare più sicuro del cenacolo sapiente. Da ciò emerge che fake news, teorie complottiste ed altre simili distorsioni cognitive sono un prodotto naturale della nostra mente dinamica in perenne ricerca di senso e coerenza. Ci sono sempre e continueremo a produrle, in attesa del manipolatore di turno pronto a utilizzare per propri fini coscienze sin troppo labili. La sfida sarà limitarne la diffusione, visto che l'umanità non vive più in tribù isolate.

Una possibile soluzione consiste nella formazione di menti meno vulnerabili ai conflitti intrapsichici, nella diffusione di stili informativi più saggi e nel messaggio che il sapere è un percorso faticoso ma affascinante, senza fine. Non di meno, le verità hanno bisogno di libertà, saggezza e studio, l’esatto contrario dei cappi dogmatici sottostanti le fake-news. 

A conclusione di quanto detto, una frase di Albert Einstein racchiude mirabilmente i fenomeni sottostanti la nostra intelligenza: “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre”

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