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A cura di Blog Collettivo

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"Anche nelle tenebre più oscure vi possono essere dei timidi bagliori di luce"

La settimana che solca la seconda decade di questo luglio 2016 è stata segnata da una serie di episodi consecutivi che lasceranno il segno nei libri di storia contemporanea

La settimana che solca la seconda decade di questo luglio 2016 è stata segnata da una serie di episodi consecutivi che lasceranno il segno nei libri di storia contemporanea. Fatti di cronaca nera nazionali, internazionali e locali hanno creato in tutti noi una poco rassicurante stato d’allerta. Dapprima vi è stato il disastro ferroviario datato 12 luglio, 27 morti che trovano spazio sulle cronache per solo due giorni per lasciare posto poi, il 14 luglio, agli 84 caduti sul lungomare di Nizza. Neanche il tempo di capacitarsi su come sia possibile che un sedicente attentatore instabile psichicamente abbia potuto mietere tanta sofferenza, ed ecco il golpe più breve della storia. La Turchia è nel disordine, 265 morti e migliaia di arrestati in un mosaico geopolitico la cui instabilità è costantemente minacciata e l’occidente gioca la sua partita a scacchi, poco sensibile agli enormi sensi di colpa del proprio passato, e preoccupato a non avventurarsi in ulteriori errori perpetrati dal XIX secolo in poi.

In tutto questo, per scendere dal sacro al profano, ecco la rapina presso un centro commerciale di una tranquilla cittadina del basso adriatico in una stravagante fredda domenica nel cuore dell’estate. Chi si è trovato in mezzo ha vissuto momenti di terrore: fumogeni lanciati come coriandoli e rapinatori in moto attraversano la galleria per accaparrarsi il prezioso bottino mentre intorno gente fuggiva, si nascondeva e urlava. “Non può essere una rapina!” Il nostro territorio, così martoriato dalla povertà e dall’inciviltà non può mostrare questo volto così efferato. Passino i parcheggi davanti gli scivoli per i disabili, gli incendi sulla costa, le piccole rapine nei supermercati ed ai tabacchini prima di Natale e delle comunioni, ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, ma i fumogeni no!

Il nostro Occidente è troppo sicuro per esporci a fumogeni e motorini in un centro commerciale e quindi la mente umana, soprattutto quando sopraffatta dal terrore (e come dare torto ai presenti del centro commerciale) trova la soluzione più semplice nella comprensione degli eventi, indotta dalla falsa credenza che capire aiuti sempre a fronteggiare la situazione. Per molti testimoni della rapina la spiegazione più immediata, in quei momenti, è stata di trovarsi nel bel mezzo di un attentato. Insinuato in qualche scaffale della loro memoria vi era sicuramente il ricordo degli attentati dei supermercati in Kenya o a Parigi. Ed ecco il collegamento!

Ma perché pensare ad attentatori venuti da lontano e non a nuovi scenari della criminalità organizzata? La risposta risiede in come vediamo il mondo e nei nostri pregiudizi, utili per provare a giudicare velocemente, decisamente più scarsi nell’appurare la verità. Il mondo è come lo vediamo: dopo Nizza le tinte di questo globo sono ancora più fosche e lo diventano di più man mano che fronteggiamo pericoli che non possiamo prevedere. E’ questo uno dei risultati dell’isteria collettiva. La vecchia isteria di gruppo, oggi aggiornata a psicosi collettiva, è uno stato psicologico per cui determinate emozioni negative coinvolgono una vastissima folla non appena un episodio critico si verifica, venendo conosciuto ed etichettato secondo la propria esperienza emotiva recente. I mezzi d’informazione sono il viatico più semplice per modificare la nostra coscienza degli eventi: Tweet, condivisioni su Facebook e tutto ciò che è lontano entra nei nostri schermi e nelle nostre paure.

Così il mondo non è più ciò che è e ciò viviamo, ma diviene essenza dei nostri timori in base alle notizie che zampillano più vicino ai nostri occhi. La risposta migliore alla paura però non risiede nella beata ignoranza, nell’alienazione dalla conoscenza e dal rifiuto a ciò che è brutto, è l’esatto contrario. Anche nelle tenebre più oscure vi possono essere dei timidi bagliori di luce. Basta adeguarsi alla realtà. Finché ci baseremo su ciò che è vero, ciò che sfiora e minaccia realmente la nostra sicurezza, la nostra comunità potrà fronteggiare anche le battaglie più incerte, affrontando nemici strutturali che sono già dentro le mura e non immaginando uomini neri che albergano nelle nostre paure digitali.

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