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Ancora terrore nella Striscia di Gaza, nel silenzio della comunità internazionale

Nell' eterna diatriba israelo-palestinese, chi sta continuando a pagare a caro prezzo il conto è solo la popolazione civile. Gaza continua ad essere un grande campo di addestramento militare, dove da una parte Israele può continuare a provare le proprie armi e tecnologie belliche e dall' altra invece Hamas (costola dei Fratelli Musulmani) continua a spadroneggiare servendosi in maniera pretestuosa dei cittadini inermi utilizzandoli come scudi umani (bambini compresi)

Ci risiamo. Ancora paura e terrore nella striscia di Gaza. Questa volta l’esercito israeliano ha colpito, la notte scorsa, tutta la striscia. Un attacco che, secondo Israele, sarebbe una ritorsione contro un gruppo palestinese che sostiene l’Isis e che avrebbe lanciato un razzo modello “Qassam” verso la piccola cittadina di Sderot. I raid si sono anche  concentrati su alcune postazioni militari di Hamas. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyau, cosi come tutto il governo di Tel Aviv, ha affermato che è necessario difendersi dagli attacchi terroristici provenienti dalla striscia, continuando con operazioni “ mirate, come quella che quattro anni fa portò all ‘uccisione del capo militare di Hamas, Ahmad Jabari.

In ogni caso, nell’ eterna diatriba israelo-palestinese, chi sta continuando a pagare a caro prezzo il conto di tutto questo è solo la popolazione civile. Gaza continua ad essere un grande campo di addestramento militare, dove da una parte Israele può continuare a provare le proprie armi e le proprie tecnologie belliche e dall’ altra invece Hamas (costola dei Fratelli Musulmani) continua a spadroneggiare dappertutto  servendosi in maniera pretestuosa dei cittadini inermi utilizzandoli come scudi umani (bambini compresi). La  popolazione è stremata da oltre 5 anni di assedio,  che non può neanche sfruttare le proprie acque territoriali per poter pescare. Non ha un aeroporto, è priva di infrastrutture e non ha un governo che ha normali rapporti diplomatici con il resto del mondo. L’ assedio non permette alla popolazione di avere attività e scambi commerciali normali, ne tantomeno gli permette di avere ospedali pieni di medicine (come dovrebbe essere).

A Gaza, oggi, puoi anche morire per una polmonite o se ti spezzi un braccio o una gamba devi pregare che qualcuno ti aiuti a fuggire per farti curare all’ estero. E, cosa ancora più allarmante, tutti i dati forniti da varie Ong, Amnetsy International compresa, affermano anche in maniera chiara che quasi il 70 per cento delle vittime gazawi di ogni conflitto con Israele ha un età inferiore ai 18 anni. In un momento storico in cui sta letteralmente  cambiando tutta la mappa geopolitica del Medioriente, che ne sarà della questione israelo-plaestinese è ancora un punto interrogativo senza risposta. Per quanto riguarda Gaza, è ancora importantissimo l’atteggiamento che avrà verso di essa l’Egitto, nazione confinante da cui, secondo alcuni, transiterebbero tramite dei tunnel sotterranei i rifornimenti logistici e militari per Hamas.

In tutto questo molte cose sono certamente cambiate moltissimo dopo la presa del potere al Cairo del generale Al Sisi, che ha spodestato Mohamed Morsi esponente del Fratelli Musulmani. Lo stesso Morsi che aveva avuto un ruolo determinante nel 2012 quando, nei fatti, aveva bloccato l’operazione militare israeliana “Colonna di Nuvole” che stava provocando la morte di tanti civili innocenti. Ma cosa accadrà domani nei cieli di Gaza? A questa domanda i tanti civili palestinesi della striscia ancora non possono dare una risposta. Tocca ancora anche e soprattutto a loro continuare ad avere paura delle esplosioni provocate dalle bombe o dai razzi di Hamas o Israele. Il tutto davanti al silenzio della comunità internazionale che, manco a dirlo, anche in questo caso resta a guardarsi l’ombelico. 

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